Lo strapotere dei padroni colpisce anche in casentino

La storia di David Puri, delegato sindacale metalmeccanico licenziato, in provincia di Arezzo.


Lo strapotere dei padroni colpisce anche in casentino

L'ennesimo licenziamento di un delegato sindacale metalmeccanico. Isolamento, negazione dei diritti individuali, repressione nei luoghi di lavoro. Con il jobs act siamo tutti piu' deboli e vulnerabili, senza difese e in balia dello strapotere confindustriale. La storia di David Puri.

di Federico Giusti

Parlavamo alcune settimane fa del licenziamento di Sandro Giacomelli, nell'indotto Piaggio, ora ne arriva un secondo, quello di David Puri, metalmeccanico della provincia di Arezzo. Entrambi, Davide e Sandro, sono stati delegati  Rsu eletti dai lavoratori nelle liste del Cobas Lavoro Privato.  Delegati eletti e non nominati, riconosciuti e apprezzati. Ma il contesto in cui i licenziamenti sono maturati è ben diverso, nell'indotto Piaggio i picchetti e le lotte operaie hanno scongiurato altri 4 licenziamenti  e sulla base di questi rapporti di forza è stata aperta una trattativa per la riassunzione di Sandro, nel caso di David, invece, non è scattata la solidarietà sperata. Il licenziamento è infondato, arriva dopo i soliti reiterati procedimenti disciplinari finalizzati ad occultare i licenziamenti politici di lavoratori e delegati scomodi perchè conflittuali con i padroni. In queste settimane abbiamo appurato il diffondersi dei procedimenti disciplinari, tanto nel pubblico quanto nel privato, strumenti repressivi per impaurire e isolare i lavoratori coscienti. I rapporti e le sospensioni ai danni dei delegati raggiungono un duplice risultato: costringere i diretti interessati alla difensiva, a distogliere l'attenzione dai problemi collettivi per indirizzare energie e tempo solo alla difesa personale. Allo stesso tempo viene lanciato un monito ai colleghi perché non alzino la testa, non sostengano vertenze collettive, non seguano i "cattivi esempi" di chi alza la testa.

David, 15 anni di fabbrica sulle spalle, la sua storia è quella di un giovane che terminate le superiori inizia subito a lavorare in catena, la condizione di sfruttato determina una presa di coscienza che lo porta a fondare i Cobas in azienda, a conquistare con fatica la fiducia degli operai. Eletto in Rsu si trova di fronte allo strapotere della Fiom, un sindacato che in numerose province a vocazione industriale non è esempio di conflittualità ma di pacifica connivenza con i padroni. 

Non possiamo certo generalizzare questo giudizio, ma evidentemente la differenza tra il casentino e il pisano è lampante: dove si sono diffuse lotte conflittuali si è formata  una classe lavoratrice combattiva,  con l’attiva presenza di delegati Fiom della minoranza Cgil o del sindacato di base che confliggono con i padroni, in contrasto con le dislocazioni, in antitesi alle deroghe al contratto nazionale, in aperto dissenso rispetto alle decisioni assunte dalle loro stesse organizzazioni sindacali quando non sono all'altezza della radicalità e del conflitto.

Diversamente, nel casentino, la nascita del Cobas in una sola azienda,  per quanto salutata con favore dai lavoratori, ha subito la spietata risposta padronale  che ha prima isolato il delegato dai suo stessi compagni per poi licenziarlo. Ha avuto buon gioco la divisione dei delegati, l'assenza di solidarietà attiva, di questo la Fiom aziendale e provinciale deve rendere conto.

David, padre di famiglia con 2 figli piccoli ed un mutuo per la casa da pagare,  nel corso degli ultimi anni ha assistito ad un progressivo deterioramento dell'ambiente lavorativo con il diffondersi della paura tra le fila operaie. L'azienda ha prima isolato David poi lo ha colpito con ferocia di quell'antico odio di classe che i padroni hanno sempre coltivato. 

A distanza di pochi giorni dalla nascita del figlio e della richiesta dei congedi parentali  l'azienda  voleva adibirlo a mansioni inferiori, non riuscendo nell'intento lo ha isolato in un ufficio impedendogli il rapporto quotidiano con i colleghi, quel legame stretto da cui nascono le vertenze collettive, la stessa resistenza ai dettami padronali. David,  per un lungo anno ,è rimasto  isolato dai colleghi che avrebbe dovuto rappresentare, costretto a ricorrere alla Direzione Territoriale del Lavoro di Arezzo per beneficiare dei congedi di paternità, un diritto in teoria inalienabile, nei fatti  ostacolato dallo strapotere aziendale. Perfino la domanda di part-time è stata a lungo ostacolata e ottenuta solo con l'intervento delle pari opportunità della Provincia di Arezzo .

Dal part-time alla imposizione di mansioni superiori il passo è stato breve. Ma la colpa di David è stata quella di non arrendersi, all'indomani della fusione tra due aziende, la Astrid e la Borri, i Cobas e David furono gli unici a rivendicare l'estensione della contrattazione aziendale vigente in Borri ai lavoratori  dell'altra azienda, estendendo loro il premio aziendale. Nascono da questa lotta i guai di David, i provvedimenti disciplinari (mai in 15 anni ne aveva ricevuto uno) costruiti ad arte per arrivare al suo licenziamento non prima di lunghi periodi di cassa integrazione. Isolare i delegati e i lavoratori conflittuali, colpirli con continui provvedimenti disciplinari, costringerli a difendersi da ogni genere di accuse, impedire l'esercizio delle stesse prerogative del delegato, un manuale repressivo che i padroni hanno applicato in mille altri casi per controllare tutto e tutti, per imporre la loro organizzazione del lavoro. A David l'azienda non ha pagato l'ultimo stipendio, nè il tfr adombrando una richiesta di risarcimento danni.

La sua storia è simile a tante altre, raccontarla serve non solo a costruire solidarietà attiva (cassa di mutuo soccorso, iniziative pubbliche) ma a ricordare ai tanti smemorati che il conflitto esiste ancora, che i padroni non hanno rinunciato a tutelare i loro interessi con ogni arma a loro disposizione.

12/02/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Federico Giusti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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