Neoliberismo e crisi del sistema. Siamo tutti cileni

La “scienza” economica, o la sua manifestazione teologica moderna nota come “neo liberismo” si basa su formule matematiche che misurano numericamente i bisogni, le volontà, i desideri di ogni individuo umano. Il modello suppone come legge naturale che ogni singolo individuo è guidato dalla volontà di massimizzare la propria ricchezza. Quale ricchezza?


Neoliberismo e crisi del sistema. Siamo tutti cileni

 di Gianni Manisco

La “scienza” economica, o la sua manifestazione teologica moderna nota come “neo liberismo” si basa su formule matematiche che misurano numericamente i bisogni, le volontà, i desideri di ogni individuo umano. Il modello suppone come legge naturale che ogni singolo individuo è guidato dalla volontà di massimizzare la propria ricchezza.

Quale ricchezza? Ma è ovvio! Di prodotti di consumo o moneta. Ed è così anche per il proprietario della singola azienda, separato astrattamente dal contesto territoriale e sociale in cui opera. Fin qui la microeconomia. Ma come risolve il neoliberismo il problema di descrivere le complesse interazioni economiche delle società industrializzate? Cioè la macroeconomia?

Semplice, moltiplicando il singolo modello per il numero della popolazione o operatori industriali. La predominanza dei modelli matematici nella disciplina economica iniziò con il maccartismo negli Stati Uniti, la parte più appariscente della guerra ideologica, politica e di potere dei grandi capitalisti e finanzieri di Wall Street contro le riforme degli anni trenta di Franklin Delano Roosevelt e John Meynard Keynes che salvarono il capitalismo.

Una delle riforme più odiate dagli oligarchi fu la legge Glass – Steagall che costrinse le banche ad una separazione tra le attività speculative e quelle di risparmio in cui i depositi dei clienti erano garantiti dallo stato, e la regola “Q” che impose un limite agli interessi offerti dalle banche per attirare i depositi di investitori e risparmiatori. Con il McCartismo gli economisti si adeguarono al nuovo clima della caccia alle streghe. Mantennero il concetto Keynesiano di considerare la domanda aggregata come elemento determinante per l’attività economica, ma diedero priorità ai modelli matematici meno soggetti ad accuse di filo comunismo, e di fronte al rapido sviluppo dell’industria militare privata, si adeguarono a considerarlo il mezzo principale per contrastare le crisi cicliche del sistema capitalistico. E così la scuola Keynesiana si trasformò nella scuola Neo Keynesiana: un miscuglio di Neo classicismo e keynesianismo militare, oltre a rinunciare alla meta della piena occupazione inventandosi, “scientificamente”, un sempre crescente e “naturale” livello di disoccupazione . Nei primi anni sessanta entrano in azione i banchieri. Primo fra tutti lo spericolato banchiere Walter Wriston della National City Bank of New York (oggi Citigroup). Inventò i Certificati di Deposito (CD) con interessi più alti da vendere ad investitori stranieri e grandi corporazioni , inoltre potevano essere venduti sul mercato secondario.

Nel 1961 il governo decise di chiudere un occhio sulla violazione da parte di Wriston della legge “Q”. In appena un anno il mercato dei Certificati di Deposito raggiunse un miliardo di dollari e Il credito elargito delle banche americane salì dai $30 miliardi del 1962 ai $300 miliardi nel 1965. Inoltre Wriston, seguito dagli altri colossi finanziari, iniziò dall’ufficio della sua succursale londinese a vendere CD in eurodollari a compagnie e individui americani ed europei che non volevano rimpatriare i loro profitti, il tutto al di fuori dei regolamenti della Consob americana, la SEC o della FED. Durante i rimanenti anni sessanta il credito bancario aumentò molto più velocemente del Pil e contribuì notevolmente all’inflazione degli anni 70.

Con l’elezione di Nixon la situazione debitoria del paese peggiorò e il Presidente decise unilateralmente di sganciare il dollaro dalla convertibilità con l’oro depositato nelle esauste caveau di Fort Knox (vedi James Bond “Goldfinger”). Esplose il mercato finanziario internazionale degli arbitraggi tra valute con tassi di interesse diversi. Grazie ad accordi intrapresi dal segretario di stato Kissinger con i petro-regimi del medioriente dopo l’embargo dell’OPEC nel 1973, a sostituire l’oro come fondamento psicologico ad assicurare il valore del dollaro fu il petrolio. D’ora in poi ogni paese o industria del mondo era costretto a procurarsi dollari per comprare l’oro nero. Il nuovo flusso di dollari nelle casse dei satrapi mediorientali furono reinvestiti nelle banche e società finanziarie americane ed europee, fondi noti come “eurodollari”. Come renderli profittevoli? Prestandoli ai paesi dell’America Latina in cui gli Stati Uniti avevano attuato o sostenuto colpi di stato militari. Il primo esperimento del neoliberismo puro fu attuato con annesso fallimento nel Cile del dittatore Pinochet. Con Reagan e Thatcher esplode la deregolamentazione della finanza con la conseguenza di provocare ripetute crisi finanziarie sempre più dirompenti. Il Presidente democratico Clinton fu la ciliegina sulla torta per aver finalmente eliminato del tutto la legge Glass- Steagall e vietato qualsiasi regolamentazione del mercato dei derivati.

Quest’ultimo è un mercato oscuro in ombra, non trasparente. Nella crisi del 2008 era stimato ad un valore nominale di 600 trilioni di dollari, (il Pil mondiale è di 60-70 trilioni). Dopo le pseudo riforme del 2008, oggi si stima che il mercato dei derivati abbia raggiunto un quadrilione e duecento trilioni di dollari. Tutta questa carta deve essere trasformata in vero valore attraverso la privatizzazione della ricchezza pubblica, l’eliminazione delle spese sociali, il saccheggio delle pensioni pubbliche e private e l’aumento di tasse per i lavoratori, la classe media e le piccole imprese. Riusciranno i capitani della finanza e i loro politici addomesticati ad accelerare questo saccheggio, o arriverà prima una crisi dirompente del sistema fragilissimo che sostiene la catena di sant’Antonio finanziaria?

Oggi siamo tutti cileni.

13/11/2014 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Gianni Manisco

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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