Piccoli editori: cresceranno?

Legittima domanda analizzando sempre più sigle editoriali nel mercato diffuso come fenomeno europeo.


Piccoli editori: cresceranno? Credits: pixabay.com

BREMA. Mentre a Porto Ceresio sul lago di Lugano, parte italiana, si conclude la sesta edizione di “Libri al lago”, manifestazione che un coraggioso piccolo editore italiano, Giacomo Morandi di Cislago (Varese), dedica ad autori sconosciuti al vasto pubblico, le cui opere sono pubblicate da piccole case editrici, un gruppo di economisti che si ritrovano all’Università di Brema si interroga sul fenomeno della presenza di piccole sigle editoriali in Europa, sul loro presente e sulle prospettive in un mercato, quello editoriale, in movimento e cambiamento legato a nuove modalità di diffusione dei libri.

Il mercato è “ingessato” da varie cause, non soltanto dalle nuove tipologie di stampa (e-book e web), ma anche dalla decrescita infelice della passione di leggere.

In Italia 7 romanzi su 10 degli autori presenti nella classifica dei più letti sono stati scoperti dalla piccola editoria, quella che, a differenza dei grandi gruppi, non è nel contempo casa editrice, distributrice e, in molti casi, libraia di sé stessa.

Un autore su 4, poi, resta fedele al suo editore che lo ha scoperto. Sintomo che le fusioni dei grandi gruppi, le fuoriuscite dal mercato di importanti sigle, la nascita di agglomerati editoriali e le fusioni di marchi, non sono state finora sufficienti per rivitalizzare il mercato del libro.

Ancora oggi circa il 26% degli autori italiani in testa alle classifiche delle vendite è stato pubblicato fin dall’esordio da grandi marchi.

Tra il 1990 e il 2015 quasi il 69% degli autori è arrivato in libreria con una piccola sigla editoriale alle spalle.

Eppure, gli editori economicamente più deboli, i piccoli, sostengono la più grande parte dei costi nella ricerca di nuovi autori. Spesso grazie a contratti un po’ ambigui, come la “collaborazione dell’autore”, oppure la “partecipazione alle spese di pubblicazione” e le “strategie di co-produzione”.

In un mercato “stagnante” l’unico reale trend positivo è quello dei libri per ragazzi, anche nel mercato della diffusione all’estero. Questo succede anche in Francia dove le migliori performance in un mercato “tiepido”, pur in una nazione dove la lettura è da tempo tra le attività migliori, sono quelle dei libri per bambini e ragazzi.

Le abitudini di lettura in un decennio in Francia sono cambiate in maniera rilevante: meno saggistica laddove questo genere era il più diffuso.

Il 95% dei titoli venduti all’estero, lì tradotti, è appannaggio dei grandi editori.

In Germania, il mercato dei libri è sempre stato economicamente rilevante. Basti pensare che sono in diffusione e vendita 1,2 milioni di titoli e non c’è altro settore dell’economia tedesca che presenta una tale quantità di “prodotti” in catalogo.

Torniamo in Italia, ai margini con la Svizzera, sul lago di Lugano, a Porto Ceresio. Il piccolo coraggioso editore Giacomo Morandi in sette giorni di rassegna “Libri al lago” presenta venti autori e dibatte con loro sul primo libro pubblicato o su più opere già in commercio. Si rimane sorpresi dalla qualità degli autori, molti giovani, che hanno intrapreso un percorso di scrittura docile e personale per scrivere pagine che fanno riflettere e aiutano a trovare la passione del leggere: Sara Maiorino con “Il mondo a colori”, Sara Magnoli con “Se il freddo fa rumore”, Maria Preziosa Coppola con “Viaggio nel tempo”, Amalia Di bartolo con “Il cuore in strada”, tanto per citare quattro nomi che certamente risentiremo citati.

Nella sala mostre di un centro civico affacciato sul lago Ceresio c’è stata occasione di dibattere su tematiche scaturite dai testi letterari, anche degli anni Settanta del Novecento con Gaetano Foccillo e il suo “Oltre la stella dell’utopia”. Cercare interrogativi e auspicare analisi sulle ragioni di fenomeni come il terrorismo in Italia e Germania può ritenersi un fatto importante, che non può essere lasciato soltanto a una manifestazione letteraria, a una mostra di libri.

01/07/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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