Smart attack ai dipendenti pubblici

Lo smart working sta dilagando nella pubblica amministrazione e molti lavoratori sembrano inconsapevoli del danno che questa nuova tipologia di lavoro potrebbe recargli nel prossimo futuro.


Smart attack ai dipendenti pubblici

Solo nei prossimi mesi la classe lavoratrice prenderà piena coscienza di quanto accaduto nei luoghi di lavoro durante le settimane pandemiche. Nel frattempo, luoghi comuni diffusi ad arte sono ancora duri da morire, lo saranno forse solo quando ci saremo sottratti dalle nefaste influenze dell'ideologia dominante.

È il caso dello smart working, la tipologia del lavoro per eccellenza nella Pubblica amministrazione nei tempi del contagio come dimostrato peraltro da alcuni numeri diffusi ad arte: meno del 10% della forza-lavoro prima del Covid 19, quasi il 90% oggi. Ma i numeri sono senza dubbio altri, anzi l'euforia dilagante riguardante il lavoro da casa potrebbe avere indotto a qualche affrettata analisi senza verifica dei numeri reali.

La Ministra Dadone dice che circa il 40 per cento del personale della Pa dovrebbe restare in smart, a lavorare a casa da remoto dentro un quadro di ammodernamento tecnologico del lavoro pubblico. Ne Perchè tanta insistenza da parte nostra sullo smart?

Per poche ma sufficienti motivazioni, vediamole insieme sintetizzandole in alcuni punti:

  1. Lo smart consente un cospicuo risparmio di costi perché numerosi immobili pubblici potrebbero essere presto alienati con migliaia di lavoratori e lavoratrici a casa. Si riduce la ricchezza immobiliare pubblica, si taglia la forza-lavoro per poi scoprire, come successo ora nella sanità, che il personale e le infrastrutture tagliate servivano...
  2. Lavorando da casa si usa connessione privata e propri strumenti informatici, facendo risparmiare la Pubblica amministrazione. Da una prima indagine commissionata dalla Pa emerge che 7 smart worker su 10 hanno utilizzato il proprio pc, il 77,1% il proprio telefono cellulare e il 95% la propria connessione domestica. Quasi nella metà dei casi si dice che la efficacia del lavoro è accresciuta con la modalità smart, un dato in realtà falsato perchè ad oggi la Pa non ha gli strumenti e le capacità, per organizzare uffici e servizi attraverso il lavoro da remoto.
  3. Lontano dai luoghi di lavoro (riduzione dei costi per utenze e degli infortuni, in itinere e non) la forza-lavoro non confligge e si fa strada invece un rapporto individuale tra singolo dipendente e datore. Per essere ancora più chiari, il lavoro a progetto determina un forte aumento della produttività individuale, abbatte i tempi morti e consente di far tesoro della performance costruendo lavori con obiettivi qualitativi e quantitativi da raggiungere. In un colpo solo si rivaluta la performance, che per anni si è dimostrata del tutto inefficace ma tale da raggiungere l'obiettivo di trasformare la quattordicesima in salario variabile dipendente dalla valutazione dei dirigenti. Con la performance poi cresce la ricattabilità individuale della forza-lavoro che si ritroverà più sorvegliata e controllata, si aggirano i profili professionali, si indebolisce la contrattazione collettiva. In queste settimane i lavoratori pubblici hanno avuto decurtazioni salariali, i buoni pasto non sono pagati a chi sta in smart e sono in dubbio anche alcuni istituti contrattuali ad oggi sospesi con tanto di pilatesca valutazione dell'Aran che scarica sugli Enti eventuali valutazioni, in attesa di un apposito Dpcm della Funzione Pubblica.
  4. Chi oggi parla di modernizzare la Pa persegue allora altri obiettivi, la stessa formazione è a dir poco carente, rischia di tradursi in slides e lezioni on line a costi decisamente più bassi, si risparmia sullo straordinario, si rafforza il controllo sul singolo dipendente e il sistema di comando dei dirigenti e delle Posizioni organizzative, si acuiscono le differenze economiche e le diffidenze tra dipendenti a casa e quanti invece operano nei luoghi di lavoro, in un colpo solo risparmiano soldi e accrescono lo sfruttamento.
  5. da cambiamento improvviso a rivoluzione permanente, è questo l'obiettivo del Ministero a proposito dello smart e sono sempre più evidenti gli obiettivi reali di questa operazione modernizzatrice che di moderno ha ben poco, se non nella volontà di costruire dei meccanismi di alienazione, di sfruttamento, di riorganizzazione della forza-lavoro avulsa da ogni forma di conflitto e rivendicazione sindacale. La individualizzazione del lavoro finisce poi con il produrre anche effetti nefasti sulle rivendicazioni sindacali, eppure sono proprio i sindacati complici a candidarsi come cogestori dei processi in atto.
  6. altro aspetto rilevante è la ricerca della Pa di trasformare i contratti full in part-time, una riduzione di costi non indifferente che potrebbe presto affermare il tempo parziale come contratto di riferimento nel settore pubblico.

Alla luce di queste considerazioni, chi potrà ancora asserire che lo smart sia una valida alternativa al lavoro classico e tradizionale? In nome dell’efficienza e della modernizzazione si consuma l'ennesima truffa economica e culturale ai danni dei lavoratori della Pa.

06/06/2020 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Federico Giusti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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