Uber, l’ammazza taxi

Milleproroghe e Bolkenstein contro i tassisti e i servizi su strada. Sciopero a oltranza concluso al ministero delle infrastutture.


Uber, l’ammazza taxi Credits: Ideas workshop

Assedio dei tassisti italiani ai palazzi del potere della capitale. Bloccate le vie principali. Guerriglie e bombe carta. Sciopero a oltranza, non sempre autorizzato. Macchine bianche ferme. Questa volta è rivolta. I tassisti non ci stanno a vedersi sminuito il lavoro al pari di un servizio abusivo che con una app incassa più di loro e gli ruba il mestiere. Ecco cosa succede a questa “corporazione” di lavoratori indipendenti che hanno contribuito a segnare la storia del folklore italiano almeno negli ultimi settant’anni. Nota di colore a latere, chi non ricorda i mitici Aldo Fabrizi e l’Albertone nazionale nei panni cinematografici “der tassinaro de Roma”. Personaggio popolare discreto e bonario, ma anche loquace. Amichevole e confidenziale se il passeggero è disponibile. Mille avventure nella vita di questi lavoratori, mille incontri, a volte con passeggeri astrusi, a volte con personaggi di spicco del jet society e della politica.

Un’esperienza umana sicuramente ricca durante l’attività lavorativa. Ma anche una chance comunicativa che è termometro della febbre dell’insoddisfazione popolare verso il sistema delle governance. Un mestiere che si sceglie per eredità, per caso o per convenienza. In fondo si è padroni di se stessi e non c’è nessun datore di lavoro a “sfiatare” direttive sul collo. Ma è anche un mestiere che si paga caro, in termini di soldoni. Un investimento economico importante. Una licenza che arriva a costare oltre 150mila euro e una macchina di servizio sempre efficiente e soggetta a controlli. Esami da superare per accertare l’idoneità psicofisica a garantire costanti il controllo, l’attenzione e il rispetto delle regole deontologiche del mestiere. Senza contare che l’attività è fra le più usuranti e produce alla lunga danni alla salute.

Un lavoro che in questi periodi di gravissima crisi di tutti i settori è comunque privilegiato, pur meritevole di tutta la dignità che qualsiasi attività legale e regolamentata comporta. Ma sulla categoria grava l’ombra di un neocorporativismo che allude oggi ad una forte familiarità con le politiche neoliberiste. In questa ottica si rifiuta l’idea del conflitto sociale e si foraggiano gli opportunismi e le egemonie vetero corporative. Quel modello di lavoro, indicato come neocorporativo, che negli anni ’70 si pensava funzionale all’equilibrio fra i mercati, la società e la politica, oggi è debolissimo. Mutamenti sostanziali, quali l’indebolimento dei sindacati, la frammentazione delle classi lavoratrici e i vincoli macro economici, quali l’Ue e la globalizzazione, ne hanno modificato in peggio l’efficacia.

I motivi della protesta.Uber…who?

I nervi ai lavoratori italiani della macchina bianca li ha fatti saltare Linda Lanzillotta , vice presidente del Senato, titolare dell’emendamento contenuto nel decreto Milleproroghe che ha tentato (ndr, esperimento fallito, sembra), in conformità della direttiva europea Bolkestein, di prorogare i tempi per regolamentare l’attività del nemico numero uno: il californiano Uber. Il servizio di carsharing e taxi lanciato nel 2010 a San Francisco. Da allora è approdato in tutto il mondo, grazie ad una app che si scarica da un semplice smartphone. Il collegamento tra passeggeri e autista è immediato, ma bypassa il mestiere regolamentato dei tassisti, a cui il sistema è, ovviamente, inviso. L’autista Uber è un ibrido fra un tassista regolare e un privato conducente che offre, in nero, un servizio di trasporto. L’organizzazione “made in San Francisco” si serve del servizio Ncc per piazzarsi sul mercato e contendere il mestiere a chi ne ha la legale paternità. Una app che, nelle metropoli, funziona alla grande e per la familiarità con gli strumenti digitali e per la velocità con cui si ottiene il servizio, nonostante non offra alcuna tutela legale al passeggero. Chi è l’Uber che si presenta alla chiamata da applestore o da playstore? I requisiti richiesti della maggiore età, fedina penale pulita e almeno un decennio di non sospensione della patente possono davvero tutelare il passeggero? Un servizio che di legale non ha molto e sta sollevando proteste in tutta Europa. La Germania ha già chiuso a Uber e la Francia applica al servizio abusivo espletato tramite l’algoritmo di una piattaforma digitale multe severissime.

Perché Uber continua ad affermarsi, nonostante sia imputato ovunque di concorrenza sleale, lo motiva Eugeny Morozov in una sua pubblicazione su Internazionale: “Grazie agli investimenti colossali che la sostengono, Uber può investire miliardi di dollari per distruggere la concorrenza, che siano i vecchi taxi o le startup innovative come Kutsuplus”. Una corsa del capitalismo alla conquista dei mercati per distruggere tutti i concorrenti e ottenere sovranità per dettare poi le condizioni. Nel frattempo non c’è di meglio che giocare al ribasso, allineando i prezzi del servizio e sfruttando la forza lavoro di chi si presta a fare il tassista surrogato, in cambio di una retribuzione indecente. Mentre dalle carte di credito dei clienti, tramite la prenotazione app, passano le vitamine per far lievitare il capitale dei Tycoon. Stesso sistema di Amazon e delle mega aziende della Silicon Valley.

Direttiva Bolkestein e decreto Milleproroghe

Le norme contestate dai tassisti riguardano soprattutto l’emendamento contenuto nel decreto Milleproroghe a firma della piddina Linda Lanzillotta. In poche righe, l’articolo 9 del decreto proroga al 31 dicembre 2017 “l’emanazione del decreto del ministero delle infrastrutture contro l’esercizio abusivo del servizio taxi e del servizio a noleggio con conducente (ncc)”. Decreto che dovrebbe anche regolamentare “gli indirizzi generali per l'attività di programmazione e di pianificazione delle regioni, ai fini del rilascio, da parte dei Comuni, dei titoli autorizzativi“.

Il punto di maggior dolenza che ha fatto scoppiare “le macchine bianche” regolari sta nello slittamento della sanzione sul “divieto di sosta in posteggio di stazionamento su suolo pubblico nei comuni ove sia esercito il servizio di taxi. In detti comuni i veicoli adibiti a servizio di noleggio con conducente possono sostare, a disposizione dell'utenza, esclusivamente “all'interno della rimessa". Insopportabile per chi fa il mestiere e lo fa seguendo le regole e se lo vede soffiare da un abusivo che, oltretutto, sfora tutti gli orari consentiti per il servizio, rubando piazze e clienti, grazie ad un algoritmo che consente di evadere alle norme.

La direttiva Bolkestein, approvata nel 2006 dalla commissione europea, è uno strumento che favorisce “la libera circolazione dei servizi e l’abbattimento delle barriere fra i vari paesi”. Entra nel legislativo italiano, sub imperio Berlusconi, con il d.lgs. n.59 del 26 marzo 2010. Riguarda soprattutto gli ambulanti provvisti di regolare licenza. La direttiva prescrive di mettere a bando le concessioni pubbliche su strada. Ad accomunare tassisti e ambulanti è appunto il tema del rispetto delle licenze e contrastare la liberalizzazione del mercato capitalistico.

Avvoltoi sullo sciopero e i 5stelle

In occasione dello sciopero e, vista la ricaduta mediatica, si aprono anche i cancelli del Campidoglio. È la prima volta, dall’insediamento dei pentastellati, che la sindaca Raggi affianca le proteste dei lavoratori. Annuncia il suo apporto alla protesta con un tweet “Basta riforme calate dall'alto. Stop emendamento Lanzillotta. Noi al fianco dei tassisti. Tra poco in piazza con loro”. Una sorta di miracolo a Roma. Dov’era la stessa quando i movimenti romani hanno tentato d’interloquire con la giunta? Dov’era a luglio la sindaca quando con il lodo Marra si chiudeva alla cittadinanza la sala della Protomoteca? Perché non ha affiancato le lotte dei dipendenti Atac e Ama? Dov’era quando hanno messo i sigilli ai centri sociali? Dov’è l’impegno della giunta capitolina per l’annullamento della delibera 140 del 2015? E dell’audit sul debito più volte richiesto, che era anche il suo primo impegno verso la città, che ne è stato? Qual è, oggi, nella piazza dei tassisti, il fine del suo intervento, monitorato dal suo tutor, se non quello di distrarre l’opinione pubblica dalle tante grane di palazzo Senatorio e nel cercare in extremis consensi in vista delle elezioni?

Sulla rivolta dei tassisti anche la cupa ombra della Lega di Salvini, per accaparrarsi visibilità e consensi. Si è vista fra i dimostranti persino la croce celtica del fantasma Alemanno e il saluto romano di Casapound a mistificare i veri motivi della rivolta. Infiltrati e avvoltoi della legalità sul mondo del lavoro e dei diritti sociali.

La trattativa con Delrio

Nonostante le proteste del Codacons che invitava i tassisti a riprendere il regolare servizio, lo sciopero che ha bloccato la città per sei giorni non si arrestava. Lo stop l’ha segnato il tavolo con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Graziano Delrio. Le 21 sigle presenti alla trattativa hanno portato a casa un’intesa su due decreti fondamentali: il riordino del settore e la lotta all’abusivismo. Fenomeno da cui è scaturita la protesta. Sulla riorganizzazione del settore il ministro ne puntella i temi portanti, precedentemente concordati con le sigle sindacali. Miglioramento dell’organizzazione territoriale, tutela del servizio pubblico, evoluzione tecnologica. Punto focale è, ovviamente, la lotta all’abusivismo. Lavori in corso da presentare entro un mese. Nel frattempo l’emendamento Lanzillotta nel decreto Milleproroghe approvato, resta in stanby, in attesa di essere bypassato dalla mediazione stabilita dai rappresentanti sindacali con il ministro.

Infine preme ricordare alla categoria dei tassisti che la piattaforma digitale Uber, le cui password sono in mano alle multinazionali, nascondono la barbarie di un sottobosco di lavoratori sfruttati, il cui reddito è sotto la soglia della povertà. E questo si chiama neoliberismo, quella politica che si avvale della forza-lavoro per smantellare i diritti del lavoratore e nutrire il capitalismo. Pertanto, pur riconoscendo nel mestiere una funzione essenziale nel servizio trasporti che arricchisce dal punto di vista ambientale le tradizioni storiche della città, sorge spontaneo, dopo la giusta protesta contro l’abusivismo, l’invito alla categoria ad inserirsi in una più ampia lotta anticapitalista, affiancando nelle manifestazioni di piazza e nei cortei, quei lavoratori meno privilegiati di chi, per vivere e avere un lavoro dignitoso, sceglie la macchina bianca.

25/02/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: Ideas workshop

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L'Autore

Alba Vastano

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