Un paese dipendente per sostenere la sua economia

Una statica congiuntura economica che non sviluppa comparti produttivi e impoverisce la Corea del Nord isolata dalla prepotenza imperialista.


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BREMA. La Repubblica socialista della Corea del Nord ha circa 26 milioni di abitanti in una superficie di 122 762 kmq. La sua capitale Pyongyang conta circa 3 milioni 300mila abitanti. La valuta, won nordcoreano, era molto debole, già quando governava il “Presidente eterno” Kim II-sung, deceduto. Attualmente, con il leader Supremo Kim Jong-un che guida il Paese dal dicembre 2011, la situazione non è migliorata.

Il pressante controllo dello Stato non ha mai consentito mutamenti del sistema economico. Nel 2013 la nuova dirigenza definì un piano di “sviluppo parallelo” (byungjin) di economia e politica di difesa, ma tutte le iniziative programmate, in particolare per sviluppare i comparti produttivi agricolo e industriale, sono ancora disattese. I settori industriali restano obsoleti e incapaci di soddisfare il fabbisogno nazionale, come pure i comparti agricoli. Il piano del 2013 prevedeva anche la creazione di zone economiche speciali analoghe a quelle cinesi da destinare a investitori stranieri, ma anche di questo progetto non c’è stata attuazione. Si aggiunga che i raccolti agricoli continuano a essere insufficienti e non fanno fronte alle necessità alimentari. Ai cittadini non possono nemmeno essere garantiti i medicinali di base. Dunque, la Corea del Nord dipende sempre dagli aiuti esteri.

Questi aiuti raggiungono i 155 milioni di dollari all’anno e rappresentano l’1% del PIL.

La disoccupazione è vicina al 5%.

L’esame dell’economia nord-coreana per settori assegna al primario il 21%, mentre secondario e terziario rappresentano il 79%.

La produzione agricola, totalmente collettivizzata, è poco efficiente. Tra i cereali prevalgono riso e mais, la cui ridottissima esportazione impoverisce l’economia del Paese, dove si producono anche noci, fagioli e seta.

Nella Corea del Nord ci sono vari kmq di foreste, localizzate nel nord, che forniscono una sufficiente quantità di legname, trasportato per via fluviale appesantendone così i costi. Il 22% del terreno agricolo è arativo, il 44% è destinato a foresta.

L’allevamento di bovini, bufalini, suini e ovini è molto scarso, mentre discreta è la pesca.

I settori secondario e terziario riguardano in particolare carbone e lignite, estratti in alcune aree del territorio, minerali di ferro, rame, piombo e zinco in altre zone. Nella Corea del Nord ci sono vaste riserve di magnesite. Rilevante è il comparto siderurgico-metallurgico e sono funzionanti anche grandi complessi chimici, che producono soprattutto fertilizzanti.

Dal 2002 funziona la “zona speciale” di Kaesŏng, al confine con la Corea del Sud: qui sono insediate attività produttive a capitale misto.

Sono anche attive le “zone turistiche speciali” del monte Geumgang e di Kaesŏng, entrambe frequentate prevalentemente da turisti sudcoreani.

La bilancia commerciale del Paese è in netto passivo, mentre il principale partner economico è la Cina.

Nella Corea del Nord ogni mille abitanti ci sono 5 medici e 14 posti letto ospedalieri. L’82% della popolazione ha accesso ai servizi sanitari e il 99,7% ha accesso all’acqua potabile. Rimane, comunque, da sottolineare come dalla Repubblica democratica popolare di Corea è difficile ottenere informazioni ufficiali sullo stato economico anche perché una importante parte dell’economia è condizionata dal mercato nero.

Dalla lettura del Factbook della CIA si rileva come l’economia della Corea del Nord sia una delle più centralizzate e delle meno aperte del mondo.

Perdurano cronici problemi economici, con l’industria irrimediabilmente danneggiata dagli investimenti insufficienti, dalla mancanza di pezzi di ricambio e dalla scarsa manutenzione. Poi, le ingenti spese militari tolgono risorse necessarie per gli investimenti e per il consumo civile.

Allora, per la principale industria che è quella militare, si riducono la produzione di macchinari, di energia elettrica, di prodotti chimici, con una congiuntura economica negativa.

S’è già detto che il principale partner economico della Corea del Nord è la Cina e questo perché Pechino preferisce avere la Corea del Nord alleata anche per controbilanciare l’alleanza degli Stati Uniti con la Corea del Sud. Non va dimenticato, però, che la Cina ha criticato la Corea del Nord e ha votato a favore delle sanzioni delle Nazioni Unite all'inizio di quest'anno.

L’economia nord coreana è, dunque, disastrata. Gli analisti geo-economici qui a Brema aggiungono che “l’economia ufficiale si è basata soprattutto sull'industria pesante. Almeno fino alla metà degli anni Settanta, la Corea del Nord era uno dei due principali Paesi industrializzati dell’Asia, insieme al Giappone. La Corea del Nord beneficiava dell’influenza sovietica e usufruiva degli aiuti economici derivanti dal Comecon, l’unione economica degli stati socialisti legati all'Unione Sovietica. Con il crollo di questa realtà e anche per effetto di alcuni disastri naturali, il settore industriale Nord Coreano cominciò a declinare dal 1980; poi la crisi si intensificò nel 1990, lasciando l'economia completamente compromessa”.

22/04/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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