Videosorveglianza: il Panopticon del XXI secolo

La versione tecnologicamente avanzata del Panopticon di Bentham consente di rendere totale il dispotismo sui lavoratori


Videosorveglianza: il Panopticon del XXI secolo

Nei giorni scorsi, un operaio di un’azienda pubblico-privata della provincia di Pisa è stato licenziato dopo essere stato ripreso da un solerte cittadino nell'atto di una parziale pulizia di due caditoie. Il video girato su Fb ha provocato l’indignazione del sindaco locale del Pd le cui esternazioni sono state anticamera della sospensione dal lavoro prima e del licenziamento successivo.

Un provvedimento mostruoso per il quale 25 secondi di video sono stati sufficienti a valutare la condotta di un’intera giornata lavorativa e procedere con il licenziamento che ovviamente sarà impugnato in tribunale.

La gogna mediatica e l'uso strumentale di un video (ma i solerti cittadini perché non fotografano le strade dissestate, le scuole che cadono a pezzi, i disservizi creati dai processi di privatizzazione, la manutenzione del territorio sempre più carente?) va inquadrato dentro un contesto che vede i lavoratori come non più vittime dei processi di desertificazione industriale ma in qualità di responsabili della crisi del sistema economico e sociale, della crisi di produttività propria di un sistema industriale che ha fatto della riduzione del costo del lavoro la sua unica ragione sociale.

La crisi del sistema capitalistico, il crollo dei margini di profitto, la ricerca spasmodica di accrescere la produttività, insieme all'aumento della competitività e conflittualità interne al modo di produzione capitalistico, sono alla base dell'ormai dominante sistema di controllo delle fasi produttive e degli stessi lavoratori dipendenti attraverso l’installazione e l’utilizzo di sistemi audiovisivi.

Non solo sistemi di videosorveglianza ma anche continue incursioni nella vita dei singoli lavoratori tanto è vero che in un’azienda di rifiuti della Versilia, presidente e direttore, in una veste tipica del pater familias dell'antica Roma, sono usciti pubblicamente per richiamare gli operai a stili di vita e alimentari moderati, a ridurre il peso, a non fare uso di alcool, a seguire una dieta alimentare.

Tanto amore per la salute degli operai si spiega con la necessità aziendale di abbattere le giornate di malattie e a ridurre gli infortuni che a scanso di equivoci sono causati dall'aumento dei carichi di lavoro, dei tempi effettivi del lavoro e non certo da un disordine alimentare.

È bene ricordare quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300 del 1970), precisamente all’articolo 4, comma 2, che recita: “Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti”.

La stessa normativa sulla privacy (D.lgs. 306/2003) rinvia al sopra menzionato articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori.

Sempre più spesso le aziende adducono “motivi di sicurezza”, non a caso hanno approvato regolamenti e codici etici finalizzati a costruire nelle aziende pubbliche e private un clima di paura e di terrore, indurre alla rassegnazione e alla cieca obbedienza.

Se fino ad oggi l'assenso del sindacato interno era necessario per installare telecamere con il jobs act non è più così.

Non stiamo parlando di luoghi di lavoro particolari come farmacie, oreficerie, ricevitorie, banche o tabaccherie, ci riferiamo ormai a ogni ambito lavorativo senza distinzione alcuna.

La Corte di Cassazione, Sezione III, 17 aprile 2012 n. 22611, è arrivata perfino a permettere a un singolo datore di lavoro la possibilità di installare telecamere anche con il solo consenso dei dipendenti e senza un preventivo accordo con le rappresentanze sindacali o l'autorizzazione della direzione territoriale del lavoro, insomma in nome della sicurezza si possono anche scavalcare i sindacati evitando di coinvolgerli in una decisione così rilevante.

Nel libro I del Capitale, Karl Marx, laddove avvertiva che sarebbe passato a trattare la sfera produzione, ovvero “la concia” dei lavoratori, diceva che fino a quel punto aveva analizzato la sfera della circolazione, ove “regna solo libertà uguaglianza, proprietà e Bentham” [1] [2]. Quest'ultimo, oltre che essere teorico dell'utilitarismo, aveva progettato una struttura, il Panopticon, in cui faceva lavorare i detenuti e che consentiva a un sorvegliante di controllare tutti i lavoratori senza essere visto.

Il Panopticon, come metafora di un potere invisibile, ha ispirato fra l'altro il filosofo Michel Foucault nel suo Sorvegliare e Punire[3]. Non lo scomoderemo, ma siamo certi che i soli a non avere letto questo testo siano gli operai perché i padroni hanno imparato la lezione.

Non importa che una telecamera sia diretta verso alcuni luoghi invece di altri, è importante che il padrone possa installare, anche senza assenso sindacale e con quella pressione psicologica sui singoli che assume la valenza di un ricatto vero e proprio, impianti per costruire un clima di paura. Gli operai rassegnati e intimoriti saranno disposti ad accogliere aumenti dei ritmi; sapranno di essere vulnerabili e facili da colpire; si adegueranno velocemente ai dettami aziendali.

Qui verrebbe da riflettere sulla cosiddetta privacy perché al diritto alla riservatezza dei lavoratori dovrebbe subentrare la possibilità per i lavoratori stessi di difendersi dall'aumento dei ritmi e da uno sfruttamento intensivo che ha aumentato lo stress correlato al lavoro, gli infortuni, i malesseri legati ad una condizione subalterna che va scivolando nella schiavitù.

Sorvegliare la classe lavoratrice per poterla punire ogni qual volta assuma comportamenti antitetici al capitale, sorvegliare e punire. Del resto lo scritto di Foucault è assai più attuale di innumerevoli testi di diritto citati dai sindacalisti che ormai hanno accettato di convivere con i sempre più tecnologici dispositivi di controllo a distanza piegandosi ai dettami della sicurezza aziendale pensando che la salvaguardia della privacy resti la sola rivendicazione possibile.

Un autentico dramma perché la salvaguardia della privacy o dei diritti formali stride con la cancellazione dei diritti reali, di tutele collettive ed individuali che, nell'epoca dello smart working e del jobs act hanno determinato la supremazia dell'impresa e del profitto sugli interessi della classe lavoratrice non senza un fattivo ricorso alla propaganda aziendale, alla supremazia degli interessi capitalistici scatenando negli operai un senso di colpa che li induca a comportamenti passivi e subalterni.

Note:

[1] K, Marx, Il Capitale, Libro I, Ed. La Città del Sole, 2011, p. 193.

[2] Jeremy Benthamn (1748-1832), filosofo, giurista, sociologo ed economista teorico dell'utilitarismo.

[3] Michel Foucault, Sorvegliare e punire: la nascita della prigione, Einaudi, 1976.

Altri riferimenti:

Videosorveglianza sui luoghi di lavoro e controlli a distanza: la nota del Ministero del lavoro14 giugno 2016 In "INFORMAZIONE GIURIDICA"

Furbetti del cartellino: per Cassazione è lecito l'uso di telecamere e controllo del badge10 agosto 2016 In "GIURISPRUDENZA"

Videosorveglianza in asili nido a strutture per anziani: sicurezza o privacy? Il Garante traccia i limiti2 agosto 2016 In "CIRCOLARI e COMUNICATI"

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05/11/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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