Born to Kill: NATO per uccidere

“Kunduz, non è stato un incidente”, recita il comunicato di MSF. Ma non è la prima volta che la NATO finisce nel mirino delle organizzazioni umanitarie per i suoi crimini di guerra.


Born to Kill: NATO per uccidere

“Kunduz, non è stato un incidente”, recita il comunicato di Medici Senza Frontiere. Ma non è la prima volta che la NATO finisce nel mirino delle organizzazioni umanitarie per i suoi crimini di guerra. L’Italia destina alla spesa militare cifre enormi e la UE nei suoi Trattati definisce la NATO come il fondamento della sua difesa.

di Andrea Fioretti

“Kunduz, non è stato un incidente”, recita così il comunicato di Medici Senza Frontiere che denuncia i bombardamenti USA in ambito NATO contro un suo ospedale in Afghanistan. Durante l’attacco aereo sono morti 12 operatori di ‪MSF e 10 pazienti, tra cui 3 bambini. Più di 50 i feriti.

La presidentessa internazionale di MSF Joanne Liu, in un discorso al Palazzo delle Nazioni Unite a Ginevra, è stata molto dura ed ha dichiarato che quello di Kunduz “Non è stato solo un attacco contro il nostro ospedale, è stato un attacco contro le Convenzioni di Ginevra, stabilite per proteggere i civili nei conflitti, compresi pazienti, operatori e strutture sanitarie. È inaccettabile. Oggi diciamo basta. Anche la guerra ha delle regole”. Delle regole che non sembrano valere per la NATO e per i suoi membri che godono dell’immunità del più forte. Le guerre di aggressione, infatti, da sempre non conoscono regole, al massimo queste vengono imposte dalle potenze imperialiste a chi cerca di difendersi o di resistere. Il Vietnam insegna.

MSF chiede, inoltre, un’investigazione completa, trasparente e indipendente condotta da una Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale, un organismo che sulla carta esiste da tempo ma che non è mai stato ingaggiato. Questa azione di MSF può puntare i riflettori a livello mediatico su questi crimini impuniti e deliberati (il comando USA-NATO era informato delle coordinate dell’ospedale ed era stato avvisato di fermarsi dopo le prime bombe), ma sembra molto difficile che possa arrivare ad una condanna vista l’inesistenza di un’indipendenza reale di qualsiasi organismo internazionale controllato dalle maggiori potenze imperialiste del mondo.

D’altra parte non è la prima volta che l’alleanza della NATO finisce nel mirino delle organizzazioni umanitarie per i crimini commessi durante le sue azioni militari, come nel caso dei bombardamenti con l’uranio impoverito nella ex-Jugoslavia. E anche l’intervento militare in Libia delle forze Nato nel corso del 2011 è stato denunciato come “crimine di guerra” per l’accanimento dei bombardamenti sulle case degli abitanti di Tripoli, Zlitan, Majer, Sirte e di altre città della Libia senza reali scopi militari al momento dell’attacco. Almeno 55 vittime civili secondo Amnesty International (rapporto del marzo 2011) e almeno 72 secondo il rapporto di Human Rights Watch (rapporto del maggio 2011). Le due organizzazioni per i diritti umani affermano tre cose: che le vittime erano tutte estranee ai conflitti e che sono state uccise all’interno delle loro case; che più della metà delle vittime sono state donne e bambini; che la Nato, oltre a non aver ridotto al minimo le “perdite collaterali”, non ha mai né indagato né risarcito i parenti delle persone morte in quegli attacchi aerei.

La natura meramente bellicista dell’alleanza militare della NATO non può essere sottaciuta. Le fandonie sulle “missioni di pace” sono state ormai seppellite sotto le macerie di migliaia di abitazioni civili nella ex-Jugoslavia, in Libia ed in Afghanistan rase al suolo con le bombe a grappolo e con l’uranio impoverito.

In questi anni il ruolo di sentinella dell’imperialismo di questa alleanza militare (creata nel 1949 dagli USA contro il blocco socialista) si è enormemente accresciuto e ha condotto la guerra in tre continenti. Quando è caduto il Muro di Berlino nel 1989, la NATO era un'alleanza di 16 membri con nessun partner. Oggi, con la sua espansione a est in funzione antirussa e in Asia per il contenimento della Cina, tra membri della NATO e partner si raggiunge il numero di almeno 70 nazioni, rappresentando di fatto la maggiore minaccia mondiale alla convivenza pacifica tra i popoli.

L’allargamento della NATO e la sua espansione a Est portano questa minaccia verso i confini con la Russia. Il ruolo del Patto Atlantico nel conflitto in Ucraina è ben noto ed è stato suggellato dalla visita del segretario generale Stoltenberg del settembre scorso dove ha partecipato al Consiglio di sicurezza nazionale ucraino ed ha firmato un accordo per l'apertura di un'ambasciata della NATO a Kiev. D’altra parte il concetto di “indipendenza” dell'attuale governo ucraino è ben dimostrato dall'assegnazione di incarichi sotto dettatura USA e UE laddove “il ministero delle finanze è affidato a Natalie Jaresko, cittadina statunitense che ha lavorato al Dipartimento di Stato; quello del commercio e dello sviluppo economico al lituano Abromavicius, che ha lavorato per gruppi bancari europei; quello della sanità all'ex ministro georgiano Kvitashvili. L'ex presidente georgiano Saakashvili, uomo di fiducia di Washington, viene nominato governatore della regione ucraina di Odessa. E, per completare il quadro, Kiev affida le proprie dogane a una compagnia privata britannica.”

In questo periodo si sta svolgendo una delle più grandi eser­ci­ta­zioni NATO della Storia, la “Trident Juncture 2015”, che dal 28 set­tem­bre al 6 novembre si svolgerà in Italia, Spagna e Portogallo con unità ter­re­stri, aeree, navali e forze spe­ciali dei paesi alleati e part­ner, quasi 40 mila uomini impiegati più le industrie militari di 15 paesi per valu­tare di quali altre armi ha bisogno l'Alleanza.

L’Italia, inoltre, facendo parte della NATO, è obbligata a destinare alla spesa militare cifre enormi. In media 52 milioni di euro al giorno (secondo i dati della NATO stessa), cifra che secondo i nuovi impegni assunti dal governo Renzi dovrà essere portata a oltre 100 milioni di euro al giorno. Ecco come si spiegano le recenti dichiarazioni del ministro della Difesa Roberta Pinotti sulla possibile partecipazione di aerei militari italiani a nuovi bombardamenti in Iraq in ambito NATO. Tutto questo dimostra che nonostante le vere e proprie guerre commerciali e finanziarie sui mercati internazionali combattute tra USA e paesi della UE, questi due poli imperialisti sono invece stretti parenti quando si tratta di aprire nuove frontiere per il capitalismo a suon di bombe.

Dovranno farsene una ragione i fautori di una “sinistra europeista” o della democratizzazione delle istituzioni europee, ma anche dal punto di vista degli impegni militari gli organismi sovranazionali di Bruxelles, Strasburgo e Francoforte ci vincolano senza possibilità di appello ad un ruolo imperialista e guerrafondaio. L'art. 42 del Trat­tato sull'Unione Euro­pea sta­bi­li­sce, infatti, che “la poli­tica dell'Unione rispetta gli obbli­ghi di alcuni Stati mem­bri, i quali riten­gono che la loro difesa comune si rea­lizzi tra­mite l'Organizzazione del Trat­tato del Nord Atlan­tico”. E sono membri della NATO 22 dei 28 paesi della UE (Italia in primis). Ma tale art. 42 sotto­li­nea anche che la NATO “resta il fon­da­mento della difesa col­let­tiva della Ue” e che “un ruolo più forte dell'Unione in mate­ria di sicu­rezza e di difesa con­tri­buirà alla vita­lità di un'Alleanza atlan­tica rinnovata” cosa che coinvolge quindi anche gli altri paesi non membri.

Ecco perchè la rottura con le politiche di austerity e di guerra non possono che andare di pari passo. Ed ecco perché, nel concreto, la lotta per un’alternativa al sistema capitalistico in crisi non può che passare per la rottura dei vincoli dei Trattati che ci sono stati imposti. La rottura della gabbia della UE e la fuoriuscita dall’alleanza della NATO sono ormai una pre-condizione per dare credibilità e respiro a qualsiasi strategia per rilanciare un’iniziativa di classe oggi.

Note:

Petizione per l'uscita dell'Italia dalla NATO per un’Italia neutrale

Il 24 ottobre si svolgerà una manifestazione nazionale a Napoli contro Trident Juncture 2015. Per aggiornamenti segui la pagina fb NO Trident

 

08/10/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Andrea Fioretti

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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