Coalizione sociale, strategia cercasi

Non è semplice commentare la due giorni di assemblea per la “Coalizione sociale” lanciata da Landini. A leggere i resoconti, i commenti, le analisi che si fanno intorno a questo soggetto di aggregazione, si può trovare un po’ di tutto. È anche ovvio che sia così, dopo un’assemblea che non ha delineato in maniera netta gli obiettivi della coalizione, né i suoi aspetti organizzativi. Figuriamoci quindi se è possibile rintracciare nella discussione dell’assemblea una vera e propria strategia di azione. 


Coalizione sociale, strategia cercasi

L’azione possibile della Coalizione sociale ruota intorno a forme di rivendicazione di diritti negati che, per essere affermati, devono entrare in contraddizione palese con le politiche del capitalismo che in Italia trovano la loro espressione politico-esecutiva in primo luogo nel Pd. La vera sfida per la Coalizione sociale è perciò quella di pensare una strategia di classe per resistere unendo a livello di massa tutto ciò che il capitalismo ha diviso. 

di Carmine Tomeo

Non è semplice commentare la due giorni di assemblea per la “Coalizione sociale” lanciata da Landini. A leggere i resoconti, i commenti, le analisi che si fanno intorno a questo soggetto di aggregazione, si può trovare un po’ di tutto. È anche ovvio che sia così, dopo un’assemblea che non ha delineato in maniera netta gli obiettivi della coalizione, né i suoi aspetti organizzativi. Figuriamoci quindi se è possibile rintracciare nella discussione dell’assemblea una vera e propria strategia di azione.

Quello che è chiaro è ciò che già si sapeva. La Coalizione sociale – stando alle parole di Landini - si propone avviare “un percorso che ha come obiettivo quello di unire tutto quello che è stato diviso e rimettere al centro il lavoro con un'idea diversa di sviluppo, di sostenibilità ambientale e tutta la questione del diritto al sapere e alla conoscenza”. Ed infatti dai lavori dell’assemblea è stata considerata la necessità di avviare gruppi di lavoro per temi specifici.

Lo stesso Landini non aiuta a fare chiarezza quando afferma che “Questa iniziativa non è richiudibile dentro una dimensione di destra, centro o sinistra, è un'altra cosa.” Il problema che si pone Landini è quello di “parlare alle persone” per unirle, “perché le persone sono divise tra loro e così sta vincendo la finanza, l'ingiustizia e sta perdendo la democrazia”. Un’unione di persone da formare attraverso il tentativo - si legge nel manifesto della Coalizione sociale - di “rivitalizzare la partecipazione alla vita pubblica sulla base di alcuni fondamentali valori e obiettivi”, quali: il diritto al lavoro; la tutela dell’ambiente e dei beni comuni; il diritto alla salute, all'istruzione, alla cultura, alla casa, alla pensione e all'assistenza, ecc. In questo modo la Coalizione sociale intende “riunificare e ricostruire i diritti di cittadinanza delle donne e degli uomini nel lavoro e nella vita, di ricucire lo strappo che si è creato nel tessuto sociale e quindi di rafforzare la democrazia”. Se la sintesi è corretta, probabilmente si può rintracciare, nella proposta di Coalizione sociale, una tendenza di fondo che ne costituisce un forte limite: l’eccesso di tatticismo senza una chiara strategia. 

Di fatto la Coalizione sociale, almeno per come la pone Landini, è un soggetto caratterizzato da un approccio sindacale senza politica, nel senso di porsi in una dimensione rivendicativa senza avere ben chiara una strategia per rivoluzionare i rapporti sociali esistenti. Non è questione da poco. Sia chiaro: il tentativo di unire ciò che le politiche neoliberiste hanno diviso in questi anni è lodevole e necessario. Il fatto che a proporlo sia Landini può dare una spinta in più verso la concretizzazione di questo tentativo, per il fatto stesso che il leader della Fiom è personaggio dal forte carisma capace di catalizzare le speranze di cambiamento necessario per uscire dalla crisi. Intorno alle proposte rivendicative della Coalizione sociale può quindi trovare spazio un movimento di massa. Quanto concretamente possa essere un movimento di alternativa è difficile da dire oggi, perchè non dobbiamo nasconderci i limiti della Coalizione sociale in questo senso.

L’assenza di una chiara strategia politica, limita di fatto l’azione possibile della Coalizione sociale intorno a forme di rivendicazione di diritti negati, che per essere affermati devono entrare in contraddizione palese con le politiche capitaliste di questa fase storica, che in Italia trovano la loro espressione politico-esecutiva in primo luogo nel Pd. Quando concretamente la Coalizione sociale si troverà a rivendicare il diritto al lavoro, un salario dignitoso, il diritto alla salute ed all’istruzione, ecc., quelle contraddizioni si paleseranno e non ci saranno soluzioni di compromesso a risolverle: o si agisce il conflitto e la lotta di classe o si rimane in balia degli eventi, delle contingenze, espressione dei rapporti di forza favorevoli al capitale. Insomma, o c’è una strategia politica di classe o si rischia di rimane subalterni alla strategia della Troika in Europa e delle destre (che vanno dal Pd alla Lega) in Italia. 

La vera sfida per la Coalizione sociale è perciò quella di pensare una strategia di classe per resistere alla crisi del capitalismo e modificare i rapporti sociali, da portare nei luoghi di conflitto sociale che di quella strategia possa alimentarsi. Stare dentro questo spazio in cui può muoversi un nuovo movimento di massa, dando un contributo all'elaborazione di un progetto di classe fondato su un'analisi dell'attuale della fase storica, è un compito dei comunisti. 

13/06/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Carmine Tomeo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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