Il 17 aprile non facciamoci fregare

Votare SI al Referendum “No Triv” del 17 aprile significa combattere il capitalismo e una sua patologia: l’estrattivismo.


Il 17 aprile non facciamoci fregare Credits: foto di Francesco Calò http://arteteke.com/portfolio/oil/

Votare SI al Referendum “No Triv” del 17 aprile significa combattere il capitalismo e una sua patologia: l’estrattivismo che è l’opposto della gestione, che comporta prendere dall’ambiente, ma anche preoccuparsi che la rigenerazione e la vita futura continuino.

di Laura Nanni

Domenica 6 marzo presso il centro sociale La Strada alla Garbatella, organizzato da Comune-Info, si è tenuto l’incontro per informare e sensibilizzare sul Referendum del 17 aprile. Sono intervenuti Andrea Boraschi di Greenpeace, Alberto Castagnola di Comune-Info e in video Maria Rita D’Orsogna prof. di Fisica in California, esperta sul tema estrazioni petrolifere, da nove anni impegnata nelle battaglie qui in Italia.

Cominciamo da qui, definendo un termine che ci consente di inserire il tema del referendum in un quadro che ci chiarisce il suo valore reale e simbolico.

“L’estrattivismo è una relazione con la Terra non reciproca, imperniata sul dominio: una relazione in cui si prende soltanto. È l’opposto della gestione, che comporta prendere ma anche preoccuparsi che la rigenerazione e la vita futura continuino.” [1]

È lo sfruttamento non solo delle risorse naturali, ma delle persone, considerate solo manodopera funzionali alla produzione, altrimenti ridotte a un problema sociale di cui possibilmente sbarazzarsi, evitando di riconoscerne esigenze, desideri e diritti. Diminuendo la spesa pubblica per i servizi, bloccando le migrazioni e mascherando le scelte governative con il manto della razionalizzazione.

La speculazione edilizia sottostà alla stessa logica, come la precarizzazione; mentre il ragionamento su come ridurre sprechi e consumi risponde alle esigenze reali della vita del nostro pianeta.

Andrea Boraschi parla dei cambiamenti climatici e della novità che, nonostante l’insufficienza degli impegni internazionali, hanno rappresentato gli accordi presi a Parigi nell'evento COP 21, la conferenza sul clima di Parigi svoltasi nel mese di novembre del 2015. La novità è stata l’impegno finalmente preso dalla politica nei confronti del superamento dell’attuale modello di sviluppo.

Naturalmente ci sono molti passi da fare, tra cui le ratificazioni che, come ricorderete, anche dopo Kyoto non sono state ultimate da tutti i Paesi. Cosa fa il governo italiano? In Italia conduce politiche diverse da quegli accordi, tagliando fondi per le energie sostenibili e in questo modo cancellando circa 50.000 posti di lavoro. E sono questi i dati sul lavoro di cui bisognerebbe parlare, non quelli fatui e ipotetici promessi con la spinta a sostenere le trivellazioni nel nostro mare.

Insomma, sembra che il governo italiano, con un ritardo di circa un secolo, scopra e si voglia buttare su un terreno, quello delle estrazioni petrolifere, che è già stato battuto e superato.

Andrea Boraschi fornisce dei dati chiari: se noi estraessimo tutto insieme il petrolio che c’è da estrarre, per le esigenze dell’Italia, durerebbe 7/8 settimane; il gas un po’ di più, circa 6 mesi.

A chi interessano allora queste estrazioni? Alle compagnie petrolifere naturalmente, che darebbero allo stato royalties pari al 7%, e pochissimo in termini di posti di lavoro, giacché è un settore a bassa densità occupazionale.

In Basilicata, il Texas dell’Italia, la disoccupazione giovanile è al 32%, il livello di vita tra i più bassi e l’emigrazione dalla regione tra le più alte; mentre le malattie e l’inquinamento della Val d’Agri sono saliti. Il progetto per la realizzazione di un polo per la creazione di “start up”, ha realizzato uno spazio che è rimasto abbandonato e in disuso.

Greenpeace per la protesta contro lo Sblocca Italia andò a protestare occupando una piattaforma nel canale di Sicilia: la piattaforma era deserta! Per dire quanto impegno occupazionale c’è, dal momento che le piattaforme sono gestite in remoto.

Per quanto riguarda i rischi ambientali, bisogna sapere che i ¾ delle piattaforme italiane non sono a norma, perché tenere impianti a norma, costa, cosicché l’inquinamento è ancora maggiore, come spiega Maria Rita D’Orsogna: il fango che serve a facilitare le perforazioni è altamente inquinante, tanto che pesci e frutti di mare diventano un pericolo anche per il settore pesca.

Maria Rita D’Orsogna porta l’esempio di due città siciliane: Gela e Taormina, quando negli anni cinquanta fu loro proposto di avviare le estrazioni. Taormina non si fece affascinare dai petrolieri come Gela. Ora Taormina è una città turistica bella e conosciuta e visitata da turisti di tutto il mondo, ricca di attività culturali, mentre Gela quasi non si conosce se non per i danni ambientali, l’acqua non potabile e per la crescita delle malattie portate da quel tipo d’industria.

Sugli impianti della Basilicata, dice che hanno spesso problemi di funzionamento, che l’ambiente è più inquinato e che la ricchezza non si è vista.

In California esiste una legge 65/1987, in base alla quale chi inquina lo deve dire chiaramente. Così ogni tre mesi, chi estrae dalla piattaforme, compra una pagina del Los Angeles Times per spiegare che cosa comporta quel tipo di industria. Inoltre in seguito ad un incidente nel 1969 a Santa Barbara, in cui a 5-6 miglia dalla costa scoppiò una piattaforma, si creò un movimento di protesta che portò a varare una norma per cui le piattaforme non possono stare che a 160 km di distanza dalla costa. Ve lo immaginate nel Mediterraneo? 160 km nel mar Adriatico si misurano nel punto di distanza massima tra una costa e l’altra!

L’oro di questo nostro paese, è il paesaggio, è la cultura, è l’arte, è l’intelligenza applicata a nuovi possibili sviluppi.

Ancora altri dati raccolti dagli interventi. In Scozia ci sono 150 piattaforme che devono essere smobilitate, la produzione di energie sostenibili è arrivata a coprire il 99,7 % del fabbisogno del paese.

L’Italia, nonostante gli ostacoli messi in atto dal governo in questo settore, produce già il 40% della sua energia con le fonti rinnovabili. Investire in questo settore significa anche creare vera occupazione.

Questo Referendum è importante per dare un segnale di come la cittadinanza sia sensibile e consapevole, di come i movimenti organizzati a livello capillare, nei quartieri e nei paesi, siano in grado di organizzarsi e di fare proposte. Il governo non può continuare a fare una politica senza ascoltare la cittadinanza, la gente che è impegnata e attiva nella tutela dei Beni comuni, come l’acqua, il territorio e la salute dell’ambiente in cui vive.

Il fatto che sia stata scelta questa data, il 17 aprile, è stata la strategia usata dal governo per affossarlo, oltre che un dispendio di denaro pubblico, dato che avrebbe potuto essere presentato insieme alle elezioni amministrative. Anche perché in Cassazione ci sono altri due quesiti in sospeso, che potrebbero essere approvati. 

Il quesito al quale noi rispondiamo riguarda le concessioni per le estrazioni, cioè non vogliamo che queste concessioni siano riassegnate: votiamo SI! Non facciamoci imbrogliare.

Note:

[1] Fabrizio Maggi da L’Intellettuale dissidente del 22 giugno 2015.

[2] Con l’entrata in vigore dello Sblocca Italia (D.L. n. 133/2014, convertito nella Legge n. 164/2014), sono diventate operative agevolazioni in certi casi devastanti. “Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”. Poiché sono inoltre previste diverse deroghe alle normative di tutela ambientale, significa che il nostro ambiente è ancora più a rischio. 

09/03/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: foto di Francesco Calò http://arteteke.com/portfolio/oil/

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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