L’imperialismo “democratico”

In piena continuità con Trump. l’amministrazione democratica Biden continua negli “omicidi mirati” dei membri della resistenza, impegnati in prima linea a contrastare l’Isis, per rafforzare l’alleanza con un regime dispotico, guidato dal mandante dell’omicidio Khashoggi, e con una potenza occupante che continua a rafforzare il suo arsenale atomico


L’imperialismo “democratico”

Come volevasi dimostrare l’amministrazione “democratica” di Biden rischia, in politica estera, di fare addirittura peggio dell’amministrazione Trump. Senza processo e senza prove il governo “democratico” condanna a morte ventidue cittadini stranieri, impegnati in prima linea nella guerra contro il terrorismo islamico nel nord della Siria. Si tratta delle “unità di mobilitazione popolare” diventate note “per il ruolo giocato sia nell’Iraq occidentale che nella stessa Siria nella sconfitta del progetto statale dell’Isis” [1]. “Naturalmente tutto avviene senza lo straccio di una prova. Ma anche questo fa parte del «doppio standard» mediorientale: americani e israeliani non devono dimostrare nulla, quello che fanno è sempre tutto giusto” [2].  La “giustificazione” sarebbe che la base bombardata sarebbe stata utilizzata da chi nei giorni precedenti aveva lanciato missili contro le truppe di occupazione statunitensi in Iraq, provocando la morte di un contractor filippino. Come ha affermato il segretario alla difesa Usa Austin: l’obiettivo dei raid è stato “usato dagli stessi militanti sciiti che hanno condotto gli attacchi”. Siamo dinanzi a una rappresaglia in perfetto stile nazista, dal momento che la morte di un membro delle truppe di occupazione implica la condanna a morte di oltre venti partigiani impegnati nella lotta contro l’Isis e, quasi certamente, non coinvolti nei fatti loro imputati. Si tratta di un sistema peggiore delle decimazioni impiegate durante la Prima guerra imperialista mondiale, in cui veniva fucilato a caso un soldato in quanto parte di un battaglione che si sarebbe dimostrato poco coraggioso.

La strage è avvenuta in aperto contrasto con ogni norma del diritto internazionale, colpendo senza uno straccio di dichiarazione di guerra un paese straniero. Così “se sui social cittadini arabi dei vari paesi della regione hanno deriso «il nuovo corso» identico a quello di sempre e se vari analisti parlano di violazione del diritto internazionale, perché manca l’elemento indispensabile della difesa da una minaccia imminente, a protestare è la Russia […] e la Cina che chiede «il rispetto della sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Siria»” [3]. Come ha denunciato il governo siriano, si tratta di “un indice negativo delle politiche della nuova amministrazione che dovrebbe aderire alla legalità internazionale, non alla legge della giungla come la precedente”. Peraltro nel casa attuale, le scuse di solito impiegate dal terrorismo imperialista, per bombardare paesi sovrani in barba al diritto internazionale, non hanno alcun senso. A partire dalla presunta guerra al terrorismo, dal momento che sono state colpite proprio delle forze che hanno consentito la sconfitta dello Stato islamico e sono ancora impegnate fra la Siria e l’Iraq per debellarlo. Dunque, come è stato a ragione osservato, “Biden colpisce un po’ a casaccio, pur facendo oltre venti morti tra le milizie filosciite, quelle che hanno comunque sostenuto Assad e il governo iracheno a sconfiggere un Califfato, che peraltro è ancora pericolosamente in azione ai confini tra Siria e Iraq” [4]. 

Peraltro la strage avviene proprio mentre lo stesso Stato islamico fa l’ennesima strage di civili in Nigeria e rapisce oltre trecento bambine colpevoli solo di andare a scuola, senza che l’amministrazione statunitense – impegnata a terrorizzare le forze della resistenza anti fondamentalista in Medio oriente – muova un dito. Del resto “Biden è l’emblema di alcuni dei fallimenti internazionali dei democratici negli anni di Obama, di Hillary Clinton e di Kerry («mister clima»), anni in cui lui era un vicepresidente noto soprattutto per le gaffe” [5] e prima ancora per aver approvato l’aggressione imperialistica all’Iraq di Bush Junior.

Peraltro si tratta dell’ennesima dimostrazione che l’imperialismo è ancora volta quanto meno complice del terrorismo islamico, in quanto bombarda le forze partigiane anti terroriste (“che furono essenziali nella liberazione di Mosul, città martire” [6]) in un paese devastato proprio dal sostegno “indiretto” al fondamentalismo islamista. Tanto che davanti al Senato nel 2015 il generale Austin, voluto da Biden come segretario alla Difesa, ammise [quando era a capo delle forze statunitensi in Medio oriente] “di avere speso 500 milioni di dollari per addestrare e armare solo qualche dozzina di miliziani siriani sui 15mila previsti per combattere l’Isis, Isis che si appropriò di tutto quel prezioso armamento Usa” [7]. Senza contare che “gli Stati uniti, guidati da Hillary Clinton, diedero via libera a Erdogan e alle monarchie del Golfo tra cui il Qatar per appoggiare ribelli e jihadisti che avrebbero dovuto abbattere il regime” [8]. 

Peraltro l’aggressione imperialista ha avuto luogo senza nemmeno degnarsi di chiedere, come vuole la legge degli Stati uniti, il consenso del Congresso, in pieno stile bonapartista. Tanto che persino diversi parlamentari dello stesso sedicente Partito democratico hanno vivamente protestato contro questa palese e del tutto ingiustificata violazione della sovranità popolare delegata ai rappresentati del parlamento. Ad esempio il senatore democratico T. Kaine, ha denunciato la  “logica degli attacchi e la giustificazione legale per agire senza il Congresso visto che l’azione militare offensiva senza l’approvazione del Congresso non è costituzionale in assenza di circostanze straordinarie”. Il deputato R. Khanna ha scritto: “la nostra politica estera deve essere radicata nella diplomazia e nello stato di diritto, non in attacchi aerei di rappresaglia senza autorizzazione del Congresso”. Il presidente della sottocommissione per le relazioni estere del Senato e l’antiterrorismo ha dichiarato: “gli attacchi di ritorsione non servono a prevenire una minaccia imminente, devono rientrare nella definizione di un’autorizzazione del Congresso che ora deve chiedere chiare giustificazioni legali per l’azione militare” [9]. Tanto più che “Biden non ha ancora fatto i conti con il disastro della democrazia americana assaltata dai «terroristi interni» così li ha definiti lui che hanno fatto scempio del Congresso, che già ricomincia a scaricare la crisi interna «esportando» con le armi la democrazia” [10].

Come è stato a ragione osservato le bombe “ricordano a israeliani e sauditi da che parte sta l’amministrazione Usa” [11]. Del resto, la stessa amministrazione “democratica” ha graziato, in continuità anche in tal caso con il governo Trump, il principe ed erede al trono saudita, colpevole per la stessa Cia di essere il mandante del barbaro assassinio di un giornalista del giornale statunitense Washington Post. Dunque, “nonostante la pubblicazione di un report dell’intelligence americana in cui si afferma che il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha approvato personalmente l’uccisione del giornalista del Washington Post Jamal Khashoggi, Joe Biden ha deciso che il prezzo per penalizzare direttamente il principe è troppo alto” [12]. Peraltro si tratta dell’effettivo leader di una monarchia assoluta e teocratica, che da sempre è il maggiore finanziatore del fondamentalismo islamico in tutto il mondo e che è fra i paesi che più sfacciatamente viola i diritti umani

Allo stesso modo, l’ennesimo attacco alla resistenza antiterrorista avviene proprio nel momento in cui l’altro grande alleato degli Stati uniti è impegnato ad ampliare, nel modo più sfacciato, in barba a qualsiasi convenzione internazionale, il proprio sito in cui ha prodotto un vero e proprio arsenale atomico, per continuare a dominare sui territori arabi occupati. In effetti, “specialisti ipotizzano che Israele intenda produrre più trizio, un sottoprodotto radioattivo a decadimento più rapido utilizzato per aumentare la resa esplosiva di alcune testate. O forse altro plutonio per prolungare la vita delle testate già presenti nel suo arsenale” [13].

Peraltro da parte di un paese che utilizza i vaccini che ha ricevuto in più rispetto alle esigenze dei propri cittadini per costruire alleanze volte a rafforzare l’occupazione della Palestina, senza fornire – in aperto dispregio del diritto internazionale – nessun sostegno nella lotta alla pandemia alla popolazione che subisce da decenni l’occupazione militare sionista. Dunque, “forte dell’abbondanza di vaccini ottenuti dalle aziende farmaceutiche Pfizer e Moderna e impegnato in una continua campagna di immagine a favore di Israele, il primo ministro [Netanyahu] vuole regalare un po’ di vaccini a quei leader africani, europei, sudamericani con i quali ha stretto o si prepara a stringere delle relazioni. Con maggior piacere a quelli intenzionati a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e a trasferirvi l’ambasciata” [14]. Come ha osservato Bernie Sanders: “è oltraggioso che Netanyahu utilizzi vaccini in eccedenza per ricompensare i suoi alleati stranieri mentre tanti palestinesi stanno ancora aspettando di vaccinarsi”. 

Senza contare che gli occupanti stanno imponendo il loro gas agli occupati, a prezzo di monopolio, impedendo ai palestinesi di sfruttare il proprio, e mantenendoli sotto ricatto in un vero e proprio stato di assedio. Quindi, “Gaza disperata, stretta nel blocco israeliano da oltre dieci anni, quasi priva di acqua realmente potabile, con poche ore di elettricità al giorno, con livelli di disoccupazione record, ha bisogno di tutto. Di conseguenza, spiega [il giornalista] Tareq Hijazi, «tanti hanno applaudito all’annuncio che il gasdotto si farà. Anche se compreremo il gas da Israele e non potremo usare il nostro, che è proprio qui davanti a noi, al largo di Gaza, inutilizzato da quasi trent’anni»”. Senza contare che “per Tel Aviv i vantaggi politici e di sicurezza sono evidenti. Le chiavi della fornitura sono nelle mani di Israele e Hamas, al di là dei suoi proclami battaglieri, dovrà evitare frizioni e scontri altrimenti il flusso del gas per Gaza rischierà l’interruzione. Un punto sul quale, ci si può giurare, hanno battuto i generosi donatori qatarioti (ed europei)” [15].

Peraltro tanto l’aggressione imperialista statunitense, quanto l’ampliamento del sito nucleare sionista sono stati portati avanti come minaccia diretta al governo riformista iraniano – impegnato in prima linea nella lotta al terrorismo islamista in Iraq e Siria – che rischia di essere sconfitto alle elezioni dai fondamentalisti sciiti. Governo che ha, peraltro, prontamente intimato alle forze della resistenza di “non reagire all’attacco”. Come è stato a ragione osservato è “Teheran, ovviamente, il vero destinatario del messaggio aereo” [16], cioè dei raid. Tanto che il portavoce del Pentagono J. Kirby ha parlato di “raid aerei contro infrastrutture utilizzate da gruppi militanti filo iraniani”. Inoltre non si può che rimanere sorpresi “che una azienda privata abbia potuto vendere quelle immagini senza limitazioni. Israele, per ragioni militari e di sicurezza, svolge una costante azione di controllo delle foto satellitari del suo territorio. Sorge perciò il sospetto che proprio il governo Netanyahu abbia lasciato campo libero alla Planet Labs Inc. allo scopo di lanciare un avvertimento all’Iran mostrando l’operatività del suo impianto di produzione di ordigni atomici” [17].

Nel frattempo l’Unione europea e in prima fila il governo italiano, sostenuto da praticamente tutti i partiti rappresentati in parlamento, non trova di meglio che rilanciare in pompa magna l’alleanza strategica con l’imperialismo statunitense, rinforzando ulteriormente la Nato, indebolita dall’amministrazione Trump. Come ha osservato il presidente del Consiglio Ue Charles Michel: “sono totalmente convinto che la nuova amministrazione Biden offra un’opportunità unica per rinnovare la stretta alleanza tra Europa e Usa”. In tal modo ulteriori risorse saranno sottratte alla lotta alla pandemia e al sostegno a chi ha perso l’occupazione per essere spese per costruire nuove armi di distruzione di massa e rafforzare l’imperialismo europeo nella sua alleanza con l’imperialismo a stelle e strisce.

Al contempo l’Unione imperialista europea non trova di meglio da fare che rafforzare lo stato di assedio verso il governo venezuelano, colpevole di non aver lasciato il potere a un esponente dell’estrema destra a cui i paesi imperialisti hanno messo a disposizione i fondi del popolo venezuelano investiti nelle loro banche. Dunque, nel “momento in cui l’Ue continua a sostenere la dittatura di Jovenel Moïse a Haiti applaudendo alla convocazione di pseudoelezioni avversate da tutte le forze politiche e sociali del paese, non può non destare sconcerto la sua decisione di imporre sanzioni ad altri 19 funzionari venezuelani, tra deputati, governatori, militari e ministri”. Nonostante che “all’interno del parlamento nato dalle elezioni del 6 dicembre (la cui legittimità la Ue non ha riconosciuto), la maggioranza chavista conviva con l’opposizione moderata”. E nonostante che la relatrice speciale dell’Onu “sulle misure coercitive unilaterali e sui diritti umani Alena Douhan, ha constatato «i devastanti ed evidenti effetti» delle sanzioni unilaterali imposte al paese” [18].

Nonostante ciò, tutte le forze parlamentari italiane sono ora divenute filo-Ue. A dispetto del fatto che persino giornalisti schierati con l’Ue si vedono costretti a pubblicare un articolo dall’imbarazzante titolo: “L’Europa in ginocchio da Stoltenberg. Con la Nato cooperazione «senza precedenti»”. In effetti, “capi di stato e di governo dei 27, frustrati per l’incapacità a risolvere la penuria di vaccini e impotenti di fronte al potere delle case farmaceutiche, hanno concluso la seconda giornata del Consiglio europeo straordinario attorno al segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ribadendo la necessità di «una forte partnership» con l’Alleanza atlantica nella versione Joe Biden” [19]. Tanto che, nel comunicato finale, la Ue sostiene: “siamo impegnati a collaborare strettamente con la Nato». Dal momento che la cooperazione con la Nato è di “importanza strategica”. Quindi, “i vertici della Ue si sono precipitati a lustrare le scarpe di Stoltenberg: «una forte partnership richiede partner forti – ha detto il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel – per questo sono convinto che un’Europa più forte è una Nato più forte»” [20].

 

Note:

[1] Cruciati, C., Le prime bombe di Joe Biden sulla Siria e sul dialogo con l’Iran in “Il manifesto” del 27.02.2021.

[2] Negri, A., Di Francesco, T., Biden bombardante dà il benvenuto al papa in Iraq, in “Il manifesto” del 27.02.2021.

[3] Cruciati, C., Le prime bombe … cit.

[4] Negri, A., Di Francesco, T., Biden bombardante … cit.

[5] Ibidem.

[6] Ibidem.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.

[9] Citazioni riprese da Catucci, M., Sul nuovo Pentagono di Austin piove il fuoco amico dei Democratici in “Il manifesto”, New York, 27.02.2021.

[10] Negri, A., Di Francesco, T., Biden bombardante … cit.

[11] Cruciati, C., Le prime bombe … cit.

[12] Catucci, M., Cia: “MbS è il mandante”. Ma Biden lo ha già graziato, in “Il manifesto”, New York, 27.02.2021. 

[13] Giorgio, M., “Lavori in corso” a Dimona, la centrale dell’atomica israeliana, in “Il manifesto”, Gerusalemme, 27.02.2021.

[14] Id., Israele regala dosi a 20 paesi mentre i palestinesi sono senza vaccini, in “Il manifesto”, Gerusalemme, 26.02.2021.

[15] Id., Gasdotto israeliano per Gaza, pagano Qatar e Ue. Hamas tace e ringrazia, in “Il manifesto” Gerusalemme, 28.02.2021.

[16] Cruciati, C., Le prime bombe … cit.

[17] Giorgio, M., “Lavori in corso” … cit.

[18]Fanti, C., Dalla Ue arrivano nuove sanzioni. Caracas caccia l’ambasciatrice, in “Il manifesto” del 26.02.2021

[19] Merlo, A.M., L’Europa in ginocchio da Stoltenberg. Con la Nato cooperazione “senza precedenti” in “Il manifesto” del 27.02.2021.

[20] Ibidem.

05/03/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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