Siria al bivio. Assad avanza, la Turchia minaccia

Nonostante il fronte fondamentalista stia arretrando la situazione in Siria si fa sempre più tesa


Siria al bivio. Assad avanza, la Turchia minaccia Credits: da www.commdiginews.com / Voice of America News: Scott Bobb

La guerra civile siriana si fa sempre più crudele. Decine di morti sono stati causati dai bombardamenti contro ospedali, scuole e campi profughi. Arretrano i fondamentalisti dell'Isis e di Al Nusra, avanza il regime di Damasco sostenuto da Russia, Iran e da Hezbollah. Turchia e Arabia Saudita minacciano l'invasione del territorio siriano per neutralizzare le vittorie delle forze popolari curde delle YPG. Il dato politico è l'alleanza di fatto tra Damasco, Mosca e le forze della Resistenza che hanno sconfitto l'Isis a Kobane.

di Stefano Paterna

Il mattatoio siriano non conosce pausa. Da mesi (e non da ora) si bombardano anche ospedali, scuole e campi profughi. Lunedì 15 febbraio sono stati 50 i morti, inclusi bambini, causati da bombardamenti avvenuti su due scuole e cinque ospedali, tra cui quello di Medici Senza Frontiere a Marat Al Numan nella provincia settentrionale di Idlib. Si tratta certamente di atti criminali e, pertanto, dopo gli attacchi si è ovviamente scatenata la polemica tra i belligeranti. La Turchia accusa l'aviazione russa, che opera di solito nella provincia di Idlib, mentre da parte sua cannoneggia le forze della resistenza curdo-siriana ad Azaz e a Menagh; a sua volta il regime di Assad accusa degli attacchi agli ospedali l'aviazione statunitense. 

Il risultato è comunque il protrarsi e l'accentuarsi delle sofferenze del popolo siriano. 

Nessuno può dirsi innocente in una guerra, tanto più una guerra civile. In un precedente articolo su questo giornale si segnalava il rischio implicito nell'intervento militare russo in Siria, ma si denunciava come causa di questo rischio l'ambiguità (a dir poco) delle potenze occidentali e dei loro alleati locali nel sostegno o nell'incoraggiamento alle varie formazioni armate in rivolta contro il governo di Damasco.

E alla fine il peso militare della Russia si è sentito. A quattro mesi dall'inizio dell'intervento aereo di Mosca si può affermare che i rapporti di forza in Siria sono decisamente cambiati a favore del governo di Damasco e dei suoi alleati regionali: l'Iran ed Hezbollah.

L'esercito di Assad in questo periodo di tempo ha registrato successi nel nord del paese oltre Latakia, nel sud ad Al-Shaykh Maskin, ma soprattutto a est nell'area di Aleppo, la seconda città siriana. Qui, in questo mese di febbraio, l'esercito arabo siriano è riuscito finalmente a rompere l'assedio che le milizie fondamentaliste tenevano, dall'estate del 2012, ai villaggi sciiti di Nubi e Zahraa e a rendere particolarmente difficile l'approvvigionamento degli insorti proveniente dal confine con la Turchia e impossibile quello originato dai territori sotto controllo dell'Isis. Inoltre, l'offensiva di Assad in quest'area ha messo in luce un importante dato politico: ovvero un'implicita alleanza con le forze popolari curde delle YPG che, nel giro delle ultime settimane, mantenendo la neutralità nei confronti dell'esercito regolare siriano, hanno sottratto ai jihadisti diversi villaggi e la base aerea di Menagh. In quest'offensiva le YPG hanno usufruito della copertura aerea russa. 

L'apertura di credito della Federazione Russa nei confronti del movimento di resistenza curdo-siriano è stata peraltro sancita dall'inaugurazione di un ufficio del PYD (Partito dell'Unione Democratica) a Mosca. Il PYD è il braccio siriano del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan capeggiato da Abdullah Ocalan e costituisce la forza politica che più si è è spesa nel progetto della Rivoluzione della regione curdo-siriana della Rojava.

Se si collega il tassello siriano a quello iracheno lo spostamento degli equilibri a favore dell'asse Mosca-Teheran-Damasco-Beirut (Hezbollah) appare ancora più definito. Infatti, al di là della frontiera, in Iraq, la situazione del cosiddetto Stato Islamico, o Daesh o Isis che dir si voglia, sta diventando più difficile dopo la perdita di Ramadi, il capolugo della provincia di Al Anbar, avvenuta all'inizio di questo mese ad opera dell'esercito iracheno, di fatto alleato dell'Iran. Nel frattempo, già si approssima una nuova offensiva delle forze di Baghdad per liberare Mosul che, con il suo milione e mezzo di abitanti, è la città più importante sotto il controllo dei tagliagole del Califfo nero Al Baghdadi.

Non stupisce, pertanto, che in questi giorni abbiano alzato la voce (e non solo) i governi della Turchia e dell'Arabia Saudita, minacciando uno sconsiderato intervento militare di terra in Siria. Minaccia che in realtà è stata già realizzata visti i numerosi sconfinamenti effettuati in Siria e in Iraq dalle forze armate di Ankara e il pesante bombardamento a cui vengono sottoposte le forze popolari curde delle YPG ad Azaz e nell'aeroporto di Menagh, cui si è accennato prima. Non si può trascurare inoltre l'apertura turca della base aerea di Incirlik ai caccia sauditi e la richiesta pressante di Ankara di creare una fascia di sicurezza di dieci chilometri a ridosso del confine turco-siriano in modo da neutralizzare la presenza delle YPG curde. Il tutto sostenuto dal clima di terrore causato dai recenti attentati avvenuti in Turchia contro convogli militari, che il governo turco addebita al regime di Damasco. Il pericolo maggiore di un'estensione internazionale della guerra viene proprio da qui.

Da questo punto di vista, l'intervento russo ha reso palesi gli interessi e gli schieramenti reali. Non appena organizzazioni terroristiche come il Fronte Al Nusra (braccio di Al Qaeda in Siria) e l'Isis si indeboliscono, Turchia e Arabia Saudita minacciano di intervenire: formalmente per dare il colpo di grazia alle creature finanziate da fondi e supporti provenienti dai loro stessi paesi, in realtà in modo da non consentire l'epilogo delle due sanguinose guerre civili in Iraq e in Siria.

Di certo l'intervento russo, spostando gli equilibri che si erano consolidati negli ultimi anni a sfavore del regime di Damasco, ha in effetti provocato anche i recenti e drammatici esodi di popolazione verso il confine turco. Ma è davvero distorsivo, come fanno l'amministrazione Obama e i suoi alleati, individuare soprattutto nella Russia l'anello essenziale di un conflitto armato iniziato ben cinque anni fa, senza prendere in alcuna considerazione le responsabilità di Turchia, Arabia Saudita, Qatar, ecc. da sempre schierati su posizioni pro-occidentali.

Sarebbe certamente auspicabile che la proposta di cessate il fuoco lanciata a Monaco (che infausta località considerati i precedenti storici!) soprattutto da John Kerry per gli Usa e da Serghej Lavrov per la Russia, fosse accolta da tutti i protagonisti di questo conflitto. Ma è piuttosto improbabile che ciò accada, sia in considerazione della situazione sul campo, sia del semplice fatto che una parte rilevante del territorio siriano è ancora sotto il controllo dell'Isis. Finora l'accordo di Monaco ha consentito solo, anche se importantissimo risultato, l'arrivo di aiuti umanitari alle varie città assediate dai diversi contendenti nel paese, grazie anche all'ok ricevuto dal governo di Assad.

Molto più realistico, da parte degli Usa e dell'Unione Europea, sarebbe riconoscere il ruolo del governo di Damasco e delle forze della rivoluzione curda del Rojava. Fatta questa prima importante scelta ci si dovrebbe coordinare con questi soggetti per tagliare ogni rifornimento esterno al terrorismo reazionario jihadista e per portare al tavolo delle trattative la parte più responsabile dell'opposizione ad Assad e porre fine al più presto a questa sanguinosa guerra civile.

Per le forze comuniste e della Sinistra internazionale, invece, il punto di riferimento essenziale per orientarsi nell'intricata matassa della guerra siriana continuano a essere gli interessi della Rivoluzione democratica curda (e non solo) nel Rojava e in tutta l'area.

 

Riferimenti:

 

Analisi Difesa, "La Russia si prende anche i curdi siriani"

Analisi Difesa, "Sembra una guerra fredda ma il medio oriente è in fiamme"

Internazionale, "In Siria i bombardamenti colpiscono due ospedali e una scuola"

Rai News, "Siria, non si fermano le bombe. colpiti 5 ospedali, tra cui quello di MSF, e 2 scuole"

La Stampa, "Strappati all'ISIS gli ultimi quartieri di Ramadi" 

Wikipedia, "I curdi e le forze governative avanzano ad Aleppo"

Il Sole 24ore, "A Monaco un fragile accordo sulla Siria"

AGI, "Siria, decine di camion con aiuti nelle città assediate"

 

19/02/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: da www.commdiginews.com / Voice of America News: Scott Bobb

Condividi

L'Autore

Stefano Paterna

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

APPUNTAMENTI

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: