A Düsseldorf, efficienti le politiche di accoglienza ai migranti

Le attività del centro di accoglienza “Altes Finanzamt Roßstraße”


A Düsseldorf, efficienti le politiche di accoglienza ai migranti

Nella cittadina tedesca il centro di accoglienza “Altes Finanzamt Roßstraße” ospita 400 rifugiati, soprattutto di nazionalità siriana e irachena. L’integrazione è promossa dall’associazione di volontari “Johanniter”. Obbligo per i migranti l’apprendimento della lingua tedesca e l’accettazione di un lavoro proposto dall’ufficio di collocamento.


di Alba Vastano

Un giro per la Westfalia- Renania da turista, ma anche con l’occhio della giornalista militante. E lo sguardo e l’attenzione non potevano non fermarsi sulla questione dell’accoglienza ai migranti, uno dei “punctum dolens” italiano. Le città che visito, da Colonia a Düsseldorf, da Aachen a Neuss, rimandano all’impatto visivo un’idea di accoglienza e normalità. Mi fermo a Düsseldorf e osservo percorrendo in lungo e in largo la città. Qui la vita scorre serena. Molti residenti viaggiano in bici, percorrendo gli spaziosi viali alberati che costeggiano il Reno. Il tenore di vita è medio alto. Si avverte aria di benessere economico. Ma non solo. Si avverte decisamente un ordine sociale importante, qui c’è un “wohlfahrt” che funziona alla grande.

M’informo nel dettaglio. È così. Qui i servizi sociali non sono un problema. C’è dell’altro che mi preme conoscere. Gettando ancora il mio occhio curioso fra la gente vedo scorrere varie etnie. Le medio orientali ci sono e in perfetta sintonia con i residenti nella quotidianità urbana. Qui, in Germania intendo, da un anno sono arrivati un milione di migranti, ma ora il flusso immigratorio è diminuito in modo notevole, dopo l'accordo con Erdogan. Per lo più di nazionalità siriana, ma anche irachena, albanese, afghana e palestinese. Come funzionano le politiche di accoglienza? Dove vivono qui i migranti? Come vengono integrati e inclusi? Chiedo e ho risposte assolutamente sorprendenti. Penso allo squallore dei nostri centri di accoglienza disastrati da un’organizzazione precaria e da risposte negative ai bisogni per la sussistenza dei migranti. Penso a forme discriminatorie sociali anche verso i bambini. Penso al degrado del “Baobab” a Roma. Penso al razzismo, alla xenofobia evidente che si respira nelle nostre città. Penso ai luoghi comuni sulla questione della religione. E non mi attendo che ci siano un mondo e un modo diverso.

Non sono preparata a vedere possibilità di inclusione che aprono a una nuova vita, in cui l’accoglienza offre una speranza per il futuro a questa gente che ha la sola colpa di fuggire da tragedie come la guerra, rischiando la vita su quei maledetti barconi della morte. Mi sbaglio, ed è bello riconoscerlo. Qui il migrante non è un diverso da guardare con occhio diffidente. Viene incluso nella vita sociale delle città. Viene sostenuto in tutto ciò che gli occorre per raggiungere la stabilità, se la desidera. La condizione c’è, ovviamente. Deve volerlo, rispettando alcuni dettami fondamentali che gli vengono proposti, ma anche imposti dai Comuni ove intende vivere e ricostruirsi un’esistenza dignitosa.

Ho la fortuna, visitando il luogo, e chiedendo con il “prurito” della giornalista, di entrare in contatto con un’associazione di volontari locali che supportano l'associazione protestante di pubblica utilità “Johanniter”. I volontari sono coordinati dalla dottoressa Angelina Monego, di chiare origini italiane. E ciò facilita anche il nostro incontro e la possibilità di ottenere dettagliate informazioni sull’organizzazione, sulle regole imposte dal Comune di Düsseldorf, sulla pianificazione della vita sociale e sugli step da raggiungere per ottenere lo status di rifugiato e la residenza. A Düsseldorf, presso la casa comunale “Altes Finanzamt Roßstraße”, un edificio dismesso per il trasferimento degli uffici dei servizi finanziari, risiedono 400 migranti. Il Comune ha disposto l'utilizzazione dello stabile alle famiglie dei migranti. Nella città però vi sono moltissimi profughi in alloggi d'emergenza.

Ma oltre l’alloggio i migranti hanno la possibilità di integrarsi perfettamente nella città, grazie al sostegno da parte dei volontari residenti che si sono attivati offrendo la disponibilità del loro tempo, pianificando l’assistenza quotidiana. “L’iniziativa è nata nel giugno dello scorso anno perché ci siamo resi conto che i migranti sostavano presso l’edificio, senza interagire con la vita cittadina. Abbiamo fatto un appello ai residenti tramite i network e in molti hanno aderito. A seguito li abbiamo avvicinati e da lì è nato un progetto che permette loro di integrarsi e di familiarizzare con la città e i residenti. Ora l'amministrazione dell' Altes Finanzamt è cambiata. Non dipende più dal Land, ma dalla città. Quindi i migranti che arrivano qui possono rimanere nella zona e ricevono corsi di lingua e un sussidio mensile” dice la dottoressa Monego.

E continua parlando di familiarizzazione con la città e con i residenti “Qua è tutto normale. Si accetta e si vive insieme, senza fare tante storie. Abbiamo accompagnato i migranti a visitare i quartieri. Nelle librerie hanno preso una tessera e i commessi hanno dato loro delle informazioni per poter frequentare liberamente il locale e sostarvi. C’è da dire che in questa zona, e anche nella zona della Rhur e della Renania, siamo abituati al fenomeno dell’immigrazione da sempre. Io stessa sono figlia di un immigrato italiano che si è stabilito qui dagli anni 50”. Il sostegno all’integrazione viene offerto anche economicamente dal Comune che stanzia dei fondi per la sussistenza, nella prima fase, finché il migrante non si stabilizza con l’inclusione nel mondo del lavoro. “Ci sono diversi gradi di accoglienza. Quella iniziale riguarda il superare il disagio abitativo - riferisce la coordinatrice - quando arrivano hanno a disposizione anche un magazzino ove dispongono di tutto ciò che serve per l’abbigliamento. Il guardaroba viene gestito in modo accurato dai volontari, pianificando i tempi della distribuzione. La chiesa protestante ha ricevuto dal Comune l’incarico di mettere a disposizione dei locali per favorire l’integrazione. Qui sono attivi corsi di lingua tedesca per permettere agli immigrati di integrarsi con la vita sociale. Si insegna la lingua in vari livelli. Inoltre facciamo attività con le donne accompagnandole in gite e facendo picnic con le mamme e i bambini. Alle donne siriane, soprattutto, piace molto mangiare”.

E prosegue: “La stabilità arriva con il documento di residenza (permesso di soggiorno) che viene concesso dopo la verifica dello status di richiedente asilo, procedura che richiede un anno di tempo.. La residenza ha la durata di tre anni e in questo periodo sono al sicuro da tutto, ma devono anche esprimere la volontà di diventare autonomi accettando un posto di lavoro che gli viene proposto dall’ufficio di collocamento. Nel periodo che precede l’autonomia economica usufruiscono di un sussidio relativo all’affitto di una casa e di un fondo mensile per le spese di base, non per gli extra. Ricevono anche un voucher per comprarsi i mobili. Un famiglia composta da quattro persone riceve intorno ai 1200 euro. Il Comune supporta in tutto il migrante che vuole rendersi autonomo, frequentando i corsi di lingua tedesca, superando i vari livelli di difficoltà e infine che voglia essere incluso nel mondo del lavoro” .

Le condizioni affinché questo avvenga dipendono dal raggiungimento di alcuni passaggi fondamentali e obbligatori. “Devono imparare la lingua tedesca fino al livello B1 e ricevono un certificato, poi iniziano a fare un addestramento per imparare un mestiere, oppure si cercano autonomamente un lavoro. Allora non ricevono più il sussidio stabilito” dichiara la Monego. Anche l’inserimento nelle scuole è avvenuto gradualmente, ma pienamente. “All’inizio c’era un po’ di caos e per un periodo i bambini non sono stati scolarizzati. Ora lo sono tutti. Mentre i giovani possono continuare ad approfondire lo studio della lingua tedesca, fino a raggiungere i massimi livelli e poi possono frequentare anche gli studi universitari, oppure accettano un lavoro che gli viene proposto dal collocamento”.

Casi di opportunismo per i privilegi ottenuti vengono abbattuti subito dai controlli sulla partecipazione alle attività proposte e sulle pagelle di frequenza ai corsi per l’apprendimento della lingua. “Ci sono controlli sistematici. L’ufficio di collocamento propone sempre un lavoro. Se il migrante che ha i requisiti non accetta, gli tolgono una buona parte del sussidio. C’è da dire che il tempo troppo corto, solo di un anno, non permette di fare un buon feedback delle risposte per l’inclusione nel mondo del lavoro. Anche perché la macchina burocratica tedesca è un po’ lenta e non era preparata ad accogliere un flusso migratorio di un milione di persone e la burocrazia non è così flessibile, anzi è molto rigida nel concedere le autorizzazioni necessarie”.

Partecipo da spettatrice ad una lezione di lingua. Arrivano i migranti a piccoli gruppi ordinati. Giovani donne siriane conversano con l’insegnante. Ritrose alle foto, infine accettano su invito della volontaria. In altro tavolo si siedono giovani iracheni. Sono con Solaine, una volontaria di nazionalità francese. Illustrazioni con frasi in arabo tradotte in tedesco tentano di favorire l’apprendimento della lingua. Comprendo che occorre tempo e volontà, ma anche tenacia e voglia di integrarsi con la nuova società. I migranti sembrano possederne i requisiti. C’è chi crede in loro e li accoglie. Per loro si apre una nuova possibilità di vita, e le ferite dello status di rifugiato possono essere risanate.

03/09/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alba Vastano

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