Brasile: la condanna di Lula fa parte della controriforma


Brasile: la condanna di Lula fa parte della controriforma Credits: https://www.flickr.com/photos/partidodostrabalhadores/

Il giudice Sergio Moro non si è limitato a condannare Lula, ha dato l'interdizione dai pubblici uffici al politico più popolare della storia brasiliana quando mancano solo quindici mesi alle elezioni presidenziali. Ora tutti guardano ai giudici di appello. Se manterrano la condanna, Lula non potrà essere candidato a Ottobre 2018 e il Brasile potrà continuare a essere in mano a un governo che rappresenta la costellazione di potere formata dalle banche transnazionali, dai grandi gruppi nazionali dell'industria e della finanza, dagli oligopoli mediatici e da una parte decisiva del potere giudiziario e dell'aristrocrazia politica rappresentata in parlamento.

Con la sua sentenza contro Luiz Inacio Lula da Silva, Moro ha risolto il dilemma dei dirigenti del Partito dei Lavoratori (PT). Da una parte si diceva:”Se Lula continua a diventare sempre più popolare, sarà più difficile che un giudice lo condanni, soprattutto se non ci sono prove sufficienti contro di lui”. Altri rispondevano: “Anche senza prove, Moro lo condannerà proprio perché Lula cresce nei sondaggi. Se il giudice non lo candanna, che senso avrebbe il golpe dell'establishment brasiliano contro Dilma Rousseff?”. I secondi si sono avvicinati di più alla realtà.

Dopo un anno di oscuramento di fronte ai settori popolari, la figura di Lula ha recuperato in buona parte la sua immagine positiva. L'ultimo sondaggio è stato pubblicato il 26 Giugno da Datafolha, di proprietà di un gruppo di imprese ostili al PT che detiene il giornale Folha de Sao Paulo. Se le elezioni si tenessero oggi, Lula sarebbe primo al primo turno col 30% dei voti contro il 16% dell'ultradestra di Jair Bolsonaro e il 15% di Marina Silva […]. Se Lula non fosse candidato, Marina vincere bbe contro Bolsonaro.

Secondo lo stesso sondaggio, Lula vincerebbe al secondo turno contro Geraldo Alckmin del Partito della Socialdemocrazia Brasiliana o contro Joao Doria (il milionario attualmente sindaco di Sao Paulo) dello stesso partito, e contro Bolsonaro. Contro Marina Silva, pareggerebbe invece col 40% [il sondaggio riporta un 20% di indecisi, NdT]

Il sistema del ballottaggio in Brasile è quello classico. Si va al secondo turno a meno che un candidato non ottenga al primo turno la metà più uno dei voti. Lula ha vinto due volte al ballottaggio e altre due volte ha vinto Dilma, nel 2002, nel 2006, nel 2010 e nel 2014.

Ovviamente questo sondaggio non considerava la condanna di Lula da parte di Moro. Se le intenzioni di voto per Lula non sembrano diminuire, le aspettative del PT nei confronti della decisione dei giudici di appello di Porto Alegre prende in considerazioni tre scenari e un precedente positivo. Lo scenario peggiore è la conferma della sentenza di Moro prima di ottobre 2018, confermando quindi la sospensione dei diritti politici. Il secondo scenario è che non ci sia la sentenza, che Lula sia lasciato in attesa di giudizio ma coi diritti politici. Lo scenario migliore è il rovesciamento della sentenza di primo grado. Le speranze del PT hanno un precedente con nome e cognome: Joao Vaccari. Si tratta del tesoriere del partito che fu assolto dallo stesso tribunale federale di Porto Alegre che dovrà valutare le sorti di Lula. Vaccari era accusato di partecipare a uno schema di corruzione attorno alla Petrobras, il difensore Luis Flavio Borges si è complimentato con i giudici di appello perché “le accuse e la sentenza si basavano solo sulla parola di un delatore”. Moro aveva invece condannato Vaccari a quindici anni di prigione.

La condanna di Moro contro Lula è arrivata proprio il giorno dopo il voto del Senato per la legge di riforma del lavoro che liquida il potere di contrattazione dei sindacati, distrugge i contratti collettivi, introduce il lavoro intermittente e, in controtendenza rispetto a tutto il mondo, aumenta le ore di lavoro al giorno. Il presidente Michel Temer ha portato avanti questa legge regressiva nonostante una popolarità al 7% e le accuse di corruzione. Nessuno scommetterebbe una caipirinha sulla permanenza di Temer nella sua carica. Se cadrà, in qualunque maniera, dovrà essere rimpiazzato con un voto a due terzi del Congresso, il nuovo presidente dovrà completare la legislatura che si chiude il 31 dicembre 2018.

Con o senza Temer, l'attacco ai diritti dei lavoratori e la sentenza contro Lula fanno parte dello stesso golpe: impedire che rinasca il Partito dei Lavoratori – dato che ora ha solo l'ex presidente come candidato spendibile – e completare nel tempo quella che i consiglieri di Lula e Dilma chiamano la “controriforma”: riportare il Brasile ai tempi della schiavitù.

Articolo apparso originariamente su Resumen Latinoamericano – Traduzione in italiano per La Città Futura di Paolo Rizzi

22/07/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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