Chi sono e che cosa vogliono i cooperativisti che hanno ucciso il viceministro Illanes?

Il governo boliviano di Morales di fronte alle proteste dei soci delle cooperative delle miniere


Chi sono e che cosa vogliono i cooperativisti che hanno ucciso il viceministro Illanes?

La Bolivia e il mondo intero sono rimasti sgomenti nell’apprendere che un gruppo di soci delle cooperative delle miniere ha ucciso il ministro Rodolfo Illanes. I “cooperativisti” vogliono riconsegnare le miniere alle multinazionali e negano la possibilità di sindacalizzazione dove ci sono soci dipendenti. E auspicano il ritorno della destra e l’affossamento del processo socialista di Morales.


di Daniel Mathews*

La Bolivia e il mondo intero sono rimasti sgomenti nell’apprendere che un gruppo di “cooperativisti” [i soci delle cooperative, ndr] ha picchiato a morte a Rodolfo Illanes. Non è per il fatto che fosse Viceministro degli Interni, e lo era. Non è neanche perché è andato disarmato a cercare una soluzione al conflitto, come d’altra parte è avvenuto. La morte di una persona per le percosse ricevute, qualsiasi incarico abbia e per qualisasi motivazione avvenga, è una chiara dimostrazione della qualità umana dei suoi torturatori.

Il problema è che c’è chi vede nella parola “cooperativa” una forma di organizzazione solidaristica dei lavoratori. Lo stesso Evo Morales pensava fosse così, che si potesse sviluppare una specie di “capitalismo popolare” consegnando le miniere alle “cooperative”. Però capitalismo e popolare sono due parole che non si accordano tra loro. Di sicuro quelle “cooperative” sono imprese, come le altre, con un pò di azionariato diffuso, che però sfruttano i lavoratori incluse le donne e i bambini occupati nel settore minerario.

La settimana passata i “cooperativisti” hanno occupato le strade della Bolivia con una richiesta: volevano gli fosse permesso di allearsi con le multinazionali. La richiesta pone due problemi. Uno è politico. Il processo socialista boliviano è iniziato per assicurare la sovranità al paese e per liberarsi dalle multinazionali. Non si può permettere che rientrino dalla finestra coloro che sono stati cacciati dalla porta. L’altro problema è legale. Le “cooperative” non sono padrone della miniera, sono concessionarie, il padrone è lo Stato boliviano. Pertanto non possono condividere una proprietà che non è loro.

Difronte agli attacchi dei “cooperativisti”, che hanno occupato le strade, aggredito poliziotti, causato danni con attacchi dinamitardi, il Governo ha scelto di affrontarli appoggiandosi ai lavoratori. Evo Morales ha modificato la Ley de Cooperativas per permettere che, laddove ci sia personale dipendente occupato, ci possa essere il sindacato. Questa rivendicazione minima della classe operaia, che esiste da secoli ed è riconsciuta dall’OIL [Organizzazione Internazionale del Lavoro, ndr], ha prodotto nuove sollevazioni da parte dei “cooperativisti”.

I “cooperativisti” hanno un programma di 24 punti uno più incivile dell’altro. A parte dare il via libera alle multinazionali e negare il diritto di sindacalizzazione ai loro lavoratori, chiedono di non farsi carico fiscalmente delle spese per i danni causati all’ambiente, la consegna di nuove aeree di sfruttamento e altro ancora.

E la morte del Viceministro non è il loro primo atto di violenza. Il 23 di agosto il Governo ha sequestrato due veicoli carichi di esplosivi e ha arrestato 10 “cooperativisti” inoltre, come riportato dal Governo, un agente è stato ferito a seguito dell’esplosione di una bomba. Il 24 di agosto il reporter Anacleto Mollo ha denuciato che quel giorno un gruppo di cooperativisti ha attaccato la Radio Andina del pueblo Challuma, nel dipartimento di Cochabamba, proprio mentre cominciavano i blocchi stradali verso Oruro, impedendo al personale della radio di trasmettere quanto avveniva. Il 25 c’è stato il sequesto e l’omicidio del viceministro Illanes. Ci sono più di 200 poliziotti feriti.

Tutta questa violenza non è casuale. Fa parte di una politica che è cominciata non appena Evo Morales è giunto al governo e cerca di destabilizzarlo per provocare così l’arrivo di un governo di destra. Nonostante questo tentativo il governo boliviano continua ad avere l’appoggio della maggioranza dei boliviani anche se ha pagato per alcuni scandali legati alla corruzione. Sarà comunque diffcile per i cooperativisti soffocare il processo socialista boliviano.

* Resumen Latinoamericano

Traduzione a cura di Marco Elia.

03/09/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Daniel Mathews

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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