Video delle due ragazze che chiedono all’Italia di pagare i rapitori

Un video pubblicato su YouTube con le immagini credibilmente autentiche delle volontarie italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria il 31 luglio scorso. Il video sarebbe stato girato il 17 dicembre. È Vanessa a parlare in inglese: ‘siamo in pericolo, il governo ci riporti a casa’. La conferma indiretta che c'è una trattativa in corso e che i sequestratori stanno cercando di alzare il prezzo.


Video delle due ragazze che chiedono all’Italia di pagare i rapitori

 

Un video pubblicato su YouTube con le immagini credibilmente autentiche delle volontarie italiane, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, rapite in Siria il 31 luglio scorso. Il video sarebbe stato girato il 17 dicembre. È Vanessa a parlare in inglese: ‘siamo in pericolo, il governo ci riporti a casa’. La conferma indiretta che c'è una trattativa in corso e che i sequestratori stanno cercando di alzare il prezzo.

di Ennio Remondino

La prima brutta eredità 2014 che piomba sul 2015, con i conti aperti da saldare. In contanti, ma di questo accenneremo dopo. Il filmato, drammatico nella sua concisione, mostra le due volontarie italiane con indosso l’“abaya” islamica di rigore. A sinistra è la più giovane Greta Ramelli, la ragazza bionda e più alta che conosciamo dalle foto scattate prima dell’azzardata avventura. Alla destra dell’inquadratura si riconosce chiaramente Vanessa Marzullo che tiene in mano ben leggibile un foglio con su scritto a mano la data: mercoledì 17 dicembre 2024, anche se alcune lettere e si leggono con difficoltà.

“Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo”, dice in inglese con un forte accento italiano e tenendo gli occhi bassi, la prima delle ragazze, Greta senza dubbio. “Supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in estremo pericolo e potremmo essere uccise”, prosegue con tono provato. “Il governo e i suoi mediatori sono responsabili delle nostre vite”, è la frase imposta dai sequestratori. Tutto avviene senza che Greta guardi mai la telecamera mentre Vanessa, col foglio strappato da un quaderno a spirale, muta, si lascia sfuggire uno sguardo verso la collega.

Rispetto alle fotografie circolate sul web prima del rapimento, le ragazze appaiono dimagrite e dai tratti ovviamente tirati. Il link al video pubblicato su YouTube è stato ‘postato’ da un giornalista arabo, Zaid Benjamin, su twitter (@ziadbenjamin) con l’hashtag #Syria A Video shows 2 Italian hostages believed they were aid workers held by Jabhat Al-Nusra http://youtu.be/ma6RoszaMPE (‘un video mostra due ostaggi italiane, probabilmente volontarie, tenute da Jabhat al-Nusra/). Le due hanno indosso una tunica nera che copre corpo e capelli, ma lascia libero il volto (l’abaya’, versione sunnita della chador).

Questa la sintesi da agenzia di stampa. I fatti scarsi e nudi. Con elementi di deduzione vari e di un certo interesse. Prima elemento, i sequestratori non sarebbero i ‘tagliagole’ di Isis ma gli jihadisti di Jabhat al-Nusra. La più ‘moderata’ al Qaeda. Secondo elemento è che la trattativa tra sequestratori e i nostri servizi segreti, l’Aise, era in corso e che puntava ad ottenere il rilascio delle due volontarie per Natale. Il filmato era stato girato per forzare sulla definizione del riscatto (si parla di milioni di dollari), poi qualche inciampo ha fatto slittare la pubblicazione del filmato e l’eventuale rilascio.

Fronte al Nusra, gruppo siriano legato ad Al Qaida, conferma di tenere in ostaggio Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. “Abbiamo noi le due italiane, perché il loro Paese sostiene i raid in Siria contro di noi”, afferma Abu Fadel, dell’organizzazione. “Siamo in una fase delicatissima, che richiede il massimo riserbo”. Lo dice una fonte d’intelligence a proposito degli sviluppi del sequestro delle due rapite. Il video è ritenuto autentico anche se qualche dubbio riguarda la data, indicata in un foglio tenuto in mano da una delle ragazze.

remocontro

02/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Ennio Remondino

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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