Cosa ci dicono (e ci insegnano) i giovani di Syriza

L’organizzazione giovanile di Syriza prende posizione sull’accordo firmato dal Governo Tsipras con l’Eurogruppo, rafforzando la componente del NO all’interno del partito. I giovani compagni greci, con la loro lucida analisi e la tenace passione che anima la loro volontà di lotta, ci fanno riflettere una volta ancora sulla necessità di un approccio più radicale e coraggioso di rottura con il dominio neoliberista dell’UE e dell’Eurozona e, più in generale, con il capitalismo. Lo scenario politico dei prossimi mesi e anni in Grecia non è affatto scontato e in questi giovani risiede la speranza di una ripresa del percorso iniziale intrapreso da Syriza.


Cosa ci dicono (e ci insegnano) i giovani di Syriza Credits: "SYN Youth 2007" by Michalis Famelis - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:SYN_Youth_2007.jpg#/media/File:SYN_Youth_2007.jpg

L’organizzazione giovanile di Syriza prende posizione sull’accordo firmato dal Governo Tsipras con l’Eurogruppo, rafforzando la componente del NO all’interno del partito. I giovani compagni greci, con la loro lucida analisi e la tenace passione che anima la loro volontà di lotta, ci fanno riflettere una volta ancora sulla necessità di un approccio più radicale e coraggioso di rottura con il dominio neoliberista dell’UE e dell’Eurozona e, più in generale, con il capitalismo. Lo scenario politico dei prossimi mesi e anni in Grecia non è affatto scontato e in questi giovani risiede la speranza di una ripresa del percorso iniziale intrapreso da Syriza.

di Davide Curcuruto

Parlando coi giovani compagni greci ci si rende conto che l’ondata di rassegnazione che ha colpito la sinistra italiana, non ha intaccato il loro spirito e che l’accordo raggiunto tra Governo Greco e “Istituzioni” Europee ha aperto nuovi e interessanti scenari.

E’ in atto un processo di radicalizzazione palpabile soprattutto nella giovanile di SYRIZA “Νεολαία ΣΥΡΙΖΑ” che si manifesta nella voglia di “ρήξη με το καπιταλισμός” (rottura con il capitalismo) che ormai sembra l’obiettivo principale (e legittimo).

I più sembrano concordare su un punto: Tsipras ha fallito e il dogma dell’europeismo di sinistra è morto con lui. Per i giovani greci non si è trattato di un “compromesso onorevole” ma di una capitolazione che SYRIZA avrebbe dovuto impedire con tutte le sue forze.

Eppure stiamo parlando di un Paese privo di materie prime e con un’economia al collasso e che in questi sei mesi non ha elaborato una reale alternativa.

Si è quindi nella fase del “Che fare?”: si tratta di elaborare un’alternativa che permetta alla Grecia di rompere le catene dell’Eurozona e del capitalismo stesso ma che allo stesso tempo non faccia collassare il paese nella fase di transizione.

E così si spiegano le assemblee che si moltiplicano nella capitale ellenica organizzate soprattutto dalla sinistra di SYRIZA: quell’ala sinistra “ortodossa” ma anche “movimentista” che ha saputo intercettare le simpatie del quartiere popolare e anarchico Exarchia e del Diktio (storico centro sociale ateniese).
Sottolineiamo anche che la radicalizzazione in atto nella sinistra giovanile non è tanto aprioristicamente “ideologica” quanto sinteticamente “politica”: difatti la Piattaforma di Sinistra giovanile e la Piattaforma Comunista (area trotzkista) hanno preso rispettivamente soltanto il 15,2% (10 membri al CC) e il 2,2%( un solo membro al CC) dei voti nell’ultima Conferenza, scavalcate dal Movimento di Sinistra 35,1 % (24 membri al CC) e dall’area di maggioranza vicina a Tsipras con il 47,4 % (32 membri al CC), che hanno presentato il documento di fondazione.
A questo punto risuonano più attuali che mai le parole di Ernesto Che Guevara sul ruolo dei giovani comunisti: Il giovane comunista deve proporsi di essere il primo in tutto, lottare per essere il primo, e sentirsi infastidito quando in qualcosa occupa un altro posto. Lottare per migliorare, per essere il primo. È chiaro che non tutti possono essere il primo, ma essere fra i primi, nel gruppo di avanguardia si. Essere un esempio vivente, essere lo specchio dove si guardano i compagni che non appartengono alla Gioventù Comunista, essere l'esempio cui possano guardare gli uomini e le donne di età più avanzata che hanno perduto quel certo entusiasmo giovanile, che hanno perduto la fede nella vita e che di fronte allo stimolo dell'esempio reagiscono sempre bene. Questo è un altro compito dei Giovani Comunisti.
Di qui la dichiarazione, tradotta in italiano, della Gioventù di SYRIZA che si configura come una netta presa di posizione contro il Terzo Memorandum:
“L’accordo raggiunto dopo i negoziati del governo SYRIZA-ANEL il 13 luglio è senza ombra di dubbio una sonora sconfitta per le forze della sinistra radicale in Grecia. Il colpo di Stato messo in atto dai creditori non è che l’ultimo episodio di una serie di ricatti che hanno portato il governo in un vicolo cieco.

Ciononostante, da parte nostra sarebbe molto riduttivo interpretare l’esito della trattativa esclusivamente come il frutto delle scelte dei creditori. Giudichiamo negativamente l’enorme sottovalutazione dei rapporti di forza dell’Eurozona, l’assoluta convinzione che gli argomenti razionali avrebbero potuto convincere le istituzioni a raggiungere un accordo reciprocamente soddisfacente, ma anche il fatto che la minaccia di una grexit avrebbe potuto essere devastante per la vittoria del nostro progetto. Tutto questo ha contribuito in maniera decisiva alla mancanza di un piano alternativo di rottura che avrebbe potuto funzionare sia nel contesto delle trattative che come scelta del governo, mancanza determinante per l’esito dei negoziati.

Allo stesso tempo, l’aver indugiato a lungo nei negoziati tecnici dando per scontato il raggiungimento di un compromesso onorevole, non ha lasciato spazio all’entusiasmo e alle potenzialità create dalla partecipazione della società contro l’egemonia dei tecnocrati e la prosecuzione delle stesse politiche del passato come se non fosse cambiato nulla. Inoltre, non abbiamo compiuto una serie di atti unilaterali che avrebbero potuto spostare il campo di battaglia all’interno del Paese, per consolidare i rapporti con il mondo che rappresentiamo, per dar luogo a nuove lotte e per assicurare risorse utili alla realizzazione del nostro programma.

In questa situazione, l’inconsistenza del meccanismo partitico (partito e gioventù) è stata determinante. La non convergenza del Comitato Centrale di SYRIZA prima della votazione dei prerequisiti, ha spostato il peso su organi inadatti come il gruppo parlamentare e sulle responsabilità personali o la coscienza di ciascun parlamentare. L’atrofia degli organi direttivi e le decisioni prese al di là dei collettivi sono facce complementari dello stesso rapporto.

L’accordo sottoscritto porta il timbro dello schiacciante rapporto di forza nell’Eurozona e dei ricatti a carico del governo e del popolo greco. Il vicolo cieco in cui siamo ci costringe a riesaminare le lotte e la direzione da dare al programma politico. L’UE e l’Eurozona sono istituzioni che promuovono il neoliberismo, limitando pesantemente le possibilità di un cambiamento. La nostra strategia internazionalista deve passare attraverso l’abbandono di queste istituzioni: è una questione di democrazia e sovranità popolare, e il presupposto per mettere in dubbio il neoliberismo.

Il voto del terzo memorandum va contro le nostre origini ideologiche, le nostre promesse pre- elettorali, le nostre decisioni collettive e sconfessa un lungo percorso di SYRIZA, con il rischio di schiacciare la speranza per un percorso diverso nell’unico Paese dell’UE dove la sinistra ha riportato una vittoria storica. Per questi motivi siamo contro l’accordo.

È un bisogno imperativo, in questa fase, convocare immediatamente il Comitato Centrale di SYRIZA per realizzare subito un congresso straordinario, che costituisce l’ente più alto di decisione del partito, e che ha la responsabilità collettiva per il rendiconto del precedente periodo e il piano strategico del prossimo periodo. Inoltre SYRIZA ha la responsabilità di proteggere tutti i suoi membri dagli attacchi personali che subiscono, attacchi che non hanno nulla in comune con i principii e i valori della sinistra.

In tutto ciò, non possiamo trascurare l’importante risultato del referendum. In questo caso il governo, scegliendo di dare la parola al popolo, è riuscito per un breve periodo a renderlo protagonista contro i ricatti, l’asfissia finanziaria, le banche chiuse e la frenesia mediatica. Il referendum come processo sociale e il suo esito indicano che la lotta per la formazione di un blocco sociale che aprirà nuove strade per l’allargamento della democrazia, della cooperazione e della solidarietà in ogni aspetto della vita sociale, è più attuale, e potenzialmente vincente, che mai.

Per quanto ci riguarda, lottare per un mondo più giusto non è una giustificazione morale, ma un modo per cambiare la nostra quotidianità, trasformare le nostre vite e la società. Continueremo su questa strada tenendo sempre bene a mente che la storia è un mare di possibilità su cui lottiamo continuamente per rendere fattibile ciò che ora potrebbe sembrare insensato”.

26/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: "SYN Youth 2007" by Michalis Famelis - Own work. Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:SYN_Youth_2007.jpg#/media/File:SYN_Youth_2007.jpg

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L'Autore

Davide Costa

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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