La crisi di Syriza e la nascita di Unità Popolare

Il maggiore partito della sinistra radicale SY.RIZ.A (Synaspismos Rizospastikìs Aristeras ovvero Coalizione della Sinistra Radicale) nasce come tentativo di riaggregare tutta la sinistra post- comunista greca che come in molti altri paesi dell’Europa è andata frammentandosi dopo la caduta del Muro di Berlino.


La crisi di Syriza e la nascita di Unità Popolare

Antefatti: dalla vittoria del 25 gennaio al referendum del 5 luglio

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di Davide Costa Curcuruto

Il maggiore partito della sinistra radicale SY.RIZ.A ( Synaspismos Rizospastikìs Aristeras ovvero Coalizione della Sinistra Radicale) nasce come tentativo di riaggregare tutta la sinistra post- comunista greca che come in molti altri paesi dell’Europa è andata frammentandosi dopo la caduta del Muro di Berlino: in esso quindi convivono (anzi convivevano) culture e istanze politiche molto diverse che andavano dal riformismo eurocomunista al massimalismo marxista (per non parlare delle sfumature e correnti pacifiste, ecologiste, ecosocialiste e troskiste, insomma di tutto). Il partito pur con tutte le sue differenze si era presentato alle elezioni del 2012 con un programma abbastanza importante che prevedeva punti fondamentali come l’uscita dalla NATO, la cancellazione del debito (o quantomeno una drastica) riduzione e la nazionalizzazione delle banche.

Ma la sconfitta per una manciata di voti di Giugno 2012 ha convinto i gruppi dirigenti che fosse arrivato il momento di erodere voti dal bacino di voti del PASOK e che quindi fosse giunta l’ora di adottare un’ottica prettamente governista per arginare le pressioni interne ed esterne: bisognava quindi moderare ancora più il programma. Ed ecco che quindi spunta il programma di Salonicco: fuori nazionalizzazioni, cancellazioni e uscita dalla NATO, dentro un programma neokeynesiano basato sulla contrattazione per la riduzione dell’immenso debito greco e quindi l’immissione di liquidità per far ripartire la disastrata economia greca.
Questo crea i primi malcontenti delle aree più oltranziste ma tutto sommato SYRIZA rimaneva un partito anti-memorandum quindi l’unità non veniva minata. L’operazione riesce e alle elezioni del 25 gennaio 2015 si attua la storica impresa: con un 36,34% SYRIZA diventa primo partito della Grecia, il PASOK invece è crollato. La vittoria di SYRIZA viene sentita come la vittoria di tutta la Sinistra Europea e Tsipras appena eletto dichiara in piazza Klafthmonos che l’austerità in Grecia era finita e che adesso toccava a noi vincere, riferendosi alle delegazioni straniere. 

Fu una notte di festeggiamenti fra cori di Bella Ciao e Bandiera Rossa (cantate dai compagni Greci rigorosamente in Italiano) e ci abbiamo creduto tutti.
Ma le difficoltà erano dietro l’angolo e già il 26 gennaio ci furono i primi problemi: SYRIZA aveva 149 seggi e ne servivano 151 per formare il governo. Il KKE non voleva sentirne e la dirigenza SYRIZA non era molto convinta di un’alleanza a sinistra con i comunisti euroscettici.
Allora si è guardato a destra: il PASOK mediaticamente sarebbe stato troppo sconveniente e allora contro ogni aspettativa si è raggiunto l’accordo col partito borghese di destra conservatrice AN.EL. per un governo “anti-memorandum”. Niente governo di classe.
Questo scatena le prime rivolte nel Partito, ma l’intransigenza del KKE fa passare questa mossa. L’agenda di governo comincia quindi a prendere forma e sul fronte interno tutto procede. Ma lo scoglio più grande rimane l’Europa che non ne vuole sapere di trattare e di finirla con l’austerità: creare precedenti era pericoloso soprattutto con una Spagna vessata dalle stesse politiche di austerità e che a breve avrebbe votato. 

L’illusione dell’Europa dei popoli si sgretolava nelle mani del Primo Ministro greco e il bivio mai accettato rottura o resa cominciava a prendere forma.
Il 20 Febbraio la Troika con cui non si doveva avere più nulla a che fare, viene chiamata “istituzioni” e le trattative al ribasso iniziano: a nulla valgono gli ammonimenti del partigiano greco che strappò la bandiera nazista dal Partenone, Manolis Glezos, per evitare una mutazione genetica del partito.
Così il governo greco entra in una spirale che lo porta fino all’oblio.
Le “istituzioni” continuano a chiedere sempre più e dato che l’unica arma in mano al Governo Greco ovvero la minaccia di un’uscita dall’eurozona e la rottura socialista non viene nemmeno menzionata, in nome di un “europeismo internazionalista e progressista”, le richieste diventano sempre più pesanti: d’altronde perché non farlo? L’UE in quanto istituzione borghese aveva tutto da perdere da un allentamento del cappio e sapeva che il Governo greco non avrebbe fatto l’estremo passo.
La sinistra SYRIZA (Piattaforma Sinistra, KOE, Tendenza Comunista) che aveva avvisato fin dall’inizio della debolezza della politica concertativa con l’UE, si ribella e ammonisce: non accettare un terzo memorandum, prendere atto del fallimento dell’eurocomunismo, non cedere ai ricatti e svoltare a sinistra. 

L’Eurogruppo allora mette sul piatto il ricatto finale: memorandum o uscita. Tsipras allora si trova in mezzo a una tempesta politica: accettare e arrendersi distruggendo il Partito o rifiutare e gestire il Grexit (per cui effettivamente non si era pronti dato che il Governo aveva escluso a prescindere questa opzione). Allora prende una decisione coraggiosa che ricompatta il Partito: far decidere al popolo tramite referendum il 5 luglio. Tsipras chiede di votare OXI (NO) per poi tornare a negoziare: vince ancora con il 61,3 %.

La mutazione genetica di SYRIZA in partito “pro-mnimnoiako”

Ma la strategia riformista di Tsipras è destinata a fallire ancora. La forza propulsiva del referendum popolare non entra minimamente nelle stanze del potere di Bruxelles che continua a sostenere il ricatto con misure anche più dure di quelle pre-memorandum: l’obiettivo è chiaro, umiliare il “governo di sinistra” e distruggere le richieste spagnole sul nascere. Viene anche rimosso dal suo incarico il ministro keynesiano Varoufakis che aveva condotto fino a quel momento le trattive. Il re è nudo e l’Unione Europea si mostra per quello che è sempre stata: un’unione imperialista di stati capitalistici fondata sul libero mercato deregolamentato in funzione antipopolare, antioperaia e (ai tempi) antisovietica. Ma per il riformismo intransigente l’Europa è più importante di tutto e lasciarla porterebbe al disastro. 

Tsipras e il suo governo quindi presentano al parlamento l’impresentabile: un terzo memorandum.
SYRIZA quindi si spacca e tutto degenera velocemente:
- 8 parlamentari di SYRIZA fra cui esponenti di spicco come il ministro Lafazanis, Varoufakis stesso e la presidentessa del Parlamento si astengono
- 2 votano facenti parte dell’ex KOE (partito comunista maoista greco) contro
- 15 votano a favore, ma con dichiarazione di contrarietà.
A nulla valgono la contrarietà di 109 membri del Comitato Centrale su 201, le dichiarazioni di dissenso di intere federazioni di partito, dell’intera giovanile Neolaìa SYRIZA (forza propulsiva del partito) e dello stesso segretario di partito (che in seguito alla scissione si dimetterà puntando il dito contro l’antidemocraticità dei metodi usati da Tsipras e affermando di non poter essere il segretario dei memorandum e delle divisioni); Tsipras va avanti come un treno soffocando i dissidenti con il burocratismo.

Man mano che si presentano varie misure e completamenti antipopolari contrari al Programma di Salonicco, il dissenso nel partito cresce: non è più solo Piattaforma Sinistra ma anche parte della maggioranza che aveva eletto Tsipras a dissentire e ciò riverbera nei voti dei parlamentari, le astensioni divengono voti contrari e i voti favorevoli astensioni.
La spaccatura diviene troppo profonda e si chiede il congresso straordinario, ma Tsipras riesce a far rientrare fra i ranghi l’ala dissidente della sua maggioranza e far slittare questo a Settembre, quando ormai il Terzo Memorandum sarà realtà rendendo il congresso di fatto una farsa. SYRIZA agonizzante e divisa ancora resiste nella speranza che il governo ritrovi la strada di Salonicco fino al 13 agosto, data in cui si dovevano votare le misure più brutali per chiudere il pacchetto di misure imposte dall’Eurocrazia.

In questa data il dissenso disperato raggiunge l’apice con 32 voti contrari, 11 astenuti e 1 assente: in totale 44 parlamentari di SYRIZA su 149 si rivoltano contro il proprio governo e considerando che la legge greca prevede che per governare anche con un governo di minoranza, siano necessari almeno 120 voti e considerando che la maggioranza è di 162 voti e sottratti quei 44 si arriva a 118, Tsipras è costretto a chiedere la fiducia il 20 agosto, anche se il pacchetto passa con i voti dell’opposizione borghese.
Questo atto sancisce la definitiva mutazione genetica di SYRIZA in partito “pro-mnominiako” come gli altri, trasformando il parlamento in un teatrino, quel parlamento che era stato definito “anti-memorandum”! Ormai a sostenere la lotta all’austerità sono di fatto solo 17 fascisti che sperano di cavalcare il fallimento della “sinistra”, 15 comunisti del KKE e 44 dissidenti. 

Ma il 20 agosto succede qualcosa di inaspettato: lo stratega del riformismo burocratico fa la sua mossa e si dimette insieme al suo governo annunciando elezioni anticipate il 20 settembre! La strategia è chiara: eliminare i dissidenti dal parlamento prima del congresso mettendoli davanti al bivio “ zitti con la SYRIZA del memorandum o da soli per perdere”.
(Tra l’altro ricordiamo che una clausola della legge elettorale greca impedisce il voto di preferenza in caso di elezioni ravvicinate e si ricorre alle liste bloccate elaborate dalle segreterie di partito e chissà chi escluderebbe Tsipras da queste liste…)
Tsipras gode di un sostegno popolare forte considerato anche che le misure recessive sono state sì votate, ma ancora non messe in atto, mentre la sinistra di SYRIZA non esiste ancora fuori dal partito e sicuramente costruire nuovi organismi, nuove alleanze sociali, nuove strategie e nuove strutture sarà quantomeno complicato in un mese soltanto. 

Ovviamente la scissione si è consumata ed è nata con 25 parlamentari Λαϊκή Ενότητα – Unità Popolare, parafrasando quel Unidad Popular che portò il marxista Allende alla guida dello Stato Cileno.
La partita quindi è ancora aperta. 

30/08/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Davide Costa

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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