Duterte rompe i negoziati e dichiara la “guerra totale”: il punto di vista dei comunisti filippini

Intervista ad Asterio Palima, rappresentante del NDFP e parte attiva delle negoziazioni di pace in corso tra il governo delle Filippine e la resistenza popolare guidata dai comunisti.


Duterte rompe i negoziati e dichiara la “guerra totale”: il punto di vista dei comunisti filippini Credits: pri.org

Un paese prostrato dall’arroganza imperialistica di cui, però, non sentiamo mai parlare, non conosciamo la storia, ignoriamo l’eroica battaglia della sua gente. Sono 47 anni che nelle Filippine è in corso un conflitto asprissimo e sanguinoso. Dopo quasi quattro secoli di dominazione spagnola e più di cent’anni di controllo statunitense, con una breve parentesi di occupazione militare giapponese durante l’ultimo conflitto mondiale, oggi il popolo filippino si trova ancora nell’impossibilità di liberarsi definitivamente dallo sfruttamento e dall’imperialismo occidentale e dare vita ad un proprio percorso di sviluppo autonomo e progressista per i lavoratori del proprio paese.

Negli ultimi cinquant’anni circa, tuttavia, la mobilitazione popolare contro la dittatura di Marcos ha prodotto enormi passi avanti grazie all’azione di guerriglia del Nuovo esercito popolare [1] nato dal Partito comunista delle Filippine [2] i quali non a caso, come sempre avviene per le formazioni scomode ai poteri dominanti, sono stati inseriti nella lista delle organizzazioni terroristiche assieme al leader José María Sison, che è anche alla guida del Fronte Democratico Nazionale delle Filippine (NDFP) [3] che conduce oggi le negoziazioni di pace.

Quello che oggi l’NDFP chiede al governo è il rilascio degli oltre 400 prigionieri politici e la stipulazione di accordi inerenti la gestione economica del paese, a partire da una riforma agraria, che distribuisca la terra ai contadini, e da un piano di sviluppo industriale che rilanci il paese verso un decisivo miglioramento e autonomizzazione.

Ma l’iniziale speranza che la presa del potere da parte di Duterte potesse favorire tale processo di pace e portare finalmente ad una positiva conclusione i decenni di lotte e sacrifici da parte della resistenza filippina, oggi sembra svanire. Della situazione attuale ci parla Asterio Palima [4], rappresentante del NDFP nei paesi nordici e parte attiva delle negoziazioni di pace.

[Domanda]. Quali sono gli sviluppi recenti nelle Filippine?

[Asterio Palima] Dopo la dichiarazione del Governo delle Filippine (GRP) del suo cessate il fuoco unilaterale sei mesi fa, le Forze Armate delle Filippine (AFP) e i loro paramilitari hanno incrementato gli attacchi sulle aree controllate dal Nuovo Esercito del Popolo (NPA) e sui villaggi che venivano sospettati di essere simpatizzanti dell'NPA. Dal momento che l'NPA ha rispettato la dichiarazione unilaterale di cessate il fuoco del Fronte Democratico Nazionale (NDFP), l'NPA si è spostata nei dintorni e ha evitato scontri con l'AFP.

Il 21 gennaio, a due giorni dall’inizio delle negoziazioni GRP-NDFP a Roma, una grossa forza dell'AFP ha attaccato un battaglione dell'NPA. L'unità NPA si è ritirata, ma le truppe AFP l'hanno inseguita e in seguito hanno subito un’imboscata dell'NPA, che ha provocato molte vittime.

Questo e altri attacchi simili da parte dell'AFP, uniti all'assassinio di dirigenti civili dei popoli indigeni e delle organizzazioni di massa, hanno portato all'annuncio – l'1 febbraio – da parte del NDFP della fine del suo cessate il fuoco unilaterale, con effetto dal 10 febbraio, in modo da permettere all' NPA di difendere i villaggi.

Il governo ha immediatamente posto fine al suo cessate il fuoco unilaterale, intensificato gli attacchi armati, persino arrestando uno dei consulenti del NDFP nei negoziati di pace di Roma. Questo rappresenta una grave violazione dell'Accordo Congiunto sulla Sicurezza e le Garanzie di Immunità. Duterte ha poi definito l' NDF-CPP-NPA come dei “terroristi” in un discorso pubblico, mentre l'AFP e le forze paramilitari hanno attaccato circa 500 villaggi e assassinato diversi dirigenti civili e attivisti.

Il Dipartimento per la Difesa Nazionale ha annunciato una “guerra totale” e Duterte ha annunciato la fine delle negoziazioni di pace.

[D] Perché ritenete che Duterte abbia preso queste misure?

[A. P.] Duterte, nonostante le sue affermazioni e azioni di 5-6 mesi fa in merito alla liberazione dalla dominazione straniera e alla soluzione dei problemi sociali, alla fine si è sottomesso alle pressioni della classe dominante – attraverso l'AFP e i suoi paramilitari – per porre fine al processo di pace. Questa classe dominante perderebbe la sua presa sul Paese nel caso in cui un accordo futuro sulle riforme sociali e economiche comprendente la sovranità, l'industrializzazione nazionale e una genuina riforma agraria, venisse implementato.

[D] Qual è il ruolo degli Stati Uniti in questa situazione?

[A. P.] Da quando l'imperialismo USA ha invaso le Filippine nel 1898, ha dominato la società filippina dal punto di vista sociale, economico, politico, culturale, militare e sotto altri aspetti, eccettuati i pochi anni di occupazione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il capitalismo monopolistico straniero ha sfruttato il Paese attraverso una piccola élite dominante. Allo stesso tempo, le Filippine sono un fondamentale cardine della strategia degli Usa iniziata qualche anno fa di spostare la loro attenzione sull'Asia. Vogliono mantenere lo status quo nell'area.

[D] Qual è la vostra posizione riguardo alla cd. “guerra alla droga” lanciata dal governo?

[A. P.] L'NDFP ha criticato Duterte per la sua “guerra alla droga” che ha ucciso migliaia di sospetti tossicodipendenti e spacciatori di basso livello provenienti prevalentemente dai settori poveri del popolo, mentre i signori della droga – molti dei quali alti ufficiali del governo, della polizia e dell'esercito – sono stati lasciati liberi. Il governo rivoluzionario, nelle aree che controlla, dialoga e convince i tossico-dipendenti e fornisce loro riabilitazione, mentre i signori della droga vengono sottoposti alla giustizia rivoluzionaria.

[D] Cosa ritenete che accadrà nelle prossime settimane?

[A. P.] Gli scontri armati nelle Filippine stanno crescendo giorno dopo giorno. Solo negli ultimi dieci giorni ci sono stati almeno 30 scontri a fuoco e alcune battaglie, a Luzon – nel nord –, sono ancora in corso.

La richiesta di continuare le negoziazioni sta arrivando da sempre più organizzazioni di massa, istituzioni come l'Università delle Filippine e dalla Camera del Congresso, personalità importanti, organizzazioni estere di migranti, anche da un membro del Parlamento del Regno Unito.

[D] Come possono favorire la ripresa dei negoziati le organizzazioni estere simpatizzanti?

[A. P.] Abbiamo bisogno dell'appoggio di tutte le organizzazioni all'estero nel diffondere le notizie e l'informazione sugli eventi nelle Filippine e sulle questioni affrontate nelle negoziazioni di pace attraverso i social media, i tradizionali mezzi di comunicazione come TV, radio e giornali così come attraverso conferenze e altre iniziative. Risoluzioni che spingano le parti a continuare il dialogo, con o senza il cessate il fuoco, in modo da continuare i passi avanti significativi nelle discussioni sull' accordo sulle riforme sociali ed economiche.
Solo attraverso l'applicazione di profonde riforme sociali ed economiche si può ottenere una pace giusta e duratura.

Note

  1. NPA (Nuovo Esercito Popolare) – Guidato dal Partito Comunista delle Filippine, dal 1969 combatte una guerra popolare, prima contro la dittatura di Marcos e poi contro i regimi neo-coloniali che vi sono succeduti. Controlla aree e villaggi in quasi tutte le provincie del Paese.
  2. CPP (Partito Comunista delle Filippine) – Di ispirazione maoista, fondato nel 1968, è tuttora la forza principale nella rivoluzione democratica nazionale delle Filippine.
  3. NDFP (Fronte Democratico Nazionale delle Filippine) – E' una coalizione di decine di organizzazioni di massa progressiste, sindacati, partiti, organizzazioni dei popoli indigeni. L'NPA e il CPP ne costituiscono l'avanguardia.
  4. Nato nel 1943 e cresciuto nei quartieri poveri di Manila. Laureato all’Università delle Filippine (UP), ha lavorato nella stessa università dopo la laurea. È stato professore di Fisica e attivista fino a quando le truppe del dittatore Marcos hanno tentato di arrestarlo di notte prima della proclamazione della legge marziale nel 1972. Ha poi lavorato in clandestinità dal 1972 fino alla sua riapparizione in pubblico nel 1983 in Svezia. Ha sviluppato un lavoro di contatto in Cina, Hong Kong e nei paesi Nordici ed europei sin dal 1974. Membro della delegazione di pace del Fronte Democratico Nazionale dal 1991.

18/02/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: pri.org

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L'Autore

Francesco Delledonne

Responsabile relazioni internazionali Fronte Popolare

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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