È cominciato per durare tutto il tempo di cui ci sarà bisogno - Parte I

Francia: circa 400.000 persone hanno sfilato contro il progetto di legge sul lavoro.


È cominciato per durare tutto il tempo di cui ci sarà bisogno - Parte I

“C’est parti pour durer le temps qu’il faudra” (da Libération del 31/03/2016) di Luc Peillon, Jean-Manuel Escarnot, Célian Macé, Sylvain Mouillard, Amandine Cahilol e Guillaume Frouin. 

Circa 400.000 persone hanno sfilato, contro il progetto di legge sul lavoro, quasi il doppio del 9 marzo. A Parigi, Tolosa e Nantes. Libération ha fatto un sondaggio tra i manifestanti: stop o ancora?

traduzione a cura di Laura Nanni

Un colpo di spada sulle misure più controverse, un clima da far raffreddare un orso bianco e la metà delle organizzazioni sindacali (riformiste) che si sono riunite intanto col governo: tutto annunciava un reflusso della mobilitazione, giovedì, contro il progetto di legge-lavoro. Tutto… Salvo la determinazione degli oppositori. Tre settimane dopo il lancio del movimento, e malgrado l’affanno del 17 e del 24 marzo, 390.000 persone in tutta la Francia, di cui quasi 30.000 nella capitale, secondo il ministero dell’Interno, sono di nuovo scese in piazza per questa quarta giornata d’azione. Circa il doppio della prima giornata di contestazione, il 9 marzo (224.000). Da Parigi a Tolosa passando per Nantes, una costante: la volontà di restare in mobilitazione fino al ritiro completo del testo. Già giovedì sera la Confederazione Generale del Lavoro – CGT annunciava due nuove manifestazioni: il 5 e il 9 aprile.

Ore 8, Parigi

Per tagliare l’erba sotto i piedi dei liceali, una ventina di presidi hanno deciso di chiudere i loro istituti. L’impilamento dei secchioni davanti la porta della gabbia è divenuto un esercizio vano, l’atmosfera è dunque sorprendentemente cupa, questo giovedì alle 8, davanti i licei Dorian, Arago e Ravel, vicino a place de la Nation. Solo il liceo Hélène-Boucher ha riprodotto il blocco delle settimane passate. Gli studenti sono preparati: calzini rivestiti con uno strato di plastica contro le infiltrazioni di pioggia, cartelli scritti in anticipo e percorsi del corteo comunicati per SMS.

“Si impara presto, e si è provveduto anche per dei kit medici, spiega Juliette, studente della prima classe. Nel mio zaino, ho del siero fisiologico, delle bende, del disinfettante…”. Perché i liceali ricordano, dall’ultima settimana, che possono essere colpiti dalla polizia. Il video di uno studente del Bergson colpito da un agente, in particolare, è stato visto più di 2 milioni di volte. 

In queste condizioni, la difesa del codice del lavoro è rimpiazzata, nelle discussioni, dalla denuncia delle violenze da parte della polizia. In place de la Nation, un po’ più tardi, gli studenti del liceo Henri-Bergson sono gli eroi del raduno. Il loro arrivo è salutato da un urrà generale. Circa 3.000 studenti compongono il corteo che deve raggiungere la manifestazione degli adulti, a place d’Italie. Il corteo è circondato da vicino da agenti del CRS (Corpo di polizia addestrato alla guerriglia) e da uomini del BAC (Brigata anti-criminalità), col bastone telescopico in mano.

Al centro del corteo, i più rissosi - una quindicina di persone - si equipaggiano con discrezione di guanti, proteggi-tibia, e tirano su le loro sciarpe. Ci vorranno meno di dieci minuti perché scoppino i primi scontri. I liceali impiegano due ore per raggiungere place d’Italie.

Ore 11, Tolosa

Il viale Jean-Jaurès, pieno di gente, attesta l’importanza della mobilitazione: 20.000 persone secondo la polizia - cinque volte di più secondo gli organizzatori - hanno risposto all’appello. “Sta succedendo qualcosa, la proporzione dei salariati aumenta”, sottolinea Bernard Dedeban, segretario del sindacato FSU 31. Con un rullo di tamburo, uno slogan: “Né emendabile, né negoziabile” lancia la partenza.

“C’est parti pour durer le temps qu’il faudra pour obtenir le retrait total de la loi” [1], pronostica Abdallah, 47 anni, prof in un liceo. Quest’ultimo sente una determinazione forte attorno a lui, con un movimento che si sta organizzando.

“Il seguito è domani con le Assemblee generali nelle imprese e negli istituti scolastici per preparare dei blocchi e ritrovarsi di nuovo in strada martedì, aggiunge. L’esasperazione c’è, attizzata dalla dichiarazione di Valls sulla buona tenuta dello SMIC (il salario minimo garantito) francese. Ma si è domandato come si fa a Tolosa con 1.100 euro netti e un affitto per un bilocale di 600?

Naso rosso, maquillage bianco, pantaloni a sbuffo e scarponi slacciati: Quintino, 21 anni, e Dorian, 20 anni, studenti mascherati, vedono un “movimento che prende l’ampiezza di una società impregnata di una violenza latente”.

Sorridenti, malgrado la pioggerella che comincia a cadere, Franck, 24 anni, e Paul, 26 anni, e Thibaut, 25 anni, ingegneri, pensano “può cambiare qualcosa qui, se le manifestazioni continuano a crescere”. Tuttavia sono i soli del loro laboratorio ad aver deciso di fare sciopero.

Amanda, 30 anni, badante e militante di Voce proletaria, a metà percorso: “Questa manifestazione non è né il punto più alto né la fine, è l’inizio con il movimento degli studenti e gli scioperi che si annunciano”. Più offensiva, la seconda parte del corteo condotta dai giovani e da un gruppo di interinali manifesta in maniera forte il proprio rigetto totale pe la legge del lavoro.

“Ci sono più liceali che nella prima manifestazione, constata Laure, una studentessa di 20 anni. È bene unirsi con i lavoratori, sennò non se ne uscirà”. Iniziata nella calma, la manifestazione si disperde nelle violente risse con la polizia.

12.30, Parigi

Il corteo dei liceali e degli studenti attraversa la Senna e inizia la risalita del boulevard de l’Hopital, che porta a place d’Italie. La scena è inusuale: la testa del corteo è preceduta da un gran numero di CRS, che avanzano a marcia indietro. Anche la disposizione ai lati: le forze dell’ordine circondano la folla in maniera serrata. L’atmosfera si rilassa vicino a place d’Italie, quando i giovani cominciano a unirsi ai sindacati. Le casse audio diffondono le solite canzoni: On lâche rien, Bella Ciao, l’Internazionale… Francis, 50 anni, vuole credere che con il ritorno delle belle giornate, la mobilitazione crescerà. Questo funzionario, distaccato presso Orange, sindacato FO, ha fiducia: “Si è visto con la perdita della nazionalità [2], questo governo può fare marcia indietro”. Spera che la società civile continui a mobilitarsi a tutti i livelli, con manifestazioni e scioperi.

Francis conta sicuramente sui giovani per mantenere la dinamica, perché i salariati perdono del denaro quando fanno sciopero. “Ma saremo lì per seguirli”, aggiunge Patricia, salariata nel settore dell’infanzia, manifesta per la seconda volta contro il progetto di legge. Riconoscendo le difficoltà per mobilitare le sue colleghe, non dispera: “Ci vogliono manifestazioni più regolari per fare pressione”.

segue sul prossimo numero

Note

  1. È iniziato per durare tutto il tempo di cui ci sarà bisogno, fino ad ottenere il ritiro totale della legge.
  2. La déchéanche de nationalité proposta come misura nei confronti di chi ha la doppia nazionalità ed è sospettato. Misura presentata a seguito degli attentati del novembre 2015 e ritirata recentemente da Hollande.

08/04/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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