Elezioni in Giappone: al voto sulla guerra

Austerità, guerra e nucleare. I comunisti giapponesi contro lo spostamento a destra.


Elezioni in Giappone: al voto sulla guerra Credits: https://www.flickr.com/photos/theob/

Il 22 Ottobre il Giappone va a elezioni anticipate, elezioni decise dal capo del governo Shinzo Abe (Partito Liberal Democratico, LDP) per sfruttare il momento di frattura tra le opposizioni e l'andamento relativamente positivo dell'economia. Sulle elezioni, pesa l'ombra della crisi nucleare nella penisola coreana, una crisi che ovviamente coinvolge il Giappone e il suo percorso ormai più che ventennale verso il riarmo.

Il governo uscente

Il governo uscente è formato dall'LDP del capo del governo Abe e dal Nuovo Komeito. L'LDP ha governato per 60 degli ultimi 70 anni, è stato spesso paragonato alla Democrazia Cristiana per via del suo eterno potere e delle sue correnti interne. Da almeno un decennio si sposta continuamente a destra. Il Nuovo Komeito è legato all'organizzazione buddista Soka Gakkai. Entrambi i partiti hanno una forte base di consenso nel mondo rurale e approfittano della storica sottorappresentazione delle aree urbane in parlamento.

Durante il suo governo, Abe ha favorito politiche espansionistiche che hanno stabilizzato il suo consenso. Si deve ricordare che dopo la crisi di fine anni '90 il Giappone non è mai tornato stabilmente alla crescita economica. La cosiddetta “abenomics” ha mescolato incentivi per le imprese esportatrici, una politica dei tassi per penalizzare il risparmio (storicamente forte nelle famiglie giapponesi) e spesa pubblica. Per compensare queste politiche, è previsto per l'anno prossimo un aumento delle tasse. Abe intende raccogliere ora il massimo del consenso per le politiche espansive, per poi gestire il futuro ciclo di austerità.

L'opposizione si frantuma

Sui giornali occidentali ha avuto un certo risalto Yuriko Koike, governatrice di Tokyo fuoriuscita dall'LDP che ora guida il Partito della Speranza, nato dalla fusione tra il movimento personale della stessa Koike e l'ala destra del Partito Democratico. In alleanza con Koike si presenta il Partito dell'Innovazione, una formazione nazionalista con elementi estremisti. La coalizione Koike è contraria all'aumento delle tasse.

La discesa in campo di Koike (che per ora giura di non voler assumete un ruolo politico nazionale) ha frantumato i tentativi del Partito Comunista Giapponese (CPJ) di costruire un fronte unico di opposizione con lo scopo di ribaltare le leggi di guerra approvate da Abe, che permettono alle forze giapponesi la partecipazione ad azioni di guerra in nome del principio di autodifesa collettiva. Attorno al CPJ si è formata una coalizione pacifista formata dal Partito Social Democratico (SDP) e dal nuovo Partito Costituzionale Democratico (CDP), nato dall'ala sinistra del Partito Democratico.

Il sistema elettorale

La Camera dei Rappresentnati è composta da 475 deputati, 180 eletti attraverso liste proporzionali e 295 eletti in collegi uninominali. Come già detto, il sistema di collegi uninominali storicamente sottostima le aree urbane.

La coalizione pacifista CPJ-SDP-CDP presenterà candidati comuni nei collegi uninominali e le singole liste al proporzionale. L'obiettivo dei comunisti è raggiungere il 15% al proporzionale (rispetto all'11% delle scorse elezioni) e aumentare i seggi, dai 21 che detiene attualmente.

L'obiettivo di Abe è invece quello di ottenere una maggioranza autonoma con cui poter riformare la Costituzione, eliminando i riferimenti pacifisti dell'Articolo 9. Da ormai più di dieci anni, l'obiettivo dell'ala destra dell'LDP è fare del Giappone una potenza militare propriamente detta, inclusi gli armamenti nucleari. Il nuovo “Partito della Speranza” che piace tanto ai media occidentali, si colloca nel mezzo, promettendo da una parte l'eliminazione del nucleare civile, quindi la rinuncia alla tecnologia per il nucleare militare, dall'altra una revisione dell'Articolo 9 per una “applicazione appropriata” delle leggi di guerra.

14/10/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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