Grandezza e limiti dell’affermazione elettorale in Brasile

Giovandoci dell’incontro con il grande intellettuale e dirigente sociale e politico brasiliano Stedile, riflettiamo sulle recenti elezioni in Brasile e, più in generale, sui compiti e i limiti della sinistra nell’individuare soluzioni praticabile dinanzi a una crisi strutturale del modo di produzione capitalistico, alla quale le classi dominanti borghesi rispondono con l’assalto alle risorse naturali e la diffusione delle politiche economiche di guerra su scala internazionale.


Grandezza e limiti dell’affermazione elettorale in Brasile

Riprendendo la narrazione dell’incontro della settimana scorsa con Stedile, massimo dirigente dei lavoratori della terra in lotta, alla luce dei risultati del ballottaggio in Brasile, occorre sottolineare l’importanza di questo risultato elettorale, in grado di modificare, come sottolineato dall’intellettuale brasiliano, i rapporti di forza a livello internazionale. Come già nel caso della Bolivia anche per il Brasile i risultati delle elezioni hanno rischiato di essere falsati dal ritardo con cui sono arrivati, in questo caso in particolare dei seggi nelle zone povere del nord est del Brasile, dove la maggioranza per Lula è stata schiacciante. Così non si è colto come questa importante affermazione sia il prodotto, in primo luogo, di una grande mobilitazione popolare che sembra aver intuito che se non ci sono dei significativi mutamenti dal punto di vista politico non ci potranno essere delle significative trasformazioni sociali. Peraltro tale mobilitazione di massa è stata anche favorita dalla grande capacità che ha Lula di animare le folle. 

L’importanza di spostare la lotta sul piano politico è stata colta in pieno dal Movimento Sem Terra (Mst) che – dopo il grande impegno sociale nella produzione di alimenti per sfamare ben 33 milioni di affamati, durante il tragico periodo della pandemia, gestito nel modo peggiore dal governo Bolsonaro – a partire da agosto si è impegnato attivamente nella campagna elettorale. Così, nel corso di quest’ultima, le masse hanno potuto fare un’importante esperienza della forza di unità popolare ben al di là dei partiti che le rappresentano.

Per quanto riguarda il governo Lula, Stedile prevede un governo di “transizione”, che sarà pienamente occupato nei primi sei mesi a far fronte alle grandi emergenze prodotte dal governo Bolsonaro. Si tratterà, in primo luogo, di combattere la fame, la disoccupazione e la mancanza di una fissa dimora, flagelli che colpiscono milioni di brasiliani. Si dovrà fare fronte alla deindustrializzazione del paese e alla tragedia ambientale che ha colpito il polmone del mondo l'Amazzonia. 

La possibilità di produrre – sfruttando il nuovo governo non più nemico – delle trasformazioni strutturali è una sfida per la sinistra brasiliana che dovrà scontrarsi con la realtà di un paese che, insieme al Sudafrica, ha il triste primato delle più elevate diseguaglianze socio-economiche del mondo

A questo proposito diviene decisiva la questione dell’organizzazione delle masse. Da questo punto di vista la sinistra, non solo brasiliana, deve fare una seria autocritica, perché ha disimparato a fare il lavoro di base, propedeutico alle grandi lotte socio-politiche. Si tratta di una lezione decisiva per rilanciare la lotta di classe, che richiede un lavoro certosino in cui ci vuole grande pazienza e umiltà.

A tal proposito, diviene però determinante, come non si stanca di sottolineare Stedile, la formazione politica dei militanti. Si tratta di una questione decisiva in quanto senza una adeguata formazione politica la sinistra, ammonisce Stedile, rischia di scomparire. Tale punto deve essere posto al centro del processo di autocritica. Non a caso il Movimento dei lavoratori senza terra ha iniziato un grande processo di formazione dei formatori. D’altra parte il grande dirigente brasiliano non può che constatare sconsolato quanto poco le forze di sinistra a livello internazionale investono in questo aspetto determinante.

Stedile passa poi ad affrontare le grandi sfide con cui dovrà necessariamente fare i conti la sinistra. Innanzitutto si dovrà essere in grado di approntare una risposta all’altezza del vero e proprio assalto che il capitale, per far fronte alla propria crisi, sta portando avanti nei confronti della natura. Non si tratta, naturalmente, ci tiene a chiarire Stedile, di un problema per il pianeta, quanto piuttosto di un problema per l’uomo. Tanto più che ci troviamo dinanzi a una problematica su cui i nostri classici possono esserci di aiuto sino a un certo punto, dal momento che tale drammatica situazione era letteralmente inimmaginabile ai tempi di Marx. D’altra parte, ciò che lascia ben sperare, è la capacità di mobilitazioni delle giovani generazioni che tali problematiche continuamente stimolano. 

Stedile è al contrario nettissimo nel giudizio sull’incontro annuale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Cop 27), in programma in Egitto, in cui ci si ingegnerà ancora una volta a coprire le enormi responsabilità delle imprese capitalistiche e dei loro veri e propri crimini ambientali. Si tratterà, insomma, di una nuova grande fiera dell’ipocrisia.

Con la necessità di denunciare quest’ultima, si connette immediatamente la seconda grande sfida per la sinistra nazionale e internazionale, cioè con la capacità di sviluppare una comunicazione di massa. Da questo punto di vista Stedile considera decisiva la sfida per la costruzione di una cultura alternativa. Per mobilitare le grandi masse bisogna imparare a parlare al loro cuore. Da questo punto di vista Stedile sottolinea come in Brasile sia molto sentita la questione di sviluppare una “mistica” in grado di rivelare i grandi “misteri” dei progetti politici (rivoluzionari) di cui dovrebbe essere latrice la sinistra. In tale prospettiva hanno grandissima importanza i simboli, le bandiere per implementare una cultura di massa. Dunque per riconquistare il consenso delle masse la sinistra deve essere in grado di utilizzare la cultura in forme alternative. Non a caso la borghesia teme moltissimo questa potenzialità, tanto da proibire alle manifestazioni culturali di influire sulla campagna elettorale in Brasile. È, dunque, centrale, la battaglia culturale.

A questo proposito sono intervenuto chiedendo se il problema principale della sinistra, non solo brasiliana, sia l’opportunismo che la spinge a cercare consensi verso il centro, abbandonando completamente il proprio compito di rivelare il proprio progetto politico (rivoluzionario), l’unico in grado di superare in senso progressista la crisi strutturale del capitalismo, cioè la costruzione di una società socialista. Al contrario anche in Brasile la sinistra, piuttosto che sviluppare l’unica reale alternativa alla crisi, ha cercato vanamente di governarla e, in tal modo, ha finito per apparire dinanzi alle proprie classi sociali di riferimento come parte del problema, piuttosto che della soluzione. Perciò la borghesia è riuscita a rovesciare in modo golpista il precedente governo di sinistra del Brasile, proprio perché le masse popolari non lo hanno difeso, in quanto troppo compromesso nella gestione della crisi, piuttosto che impegnato per una sua soluzione. Così, rovesciato il governo del Pt, come lo stesso Stedile aveva mostrato, la borghesia aveva potuto sfruttare il vice presidente di destra, succeduto a Dilma Rousseff, per rovesciare tutte le conquiste a favore delle masse popolari degli anni precedenti. Si trattava di un copione già sperimentato con successo in Paraguay. Colpisce, a proposito di mancata autocritica, come la componente dominante della sinistra brasiliana stia ripetendo lo stesso fatale errore, con una campagna elettorale rivolta a conquistare il centro e un vice presidente di destra. 

Stedile si è detto d’accordo con il mio intervento. Ha però aggiunto che sebbene sia vero che la sinistra non abbia sviluppato delle significative proposte anticapitaliste, il problema è che la propria soluzione alla crisi non deve solo esprimersi nei programmi, ma deve dimostrarsi praticabile. Da questo punto di vista Stedile ritiene che ci voglia molta pazienza in quanto i tempi non sono maturi, dal momento che le mobilitazioni di massa a livello internazionale vivono ancora una profonda crisi. Ci vuole, perciò, un lavoro certosino, che richiede grande pazienza e umiltà, per ricostruire delle mobilitazioni di massa.

D’altra parte se la sinistra sta vivendo una lunga crisi politica, le cose non vanno certo meglio per la destra. Secondo Stedile anche il successo di Meloni sarà di breve durata. La borghesia ha sempre maggiori difficoltà a governare la crisi e così brucia in pochissimo tempo i propri portabandiera, come si è visto recentemente con il governo conservatore britannico rimasto in carica per appena 45 giorni. Senza contare che la maggiore potenza capitalista è da tempo governata da un vero e proprio “cadavere ambulante” come Biden. Tutto ciò dimostra che non è possibile per la borghesia una soluzione politica della crisi. Per quanto la crisi si prolungherà, in quanto destra e sinistra non sembrano avere delle soluzioni reali e praticabili, tuttavia secondo Stedile la nostra generazione assisterà allo sblocco della crisi.

D’altra parte la borghesia si sta dimostrando in grado di portare avanti le proprie risposte reazionarie alla crisi, sviluppando l’apparato militare e intensificando l’assalto alle risorse naturali, alla loro privatizzazione, con il fine di trarre profitto dai beni comuni.

Stedile denuncia come si sia mostruosamente sviluppato l’investimento in armi a partire dagli Stati uniti e come la borghesia soffia sul fuoco dei conflitti latenti a livello internazionale, per sviluppare sempre più focolai di guerre in cui consumare con profitto i capitali investiti in ambito militare

A tal proposito alla domanda della posizione della sinistra in Brasile sulla guerra in Ucraina, a fronte delle divisioni presenti nella sua analisi da parte delle sinistre italiane, Stedile denuncia il profondo razzismo dell’opinione pubblica europea, piena di sdegno per una guerra nel proprio continente e assolutamente indifferente alle tantissime altre guerre negli altri continenti.

Per il resto, le ricette approntate dalla borghesia dinanzi alla sua crisi sono decisamente nefaste. Gli investimenti in armi non possono che riprodurre su scala sempre più allargata morti e distruzioni, mentre lo sfruttamento capitalistico dei beni comuni naturali, a cominciare dalle risorse idriche, non può che ampliare la devastazione di habitat naturali.

Peraltro tale assalto è anche al centro del costante attacco dei paesi imperialisti del nord alle risorse naturali dei paesi subalterni del sud. Così tre grandi imprese occidentali hanno preso il controllo sulle risorse d’acqua del Brasile, che gli assicurano, come aveva a ragione da tempo denunciato Rosa Luxemburg, extra-profitti

La guerra se favorisce l’accumulazione capitalistica, non porta nulla di buono per la sinistra e le masse popolari. Perciò la maggioranza della sinistra brasiliana è contro la guerra. D’altra parte le reali cause della guerra in Ucraina vanno ricercate, sottolinea Stedile, nella Nato, i cui paesi hanno bisogno di esportare la guerra per continuare a esportate le armi e, a tale fine, stanno conducendo una guerra per procura contro la Russia

Dunque, fra i principali motivi della guerra, vi è la grave crisi economica che colpisce gli Stati uniti e più in generale i paesi della Nato, che hanno bisogno della guerra dinanzi alla loro perdita di egemonia a livello internazionale. Dunque l’attuale conflitto in Ucraina è una grande occasione di profitto bellico per il grande capitale occidentale in crisi, al solito pagato con il sangue dei lavoratori che sono, come di consueto, le vittime per eccellenza di tali conflitti. Perciò per Stedile l’unico modo per contrastare davvero la guerra non solo in Ucraina consiste nel battersi per lo scioglimento della Nato.

04/11/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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