Il nuovo scenario Russia/Ucraina

La strategia della Nato e degli Stati uniti contro la Russia.


Il nuovo scenario Russia/Ucraina Credits: https://www.google.it/search?q=donbass%20mappa&tbm=isch&hl=it&tbs=il:cl&sa=X&ved=0CAAQ1vwEahcKEwiojr72oJv2AhUAAAAAHQAAAAAQAw&biw=1519&bih=754#imgrc=sMkT0bBaJoI0wM

Riassumo in uno slogan quale è la mia posizione che poi argomenterò: stare tatticamente con la Russia, strategicamente no. Questa è anche la posizione del Partito comunista della Federazione russa che dal 2014 chiede il riconoscimento delle repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk, resesi indipendenti in seguito al colpo di Stato fascista appoggiato dagli Stati Uniti e dalla Nato. Allo stesso tempo, attraverso il suo stesso leader, Gennady Zyuganov, dichiara di “non accettare la politica socio-economica del governo Putin e di proporre ai lavoratori un programma di trasformazione e un percorso verso la rinascita socialista”.

Sappiamo che il riconoscimento è avvenuto dopo una lunga riunione del Consiglio di sicurezza russo che ha anche deciso il dispiegamento di truppe di pace nel Donbass. Decisioni che sono state accolte con gioia dalla popolazione, la quale nonostante lo Stato d’assedio e nonostante l’evacuazione in corso di anziani, donne e bambini ha festeggiato l’evento nelle strade durante la notte.

Il sanguinoso colpo di Stato del 2014 è avvenuto all’interno della strategia della Nato e degli Stati uniti di accerchiare la Russia con armamenti e basi militari, proseguendo nella strategia di disgregare gli Stati, come è avvenuto in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq per favorire un cambio di regime installandone uno a loro favorevole, per appropriarsi delle loro risorse e quindi trasformandoli in area di saccheggio con lo scopo di mantenere in piedi il vacillante imperialismo statunitense.

Nell’ambito del colpo di Stato avvenne la dimenticata strage di Odessa, verificatasi il 2 maggio 2014 presso la Casa dei Sindacati, a opera di estremisti di destra e neonazisti ucraini ai danni dei manifestanti che si opponevano al nuovo governo instauratosi nel paese in seguito alle rivolte di piazza dell’Indipendenza ribattezzata Euromaidan. In questo massacro furono uccisi, bruciati vivi e linciati, impiegati della Casa dei Sindacati, manifestanti contrari al nuovo governo, favorevoli alla separazione delle regioni filorusse dall’Ucraina e membri dei partiti di sinistra. I colpevoli della strage sono ignoti e non sono stati puniti.

In questo contesto conflittuale il nuovo presidente filoeuropeo, Petro Poroshenko, ha firmato un accordo di associazione con la Ue. A causa di questi eventi, che spaccarono in due la popolazione ucraina, si innescarono le rivolte che portarono all’autoproclamazione delle due repubbliche Donetsk e Lugansk, di cui ora la Russia, ha riconosciuto l’indipendenza e la sovranità, e che il governo ucraino ha sempre cercato di riconquistare.

Dal momento in cui le repubbliche si sono dichiarate indipendenti, non è passato giorno senza che il Donbass non sia stato bombardato dal governo ucraino, che ha utilizzato droni, armi pesanti, missili, artiglieria, provocando tra i 14.000 e i 15.000 morti, tra cui molti civili. Il presidente Putin ha fatto presente che l’uccisione dei civili, l’assedio, le ostilità verso bambini, donne, anziani sono continuati senza sosta e che l’intervento russo, inatteso dall’Occidente, ha lo scopo di interrompere questi attacchi. Ha poi aggiunto che il cosiddetto mondo civile, del quale gli occidentali si autodefiniscono gli unici rappresentanti, preferisce non prendere in considerazione queste eventi, che si configurano come un genocidio di circa 4 milioni di persone residenti nel Donbass.

Il presidente russo ha commentato che la popolazione russo-parlante si trova sottoposta a queste aggressioni solo perché non ha accettato il colpo di stato sostenuto dall’Occidente nel 2014, si è opposta al nazionalismo aggressivo e al neonazismo e lotta per i suoi diritti elementari, quali il diritto di parlare la propria lingua materna e mantenere la propria cultura e le proprie tradizioni.

Naturalmente non ha nessun senso farsi illusioni sul regime di Putin, fondato su un nazionalismo conservatore, che si barcamena tra l’eredità sovietica [1], tra la rafforzata influenza della chiesa ortodossa, che ha addirittura canonizzato l’antico Zar, e i cosiddetti oligarchi legati all’Occidente. Inoltre, la politica estera di Putin si distingue per un forte pragmatismo, centrato su un atteggiamento antiamericanista, ma non antimperialista; essa coltiva rapporti con personaggi quali Jair Bolosonaro e Marie Le Pen, e nello stesso tempo ha rapporti con Cuba e Venezuela.

Tuttavia, nonostante tutto, credo che in questo momento sia opportuno sostenere la Russia, perché anche con le sue mosse spiazzanti, con cui riuscì a sconfiggere i nazisti, è l’unica in grado di opporsi all’espansione della Nato e degli Stati Uniti, i quali con guerre dirette e indirette dal 1945 a oggi, secondo il Global Research Center di Ottawa hanno fatto circa 40 milioni di morti. Ricordo che, seguendo sempre la strategia di incrementare le tensioni in Europa e nel mondo, Stati Uniti e Nato hanno intenzione di stanziare nuove bombe atomiche nelle loro basi europee, compresa l’Italia. Inoltre, mi pare che la Russia sia anche l’unica che ha tentato di scongiurare una guerra contro un popolo fratello, a lei vicino per storia e cultura, guerra che la impantanerebbe in una situazione di immobilità e che le costerebbe assai cara da tutti i punti di vista.

Sottolineo che l’intervento della Russia a difesa del Donbass è scaturito da due fatti: la pressoché totale subordinazione dell’Europa agli Usa, nonostante qualche perplessità di Francia e Germania, e la non volontà di accettare minimamente le sue ragionevoli richieste formulate durante i negoziati quali le garanzie per la sua sicurezza, dato che in cinque minuti un missile balistico proveniente dall’Ucraina colpirebbe Mosca, la non espansione della Nato e il richiamo al principio della sicurezza indivisibile stabilito a Istambul nel 1999 [2].

Usa e Nato sostengono di non aver preso nessun impegno con l’antica Urss e inoltre, se lo avessero preso, non sarebbe valido perché l’Urss oggi non esiste più. Invece, “Der Spiegel” ha pubblicato documenti relativi alle trattative tra Urss, Rft, RU, Francia e Usa nei quali si garantiva la non espansione della Nato a est (Bonn 1991).

Questi documenti mettono in evidenza un particolare che contraddice le recenti affermazioni del segretario della Nato e sottolineano che i britannici, gli statunitensi, i tedeschi, i francesi concordavano nel non sostenere l’appartenenza alla Nato dei paesi est europei.

Secondo un documento declassificato, durante una precedente riunione, celebrata nel 1990 nel formato Due più Quattro, tra la Repubblica Federale de Germania (Rfa) e la Repubblica Democratica Tedesca (Rda), insieme alla Francia, all’Unione Sovietica, al Regno Unito e agli Stati uniti, decisero che l’espansione della Nato sarebbe stata limitata. Questo trattato aveva come obiettivo raggiungere un accordo sul destino della Germania e fu firmato a Mosca nel 1990.

Proprio per questo accordo e per la politica fallimentare di Gorbaciov, odiato dai russi, secondo me giustamente alcuni parlano di apertura e non di crollo del muro di Berlino. La pubblicazione di questi documenti dimostra come alcuni settori sociali tedeschi, che avrebbero voluto mantenere forti legami con la Russia, non desiderano accogliere il diktat di Usa e Nato.

A questo punto dobbiamo chiederci: perché dopo la ritirata dall’Afganistan e dopo i fatti del Kazakistan, Nato e Usa hanno riattizzato il fuoco in Ucraina, prevedendo ogni giorno invasioni russe smentite persino da Zelensky e dal suo ministro Kuleba?

Una prima ipotesi riguarda una strategia a breve termine, consistente nell’impedire lo sviluppo delle relazioni Europa/Russia, già importanti, bloccando il famoso Nord Stream 2, in cui hanno investito società austriache, olandesi e tedesche oltre a Gazprom, vendere il gas americano il cui costo è molto superiore a quello russo e proviene dal contaminante fracking. Questa è la vera causa dell’aumento delle bollette e dell’aumento dei prezzi dei generi di prima necessità che sta colpendo gli europei. Inoltre, Biden intende distrarre il popolo statunitense dai gravi problemi in cui si trova a causa della pandemia, dell’accresciuta disoccupazione, della povertà e della forte conflittualità sociale. In questi giorni Biden è riuscito a salire nei sondaggi.

L’intervento russo ha distrutto l’infrastruttura militare ucraina, ha costretto alla resa di parte dell’esercito e costretto Zelensky a rinunciare al suo ingresso nella Nato, anche perché i suoi alleati non sono intervenuti preoccupati di qualche mossa della Cina nel Pacifico. Da parte sua, credo che, ottenuti un cambiamento di politica dell’Ucraina, la fine degli attacchi al Donbass e le garanzie richieste, la Russia si ritirerà.

Diversa è invece la strategia a lungo termine della Nato e degli Stati uniti. Essi vorrebbero trascinare la Russia in una guerra debilitante, asfissiarla economicamente con sanzioni, che ostacolerebbero il suo sviluppo, ma che ricadranno anche sugli europei (gas, petrolio, settore agricolo, commercio), come prima dicevo smembrarla, ossia rendere indipendente per esempio la Siberia invasa nel 1918, e altri territori, favorire un cambio di regime, mettendo al potere un nuovo Eltsin, trasformare il più grande Stato del mondo in un’area di saccheggio. Infine, far fuori dal gioco internazionale il più forte alleato della Cina, per poi passare a fare direttamente i conti con quest’ultima, che secondo i documenti del Pentagono e della Casa Bianca è il primo competitore degli Stati Uniti e che minaccia l’unilaterale ordine americano con una visione policentrica e multilaterale.

Per concludere aggiungo due parole sulla propaganda di guerra fomentata da Stati Uniti ed Europa: i proprietari delle maggiori testate statunitensi (“Washinton Post”, “New York Times”) stanno nelle mani di Vanguard Group, BlackRock, Jackson Square Partners, che possiedono partecipazioni nel complesso militare come Northon Gruman; in particolare, il “Washinton Post” proprietà di Jeff Bezos, che ha contratti miliardari con il Pentagono. Quindi, come è già avvenuto in Afganistan, una guerra garantirebbe immensi guadagni a questa gente e renderebbe ancora più difficile la situazione politica internazionale.

Note:

[1] In occasione della straordinaria sconfitta dei nazisti, la città di Volgograd prende il nome di Stalingrado e celebra la Grande guerra patria.

[2] Secondo questo principio nessuno stato non può rafforzarsi militarmente a danno di un altro.

25/02/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Alessandra Ciattini

Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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