Il “salvabanche” portoghese allontana il governo dalla sinistra

Il salvataggio e la vendita della banca Banif segnano il primo momento di tensione tra il Partito Socialista Portoghese e i comunisti e la sinistra.


Il “salvabanche” portoghese allontana il governo dalla sinistra

Il salvataggio e la vendita della banca Banif segnano il primo momento di tensione tra il Partito Socialista Portoghese e i comunisti e la sinistra. PCP e BS votano contro il provvedimento del governo Costa che prevede un esborso di 3 miliardi di euro a carico dello stato.

di Paolo Rizzi

La banca Banif è una banca relativamente piccola, posseduta al 60% dal governo portoghese. I precedenti governi di destra non hanno dato buona prova di sé nella gestione della banca pubblica e, anzi, hanno portato la Banif in una situazione molto simile alle banche italiane con le obbligazioni ad alto rischio.

Il nuovo governo socialista, nato grazie al sostegno esterno del Partito Comunista Portoghese e del Blocco di Sinistra, ha deciso di risolvere la crisi con un’iniezione di soldi pubblici per poter poi vendere la Banif al colosso spagnolo Santander.

La Banif è una banca relativamente piccola, ma l’operazione del suo “salvataggio” costerà allo stato portoghese circa 3 miliardi di euro, una cifra che equivale quasi all’1,5% del PIL del paese. Quindi non stupisce che proprio su questo intervento siano nate grandi tensione tra il governo socialista e la sinistra. Per difendere il provvedimento, il capo del governo Costa ha detto che si tratta di una manovra necessaria per “mantenere la stabilità del sistema finanziario”. Si tratta di un’espressione che richiama ai paletti dell’accordo di governo, dove “mantenere la stabilità” è facilmente traducibile con “non fare alcuna mossa azzardata che possa portare al taglio della liquidità come successo in Grecia”.

Il Partito Comunista Portoghese ha votato contro l’emendamento alla finanziaria contenente il “salvataggio” della Banif. Sulle colonne dell’Avante, il giornale del PCP, il capo del gruppo parlamentare comunista Oliveira ha accusato i governi precedenti per la mala gestione della banca pubblica, ha accusato la Banca Centrale Portoghese di non aver svolto il ruolo di controllo e ha chiesto una commissione d’inchiesta.

Il Blocco di Sinistra ha provato a chiedere, per poter votare a favore, che si togliesse il potere di controllo del sistema bancario alla Banca Centrale Portoghese per affidarlo a una nuova autorità pubblica e che, in ogni caso, la banca venisse mantenuta pubblica e non svenduta ai privati esteri. Queste condizioni non sono state accolte dal governo socialista, portando quindi anche il Bloco al voto contrario.

Fin da quando sono stati stipulati gli accordi di governo tra comunisti, sinistra e socialisti, erano note le difficoltà a mantenere questi patti. Al primo momento critico tutte le difficoltà sono state confermate. Al primo momento critico, il governo socialista ha preferito approvare l’emendamento alla finanziaria con l’astensione di una parte del centrodestra, piuttosto che discuterne con i suoi alleati di sinistra.

30/12/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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