L’espansione a est della Nato a spese della memoria storica

Appena settanta anni fa la bandiera rossa con la falce e martello sventolava sul Reichstag, facendola finita con la più violenta forma di dominio di classe generata dal capitalismo: il nazi-fascismo causa diretta della guerra e della morte di 70 milioni di esseri umani.


L’espansione a est della Nato a spese della memoria storica

L’ennesimo sfregio al sacrificio di 27 milioni di sovietici morti per sconfiggere il nazi-fascismo; uno sconsiderato esempio dell’uso pubblico della storia da parte delle potenze occidentali vincitrici della guerra fredda. L’interpretazione rovescista della storia ha portato i presidenti dei principali paesi dell’Unione europea a disertare la commemorazione della sconfitta del nazi-fascismo a Mosca e a sostenere il governo ucraino che celebra i collaborazionisti filo-nazisti.

di Renato Caputo

Appena settanta anni fa la bandiera rossa con la falce e martello sventolava sul Reichstag, facendola finita con la più violenta forma di dominio di classe generata dal capitalismo: il nazi-fascismo causa diretta della guerra e della morte di 70 milioni di esseri umani. Il nazi-fascismo è stato infatti, occorre ricordarlo in un’epoca dominata in occidente dal rovescismo storico, «uno strumento brutale di imposizione del potere del grande capitale, di fronte alla profonda crisi del capitalismo che era seguita alla Prima Guerra Mondiale, in particolare dopo la grande crisi del 1929» [1]. 

 La più spaventosa guerra della storia si chiudeva, dunque, con la resa senza condizioni di nazisti e fascisti dinanzi all’avanzata dell’armata rossa che, sotto la guida del Partito Comunista, appariva inarrestabile. Al punto che ancora tre anni dopo la Democrazia cristiana sconfiggeva elettoralmente il Fronte popolare evocando il fantasma dei cosacchi intenti ad abbeverare i loro cavalli nella Fontana di Piazza San Pietro. Certo di strada ne aveva fatta il fantasma del comunismo, che anzi avrebbe presumibilmente perso la sua sembianza evanescente se a impedirne il dilagare a livello internazionale non ci fossero stati gli imponenti eserciti anglo-americani [2]. 

Non è, quindi, un caso che appena settanta anni dopo, i dirigenti di questi paesi, insieme ai loro tirapiedi francesi, italiani ecc. [3], si rifiutino di festeggiare insieme al governo russo – sebbene oggi costituisca il principale ostacolo alla riaffermazione del partito comunista in quel paese – tale grandioso avvenimento. Persino Michail Gorbačëv, il responsabile più immediato del crollo dell’Urss e del conseguente attuale strapotere dell’imperialismo, non ha potuto fare a meno di denunciare che «ignorare questa opportunità di dimostrare la loro attitudine verso la lotta intrapresa dall’Unione Sovietica contro il fascismo diventa un segno di disprezzo verso la gente che ha sofferto grandi perdite» [4]. Mentre in Francia, sia detto per inciso, la decisione del sedicente socialista Hollande ha suscitato vivaci polemiche nell’opinione pubblica [5], lo stesso non si può dire dell’Italia, a ulteriore dimostrazione che il viscerale servilismo dei giornalisti mainstream italiani è un dato di fatto indipendente dal comodo capro espiatorio rappresentato da Berlusconi.

Non è neppure un caso che tali grandi potenze “democratiche” non si facciano alcun problema a ergersi a difensori – anche al rischio di un conflitto nucleare – del governo sorto da un golpe che, dopo aver messo fuori legge il partito principale artefice della sconfitta storica del nazi-fascismo, festeggia come eroe nazionale il capo della milizia collaborazionista e filo nazista Stepan Bandera [6]. L’illegittimo governo ucraino, che si regge unicamente sull’appoggio delle potenze imperialiste e di gruppi neo-nazisti, è guidato da un premier, Jatsenjuk, che ha potuto impunemente sostenere che «l’Urss aveva invaso Ucraina e Germania», ossia rovesciando la realtà storica al punto da interpretare la sconfitta del nazismo e la liberazione dell’Ucraina – dalla terroristica occupazione dell’imperialismo tedesco a opera dell’armata rossa – come delle invasioni! Va, inoltre, ricordato che «l’assenza di rappresentanti di Paesi occidentali alla parata di Mosca per la celebrazione della vittoria sulla Germania nazista ha un chiaro significato, coerente con l’appoggio al golpe ucraino e con ormai vent’anni di aggressioni militari unilaterali (con annessi embarghi genocidi): Unione Europea e Stati Uniti hanno definitivamente abbandonato l’antinazismo/antifascismo come riferimento della loro azione politica» [7]. Ciò non impedisce ai paesi imperialisti e in primo luogo agli Stati Uniti di demonizzare i propri avversari tacciandoli di essere dei nuovi Hitler, per giustificare aggressioni imperialiste, dall’Iraq alla Jugoslavia, in aperta violazione del diritto internazionale e della stessa tradizione giusnaturalista che ha proprio nel diritto della guerra il proprio fondamento. Del resto sono proprio gli Stati Uniti, oggi apertamente ostili alla commemorazione moscovita della caduta del nazionalsocialismo, che verso la fine della seconda guerra mondiale erano arrivati, per bocca dei massimi vertici istituzionali “democratici”, a proporre la castrazione dell’intera popolazione tedesca, che doveva in ogni caso essere condannata a cercar di sopravvivere affidandosi alla sola agricoltura di sussistenza [8]. Salvo pochissimi anni dopo – in nome della crociata contro l’Urss, prontamente tacciato di prossimità ideologica al nazionalsocialismo – non solo riarmare fino ai denti la Germania Federale, ma utilizzare diversi esponenti del nazionalsocialismo nella guerra sporca condotta contro il socialismo a livello internazionale [9]. 

Ancora più esecrabile è forse la decisione dell’UE di festeggiare proprio il 9 maggio la festa dell’Europa, con riferimento alla dichiarazione di Schumann del 1950, che consente così di aggirare l’imbarazzo di dover festeggiare la sconfitta del nazional-socialismo. Il parlamento tedesco non ha potuto fare a meno di commemorarla, ma nel discorso affidato allo storico Heinrich August Winkler ogni legame fra il nazismo e l’imperialismo è stato taciuto, come non si è fatto cenno del «riciclaggio di buona parte del personale del terzo Reich nel clima dell’incipiente guerra fredda» [10]. Al contrario il discorso commemorativo ha sostenuto che la memoria storica non può frenare la partecipazione tedesca alle «guerre umanitarie» della comunità [imperialista] internazionale. In tal modo la Germania potrà finalmente tornare a svolgere senza più remore il suo ruolo di grande potenza e di modello per l’intera Europa. Anche perché, con la vittoria nella guerra fredda e con l’annessione della DDR, è iniziata una nuova epoca storica, che ha confinato definitivamente nel passato la storia dei totalitarismi novecenteschi. Tale radioso futuro sarebbe però oggi messo in discussione dalla Russia che occupando la Crimea starebbe tentando di rimettere in discussione la pacifica collaborazione fra est e ovest europeo sancita dalla Carta di Parigi.

Questa rilettura in chiave spudoratamente ideologica della storia, lascia involontariamente emergere il nesso fra il boicottaggio delle celebrazioni moscovite per il 70° della vittoria sul nazi-fascismo e «l’anello con cui la Nato sta tentando di stringere la Russia», di cui l’Ucraina non è che «la punta di lancia», poiché «proprio ora sono in pieno svolgimento in Estonia manovre militari su vasta scala, con la partecipazione di Usa, Gran Bretagna e vari paesi Nato, nelle immediate vicinanze della frontiera russa» [11]. Non a caso il boicottaggio è stato rifiutato dai paesi che non hanno interessi geostrategici ostili alla Russia, dall’India all’Egitto alla Mongolia, dai paesi in cui è ancora viva l’importanza delle lotta contro il razzismo e l’imperialismo – dalla Cina, al Vietnam, a Cuba – e, infine, dai paesi europei in cui le sinistre hanno un certo peso: Grecia [12] e Cipro. Di particolare rilievo l’intervento di Fidel Castro sulla prima pagina del Granma, al quale la tv cubana ha dato grande risalto, dall’emblematico titolo Il nostro diritto a essere marxisti-leninisti, in cui il Líder máximo ha reso omaggio ai «27 milioni di sovietici che morirono nella grande guerra patriottica e lo fecero al contempo per l’umanità e per il diritto a pensare e a essere socialista, a essere marxista-leninista, a essere comunista, a uscire dalla preistoria» [13]. Di particolare rilievo anche la delegazione cinese, guidata dal pre­si­dente cinese Xi Jin­ping, che ha favorito un ulteriore collaborazione fra questi due paesi, resa sempre più necessaria dall’esigenza di riequilibrare a livello internazionale lo strapotere delle potenze imperialiste, unificate militarmente nella Nato [14]. Al punto che il presidente russo, assicurando la sua partecipazione alla prossima commemorazione della vittoria dei cinesi contro l’imperialismo giapponese, ha dichiarato «oggi la Cina è il nostro partner strategico cruciale». L’alleanza fra questi due grandi paesi, tanto sviluppati dal punto scientifico e militare, costituisce secondo Fidel Castro: «un poderoso scudo posto a difesa della pace e della sicurezza mondiale, allo scopo di preservare la vita della nostra specie» [15].

Ovviamente la celebrazione del ricordo della vittoria sul nazionalsocialismo e della fine della seconda guerra mondiale resta un dovere etico per pressoché tutti i russofoni, dal momento che, come ha recentemente ricordato il «Guardian», il 70% delle famiglie russe ha avuto almeno una vittima di guerra, risultando così la popolazione che ha avuto il maggior numero di vittime della barbarie nazi-fascista. Quest’ultima ha massacrato il 15% della popolazione sovietica, per oltre la metà si trattava di civili, e ne ha deportato e schiavizzato in Germania circa 5 milioni, mentre gli Stati Uniti hanno subito perdite pari allo 0,3% della popolazione, ossia cinquanta volte di meno. Inoltre il territorio statunitense non è stato colpito dalla guerra, mentre l’Urss ha patito la distruzione di «1.700 città e grossi abitati, 70 mila piccoli villaggi, 30 mila fabbriche» [16]. 

Allo stesso modo non può stupire che la maggioranza degli studenti dell’Europa occidentale non sa nulla del ruolo decisivo svolto dall’armata rossa nella sconfitta del nazi-fascismo [17] e che una parte significativa degli studenti italiani crede che nel secondo confitto mondiale gli italiani erano alleati degli Stati Uniti e che il nostro paese è stato devastato dai bombardamenti dei tedeschi. Quanto allarmante sarà la mancanza di coscienza storica anche nel breve periodo fra i giovani dell’est Europa non è difficile immaginarlo. In molti di questi paesi l’assurda equiparazione, in nome dello pseudo concetto di totalitarismo, di nazismo e comunismo è ormai sancita dalla legge, tanto che le organizzazioni, i simboli e persino la propaganda di idee comuniste sono sovente vietate [18]. Anzi in diversi casi, a partire dai paesi Baltici e dall’Ucraina, alla criminalizzazione di tutto ciò che appartiene alla tradizione socialista – tanto che persino la lingua russa è considerata con sospetto – si affianca l’aperta riabilitazione delle formazioni collaborazioniste, che si sono schierate dalla parte degli occupanti nazisti nella guerra di sterminio da essi portati avanti conto i sovietici. A tali milizie collaborazioniste sono oggi innalzati monumenti, mentre vengono abbattuti quelli che ricordano l’Urss, sono consacrate giornate di festa nazionale, mentre ci si rifiuta di ricordare il giorno della liberazione dall’occupazione nazista. Al punto che Komorovskij, presidente polacco, è arrivato a sostenere che la commemorazione moscovita della vittoria sul nazionalsocialismo sarebbe un simbolo di «instabilità e turbamento della pace», fornendo così la possibilità ai vertici dello Stato russo di replicare che: «se non ci fossero stati i carri armati sovietici, oggi sulla carta del mondo non ci sarebbe alcuna Polonia» [19].

Del resto, come è noto, l’interpretazione dominante della storia, per quanto rovescista possa essere, è sempre prerogativa dei vincitori, in questo caso dei vincitori della guerra fredda [20]. Al punto che oggi rischia di entrare nel senso comune nelle “grandi democrazie occidentali” il seguente apologo denunciato da Domenico Losurdo: c’era una volta, agli inizi del Novecento, una signorina graziosa e virtuosa, la signorina Democrazia, promessa sposa al signor Capitalismo. La protagonista del nostro apologo viene improvvisamente aggredita da un bruto, Mr. Comunismo, poi da un altro bruto, Mr. Nazismo. Non si sa bene come questa graziosa fanciulla riesca a sbarazzarsi di entrambi, coronando finalmente il suo sogno d’amore con il signor Capitalismo e questa coppia vive felice e contenta, fra l’ammirazione generale, tra la Casa Bianca e Wall Street. Mai favoletta fu più insulsa, dal momento che non corrisponde affatto alla realtà storica. Dal momento che la stessa idea che abbiamo oggi di democrazia è impensabile senza la sconfitta di Mr. Nazismo a opera di Mr. Comunismo. 

Anche perché oggi si tende a dimenticare quale fosse il progetto di de-emancipazione, fondato sul tentativo di rilancio su scala globale della schiavitù, portato avanti dai nazisti con i loro tirapiedi fascisti, al di là del mostruoso tentativo di eliminare i giudei. Prendendo spunto dalle nefandezze compiute dagli anglo-americani nei confronti di amerindi, neri e asiatici, i nazisti, con il supporto dei fascisti, miravano a dotarsi di un impero coloniale senza danneggiare gli interessi delle altre potenze coloniali, considerate possibili alleati nella spartizione del mondo, anche grazie alla giustificazione razziale. A tale scopo, giocando sul secolare espansionismo tedesco verso est, fondato sull’ideologia che considerava gli slavi una razza inferiore, destinata sin dal nome a essere resi schiavi degli ariani, i nazisti intendevano fare dell’est europeo le Indie tedesche, ovvero miravano a fare degli slavi quello che gli statunitensi avevano fatto dei neri e amerindi [21]. 

Allo stesso modo la narrazione dominante nel mondo occidentale rappresenta la sconfitta del nazismo come opera essenzialmente degli statunitensi [22], tacendo che questi ultimi dopo lo sbarco in Normandia dovettero fronteggiare appena quindici divisioni tedesche e, dunque, meno di 15.000 soldati, mentre nella «sola battaglia di Kursk, nel luglio 1943, si scontrarono un milione di sovietici contro quasi altrettanti tedeschi» [23]. Più in generale, mentre nel fronte occidentale contro le “democrazie occidentali” i nazisti schierarono dal 1939 alla fine della guerra complessivamente non più di 60 divisioni, sul fronte orientale a fronteggiare i sovietici a partire dal 1941 vi sono state 201 divisioni, cioè il 75%  dell’esercito tedesco con 5,5 milioni di uomini, supportati da 37 divisioni degli alleati fascisti. In un arco temporale di due quinti inferiore i nazi-fascisti schierarono a est un contingente quattro volte superiore, ben sapendo chi era il vero nemico e chi un avversario del momento. D’altra parte occorre ricordare l’attitudine prima inetta, poi arrendevole e collaborazionista dello Stato maggiore francese, a eccezione di De Gaulle, e poi il continuo rinvio dell’apertura di un secondo fronte da parte degli anglo-americani, che preferirono prima rafforzare i propri interessi in Africa e poi intervenire in Grecia contro i partigiani comunisti, lasciando nel frattempo ricadere il grosso dello sforzo bellico e delle perdite conseguenti sui sovietici. Come ha recentemente ricordato Manlio Dinucci: «il secondo fronte fu aperto con lo sbarco anglo-statunitense in Normandia nel giugno 1944, quando ormai l’Armata Rossa e i partigiani sovietici avevano sconfitto le truppe tedesche assestando il colpo decisivo alla Germania nazista» [24].

Proprio oggi, quindi – quando «la riapparizione della minaccia del fascismo e i pericoli di una nuova guerra di grandi proporzioni sono reali e sempre più grandi», per non permettere che si ripeta una catastrofica tragedia come la Seconda Guerra (imperialista) Mondiale – è indispensabile riappropriarci criticamente delle lezioni della nostra gloriosa storia, denunciando al contempo «i crimini del nazi-fascismo, la sua natura di classe e le complicità che ne permisero l’ascesa» [25]. Non ci resta, infine, che esprimere con Fidel Castro la «nostra profonda ammirazione per il popolo sovietico che prestó a la humanidad un colosal servicio».

 

 

Note

[1] «L'anticomunismo sempre è stato il tratto distintivo del nazi-fascismo. Dovunque, il movimento operaio, e i comunisti in particolar modo, furono le sue prime vittime. Dovunque i comunisti furono sulla prima linea della resistenza» I comunisti di tutto il mondo celebrano i 70 anni della Vittoria sul nazi-fascismo, Dichiarazione sottoscritta da oltre cinquanta Partiti Comunisti e Operai di tutto il mondo, da www.solidnet.org trad. it. di Marx21.it http://www.marx21.it/comunisti-oggi/nel-mondo/25584-i-comunisti-di-tutto-il-mondo-celebrano-i-70-anni-della-vittoria-sul-nazi-fascismo.html#sthash.RSEk9p3W.dpuf 

[2] Da questo punto di vista sarebbe lecito domandarsi: gli anglo-americani ci hanno liberato dal nazi-fascismo, o ne hanno consentito il risorgere, impendendo il superamento di un modo di produzione capitalistico sempre più in crisi, il cui sviluppo in senso imperialistico ne costituisce il presupposto?

[3] Al contrario Hollande – che aveva suscitato al momento della sua elezione grandi speranze anche in significativi opinionisti sedicenti marxisti – non ha fatto mancare la propria presenza al vertice delle monarchie dispotiche del Golfo, organizzato negli stessi giorni con l’esplicito intento di rovesciare uno degli ultimi baluardi laici all’affermazione dell’oscurantismo islamico. In tal modo, dopo l’aggressione imperialista al laico Stato libico ha favorito ulteriormente l’espansione del terrorismo islamico, migliore giustificazione per le attuali politiche imperialiste in Medio Oriente. Principale collaboratore di tali grandiose imprese è stato il ministro degli esteri Laurent Fabius, fra i principali esponenti dell’ala sinistra del partito socialista francese. 

[4] Fabrizio Poggi, La guerra era finita. La Russia e le celebrazioni della seconda guerra mondiale, in Il manifesto del 7.5.2015 http://ilmanifesto.info/la-guerra-era-finita-la-russia-e-le-celebrazioni-della-seconda-guerra-mondiale/. Resta piuttosto difficile comprendere come su di un giornale che si ostina a definirsi quotidiano comunista si continui a parlare di colui che ha abbandonato al proprio tragico destino anche quei paesi socialisti che non erano disposti a lasciare campo libero alla controrivoluzione senza prenderne minimamente le distanze. Forse non si intende, neppure a distanza di 25 anni, fare i contri con la propria esaltazione della Glasnost e della Perestroika, che hanno aperto la strada all’attuale affermazione del pensiero unico liberista; contribuendo per altro a rendere astratta e poco credibile, proprio oggi in cui sarebbe indispensabile dinanzi alla gigantesca crisi economica e morale del sistema capitalistico, la parola d’ordine: un altro mondo è possibile.

[5] Così, ad esempio, non solo diversi parlamentari di centro e anche di destra hanno duramente criticato il presidente, sottolineando che la Russia ha pagato il tributo di 25 milioni di morti alla sconfitta del nazismo, ma persino un editoriale di «Le Monde» ha sostenuto la necessità di partecipare alle commemorazioni a Mosca. Cfr. il redazionale Le Monde: giusto andare a Mosca, nonostante Putin, in «Il manifesto» dell’8/5/2015.

[6] Si è arrivati al punto che gli odierni storici filo-governativi ucraini «includono l’Upa (il braccio armato del movimento di Stepan Bandera che combatté a fianco delle SS) nientemeno che nella compagine degli eserciti alleati» (Ibidem).

[7] «Il significato ancora più chiaro è che tale riferimento guida ora l’emergere (o il riemergere) progressivo sulla scena internazionale di Paesi come la Cina, la Russia e l'India, vittime sia dei progetti di dominio del colonialismo occidentale che di quelli di schiavizzazione messi in campo dalla Germania nazista e dall'alleato giapponese. Non può quindi sorprendere la pervasività dell’operazione, in atto da tempo, di riduzione del ruolo decisivo svolto dall’Urss e dai comunisti cinesi per la vittoria nel secondo conflitto mondiale, sia sul fronte occidentale che su quello asiatico. Va cancellato dalla memoria collettiva uno dei risultati di quel contributo di sangue “rosso”: l’accelerazione dei processi di liberazione nazionale in Asia come in Africa». Diego Angelo Bertozzi, La “traslatio” dell’antifascismo, http://www.marx21.it/italia/antifascismo/25583-la-qtraslatioq-dellantifascismo.html.

[8] Occorre inoltre ricordare che non furono certo gli Stati Uniti a dichiarare guerra alla Germania nazista, ma piuttosto il contrario, e che Roosvelt per poter entrare in guerra superando l’opposizione dell’opinione pubblica statunitense, in parte portata a simpatizzare con le forze naxi-fasciste, avrà bisogno dell’attacco di Pearl Harbur. 

[9] Cfr., ad esempio, Giuseppe Casarrubea, Mario J. Cereghino, Tango Connection. L'oro nazifascista, l'America Latina e la guerra al comunismo in Italia. 1943-1947, Bompiani, Milano 2007.

[10] Marco Bascetta, L’adesione della Germania post nazista alla geopolitica occidentale, in «Il manifesto» del 9.5.2015.

[11] La guerra era finita. La Russia… cit.

[12] La partecipazione di Alexis Tsipras alle celebrazioni moscovite rappresenta un «omaggio al sostegno che la Russia sta dando alla Grecia, mentre l’Unione Europea tenta di strangolarne l’economia, per piegarne le scelte politiche ai dettami del Fmi e sodali; ma la presenza di Tsipras alla parata moscovita sottolinea altresì l’accordo russo alla richiesta dei danni di guerra presentata dal governo greco alla Germania, che non può “dimenticare” quello che Wehrmacht e SS fecero al popolo greco». Angelo d’Orsi, L’Ucraina frantuma la memoria d’Europa, in «Il manifesto» del 7.5.2015.

[13] Fidel Castro Ruz, Nuestro derecho a ser Marxistas-Leninistas, http://www.cubadebate.cu/especiales/2015/05/08/nuestro-derecho-a-ser-marxistas-leninistas/#.VVMHppMnKLY. Diversi analisti hanno visto nell’intervento di Fidel un tentativo di riequilibrare a sinistra la politica di coesistenza pacifica con l’imperialismo portata avanti dall’attuale dirigenza cubana.

[14] In risposta alle sanzioni imposte dalle potenze imperialiste occidentali alla Russia, la Cina ha garantito altri 25 miliardi di dollari di finanziamenti alle compagnie colpite ed «è stato anche definito un fondo con­giunto da 2 miliardi di dollari per progetti agricoli. Un altro accordo consente l’apertura di una linea di credito per Sberbank, da destinare a progetti commerciali, per 966 milioni di dollari con la Banca per lo sviluppo cinese». Simone Pieranni, Putin mostra i muscoli sulla Piazza Rossa e ottiene 25 miliardi dalla Cina, in «Il manifesto» del 9.5.2015.

[15] Nuestro derecho a ser Marxistas-Leninistas cit.

[16] Manlio Dinucci, La cancellazione della Storia, in «Il manifesto» del 11.5.2015 http://ilmanifesto.info/la-cancellazione-della-storia/

[17] Ad esempio un recente sondaggio ha mostrato che solo il 13% dei giovani britannici, tedeschi e francesi sono a conoscenza che l’Armata rossa ha preso parte alla sconfitta del nazismo, mentre il 43% è al corrente unicamente del ruolo degli Stati Uniti. Cfr. Le Monde: giusto… cit. Un altro recente sondaggio dell’IFOP ha mostrato come oggi solo il 20% degli intervistati indichi l’Urss come maggiore artefice della vittoria sul nazi-fascismo, mentre quasi il 60% indica gli Usa, quando nel 1945 la percentuale era rovesciata.

[18] Alla faccia della libertà di stampa e di opinione, del pluralismo politico e dello stesso formalismo giuridico, tutte prerogative, secondo l’ideologia dominante, che renderebbero il sistema liberal-democratico preferibile rispetto a quello socialista. 

 [19] Dichiarazione rilasciata da Leonid Kalashnikov vice presidente della commissione esteri della Duma.

[20] Su questo dovrebbe riflettere chi si ostina a rimpiangere un dirigente sedicente comunista che sosteneva di sentirsi maggiormente sicuro sotto l’ombrello protettivo della Nato e gli apologeti della Cina post rivoluzione culturale, che ha avuto un ruolo decisivo negli esiti della guerra fredda. In effetti, senza il rovesciamento delle alleanze operato dalla Repubblica popolare cinese, che considerando l’Urss il più pericoloso avversario, non ha esitato a ricercare alleanze tattiche persino con gli Stati Uniti – sino a sostenere congiuntamente le azioni terroriste degli islamisti contro il governo comunista afgano – l’Unione sovietica non sarebbe stata dissolta.

[21] Su tali tematiche ha riportato più volte l’attenzione nelle sue opere Domenico Losurdo. Per un primo approccio rapido e telematico con le tesi di Losurdo su questa problematica si può cominciare con il leggere Le origini americane dell’ideologia nazista  https://forum.termometropolitico.it/269956-losurdo-le-origni-americane-dell-ideologia-nazista.html 

[22] Si pensi al celebratissimo D-Day, al quale ha dedicato un peraltro discreto film Spilberg, regista che quantomeno ha mostrato che la liberazione da Auschwitz è avvenuta a opera dei sovietici – per quanto pateticamente rappresentati in Schlinder list da un solo cavaliere non impegnato in combattimento –, al contrario di Benigni che in La vita è bella ha sostituito i sovietici con gli statunitensi. Al solito i cortigiani nostrani dell’imperialismo statunitense riescono a essere più realiste del re.

[23] La guerra era finita. La Russia cit.

[24] La cancellazione della storia cit.

[25] I comunisti di tutto il mondo celebrano cit.

15/05/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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Renato

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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