La sorpresa del primo turno per le presidenziali francesi

Al ballottaggio per l’Eliseo due candidati invotabili. Dal primo turno delle presidenziali si trovano speranze per le imminenti elezioni legislative parlamentari.


La sorpresa del primo turno per le presidenziali francesi Credits: https://www.flickr.com/photos/blandinelc/

PARIGI. Urne aperte dalle 8 alle 19 in provincia e fino alle 20 a Parigi e nelle altri grandi città francesi per 45 milioni 670mila elettori (1 milione 300mila all’estero) domenica scorsa 23 aprile per il primo turno delle presidenziali. Al ballottaggio di domenica 7 maggio ci saranno il candidato del partito “En Marche!” Emmanuel Macron e la candidata del Front National, Marine Le Pen. Degli undici candidati al primo turno in quattro – oltre a Macron e Le Pen, il candidato dei “Les Republicans” François Fillon e quello di “La France Insoumise” Jean-Luc Mélenchon – sono stati in corsa per accedere ai ballottaggio. Niente da fare, già dalle prime schede scrutinate, per gli altri sette a cominciare dal socialista Benoit Hamon; Nathalie Artnaude di “Lutte Ouvriere”; Philippe Poutou del “Nouveau Parti Anti-capitaliste”; François Bayrou del “Mouvement Democrate” e Nicolas Dupont-Augnah di “Debut la France”.

Analisti e commentatori hanno avviato da subito dopo la chiusura dei seggi l’approfondimento e le previsioni sul ballottaggio, appoggi e apparentamenti che sono stati già dichiarati: da Fillon e Hamon per Macron, la Le Pen si ritrova isolata. Pur trattandosi di due candidati invotabili, a sinistra si cerca di ragionare in particolare sui luoghi del bacino di voti per i due concorrenti al ballottaggio e su chi e per quali ragioni ha segnato sulla scheda elettorale del primo turno i nomi di Macron o della Le Pen. Il compagno Paolo Rizzi segnala le slide preparate da Youtrend sul voto ad alcuni candidati per disoccupazione, titolo di studio. Al secondo turno delle elezioni presidenziali si oppongono, così, il candidato dell'estrema destra razzista e xenofoba Marine Le Pen – che ha annunciato nel corso di una intervista a un telegiornale le sue dimissioni dalla presidenza del Front National per essere considerata “soltanto” candidata alla presidenza della Repubblica – ed Emmanuel Macron, sostenuto dagli ambienti finanziari, candidato scelto per amplificare le politiche liberiste e capitaliste che la Francia sta soffrendo da troppi anni.

È un momento di seria gravità per il Paese. Come ha subito sottolineato il segretario del PCF Laurent, l’estrema destra è al secondo turno mentre la sinistra è eliminata. Anche se dall’esame del voto si possono trovare speranze per le elezioni legislative parlamentari dei prossimi 11 e 18 giugno. Domenica 23 aprile, per la prima volta da decenni, milioni di cittadini che aspirano alla trasformazione sociale, sono quasi riusciti a portare il loro candidato Jean-Luc Mélenchon al secondo turno. Front de Gauche può sperare in tutti coloro che sono stati traditi dalle politiche di Hollande e Valls e anche nei primi 30 giorni di Macron presidente della Repubblica, giorni che saranno drammatici perché un liberista-capitalista fautore dell’Europa finanziaria non potrà che fare pasticci.

Per Mèlenchon e la France Insoumise questo primo turno elettorale ha portato un punteggio notevole e originale per una trasformazione sociale. La lotta, dunque, continua per i milioni di giovani, le donne e gli uomini che aspirano a una nuova società libera dalla perversa logica macroniana della redditività, a una politica vera di sinistra, dove la giustizia e il progresso sociale affronteranno l’austerità, la disoccupazione e la precarietà come la teoria marxiana ha insegnato. C’è l’impressione, nonostante la forte delusione, che si stia entrando in un nuovo e senza precedenti periodo della storia politica francese. Due partiti, il Socialista e i Repubblicani che hanno dominato la politica francese per 40 anni, sono stati eliminati la sera del primo turno.

Insomma, il desiderio di cambiamento, per una nuova scelta della società in direzione comunista, continua a crescere: la mobilitazione sociale dei giovani e dei quartieri è una promessa per il futuro. In questi giorni il popolo della vera sinistra legge la lezione arrivata con il primo turno delle presidenziali per continuare a coltivare queste nuove aspirazioni: una vera democrazia nelle città e nei territori, le vie da percorrere per costruire una nuova Repubblica sociale, ecologica, solidale, rispettosa della diversità e delle aspettative della gente. Una lotta che il Partito Comunista vuole continuare con tutte le forze politiche, sociali e civiche disponibili: tutti gli attivisti comunisti del Fronte di Sinistra, francesi ribelli, comunisti.

Jean-Luc Mélenchon ha ottenuto ottimi risultati nelle città, nei comuni, nei distretti in cui il partito comunista è ben consolidato e ha una grande rete di attivisti ed elettori. Il risultato di Mélenchon segna, dunque, un profondo desiderio di cambiamento verso una maggiore onestà in politica, la giustizia sociale, la solidarietà, la democrazia vera, pace e rispetto per l'ambiente. Tutto in senso marxista, comunista. Anche in Francia la sinistra si trova a scrivere una nuova pagina e il Partito Comunista è interamente investito da questa reinvenzione con il suo progetto della Francia in comune, focalizzato sulle sfide del XXI secolo.

Tra i marxisti e i partiti e movimenti comunisti c’è la consapevolezza delle enormi battaglie che sono alle porte. Marine Le Pen vuole un’azione di odio della società, il rifiuto degli altri, razzismo e xenofobia, un modello sociale che divide i tanti che hanno interessi comuni per non sostituire i principi fondamentali di uguaglianza e fraternità nella Repubblica con la discriminazione tra i francesi, tra coloro che vivono e lavorano nel Paese in base alla loro provenienza e nazionalità. Marine Le Pen vuole un mondo pericoloso in cui tutte le avventure militari diventano possibili, dove sarebbero incoraggiate tutte le rivalità nazionaliste. Con Donald Trump, Vladimir Putin, Bashar Assad e l’estrema destra europea come alleati, sarebbe paladina di minaccia per la sicurezza del mondo.

29/04/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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