Le relazioni Cina-Russia secondo gli Usa

Invitando la Cina a ostacolare la Russia, gli Stati Uniti sperano di incrinare la loro alleanza.


Le relazioni Cina-Russia secondo gli Usa

Rifacendosi alle antiche tradizioni cinesi, Xi Jinping ha risposto agli americani, che lo sollecitavano a far pressioni sulla Russia per sospendere la loro azione in Ucraina, che spetta a chi ha messo un sonaglio al collo di una terribile tigre toglierlo. In altre parole, essendo responsabili gli Stati Uniti di aver provocato la legittima reazione russa, dopo molteplici tentativi di inutili mediazioni, espandendo sempre più a est le loro basi e i loro armamenti, essi stessi debbono farsi carico di risolvere questo grave conflitto nel cuore dell’Europa, che ha già assistito ahimè a quello relativo alla disgregazione della Jugoslavia. 

E che sembra sia accompagnato da un altro, non meno pericoloso. Infatti, il presidente del Kosovo Vjosa Osmani e il primo ministro Albin Kurti hanno incontrato il 19 marzo a Pristina una delegazione dell’amministrazione Usa, alla quale è stato manifestato l’interesse del Kosovo a aderire al programma Nato di Partnership per la pace (quale?), primo passo verso la piena incorporazione nell’Alleanza atlantica. I due leader hanno sottolineato che il Kosovo si è associato alle sanzioni di Ue e Usa contro la Russia per l’intervento armato in Ucraina e che è disponibile ad accogliere fino a 5.000 profughi provenienti dal paese in guerra.

Di tutt’altro orientamento è la Republika Srpska (una delle due entità a maggioranza serba che costituiscono la Bosnia-Erzegovina), nella quale si sono svolte manifestazioni a sostegno di Mosca, che richiamavano lo stretto legame di fratellanza tra serbi e russi.

Torniamo alla Cina, che – ricordiamo – all’Onu non ha condannato l’intervento russo in Ucraina. Prima dell’incontro virtuale del presidente degli Stati Uniti Joe Biden con il presidente cinese Xi Jinping di qualche giorno fa, il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che la sua amministrazione farà pagare a Pechino, che non applicherà nessuna sanzione insieme ad altri numerosissimi paesi, l’eventuale sostegno dato alla Russia nella guerra contro l’Ucraina. Ha poi invitato i cinesi ad assumersi “la responsabilità di usare la loro influenza e difendere le regole e i principi internazionali che dichiara di sostenere”, ma che in realtà sono proprio le amministrazioni statunitensi a violare in maniera sistematica dalla fine della Seconda guerra mondiale, se non vogliamo più andare indietro nel tempo.

L’articolo del “Global Times”, organo del Pcc, cui ci stiamo riferendo, mette in evidenza con sarcasmo che gli Stati Uniti chiedono in modo ridicolo che la Cina non appoggi la Russia in questo difficile frangente, senza rendersi conto che ciò danneggerebbe le relazioni amichevoli tra i due paesi. Lo scopo evidente di questa richiesta è di seminare discordia tra le due potenze, che in tutti i documenti ufficiali e non della Casa Bianca e del Pentagono figurano come i peggiori nemici degli Stati Uniti.  Abituati a manipolare e ricattare i vari paesi a seconda dei loro interessi, gli yankee e i loro dipendenti non riescono a capire che la Cina e la Russia sono due grandi potenze indipendenti. Inoltre, sottolinea il “Global Times”, la Cina si è mostrata sempre coerente sulla questione ucraina, sottolineando che occorre tener conto delle preoccupazioni e degli interessi di tutte le parti in materia di sicurezza per giungere a una soluzione equa del conflitto. Ne consegue che essa non cederà mai alle lusinghe-minacce degli Stati Uniti né rinuncerà in nessun modo alle relazioni con la Russia in tutti i campi di reciproca convenienza. 

D’altra parte, non si può negare che l’instabilità, in cui ci hanno fatto precipitare le mosse del Cremlino, costituiscano una seria preoccupazione per la Cina. Parlando al telefono nei giorni passati con Emmanuel Macron e con Olaf Scholz, Xi Jinping ha attribuito le turbolenze economiche alle sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Europa. Ha affermato che queste colpiranno il sistema finanziario mondiale, i rifornimenti energetici, il trasporto e la stabilità delle catene di fornitura, e nuoceranno all’economia globale già devastata dalla pandemia. E ha concluso con queste parole: “Ciò non è vantaggioso per nessuno”. 

La dirigenza cinese è del tutto consapevole che lo scontro tra Russia e Ucraina non può che colpire l’economia del proprio grande paese, che importa il 70% del petrolio e il 40% del gas indispensabili al funzionamento delle sue industrie e ai bisogni della sua popolazione. Infatti, come è noto i prezzi delle materie prime come il petrolio, il gas, il ferro, il nichel sono aumentati in maniera spropositata e si prevede che non si fermeranno. 

Allo stesso tempo, nonostante il rallentamento della crescita, la Cina registra un significativo aumento delle sue necessità di rifornimento, cui solo parzialmente ha posto rimedio siglando un contratto di 30 anni con la Russia per la fornitura di gas attraverso un nuovo gasdotto, che attraverserà la Mongolia. A ciò si deve aggiungere il problema alimentare, che potrebbe essere addirittura più grave. Infatti, sappiamo che la Russia e l’Ucraina forniscono il 30% delle esportazioni di grano, e, allo stesso tempo, l’incremento del prezzo del gas naturale ha fatto schizzare il costo dell’ammoniaca e le esportazioni di potassio provenienti dalla Bielorussia e dalla Russia sono divenute incerte. Ammoniaca e potassio costituiscono due ingredienti fondamentali dei fertilizzanti, la cui carenza riduce del 50% la produttività agricola. Aggiungiamo che in questo momento tutti i porti mercantili ucraini non sono funzionanti, i contadini sono impegnati nei combattimenti e i campi rischiano di essere distrutti negli scontri militari. 

Questa complicata situazione ha sollecitato i dirigenti cinesi a mettere al primo posto la sicurezza alimentare del paese, per raggiungere la quale non ritengono si debba fare affidamento al mercato internazionale. A loro parere occorre piuttosto fare in modo che il cibo necessario alla popolazione sia prodotto direttamente in Cina. Inoltre, occorre notare che fino a oggi il commercio Cina-Russia non è così intenso come quello che lega la prima agli Stati Uniti e all’Ue e che l’interruzione delle catene di fornitura crea gravi problemi all’economia cinese.

Nonostante questi aspetti problematici dell’attuale situazione internazionale, secondo un articolo dell’“Izquierda diario” per la Cina il gioco varrebbe la candela, dato che questa trova nella Russia di Putin un pilastro strategico indispensabile per far saltare “l’ordine internazionale neoliberale governato dall’imperialismo statunitense”. E per comprovare quanto su affermato il sito web trotskista ricorda che, nel mezzo dei bombardamenti russi, Wang Yi, ministro degli Esteri cinese ha dichiarato che l’amicizia tra la Russia e la Cina è “eterna” e che entrambi i paesi si oppongono in maniera congiunta alla volontà di riattizzare la mentalità guerrafondaia. Infine ha ribadito che, nonostante la problematicità della situazione internazionale, i due paesi alleati manterranno la loro comune visione strategica, il cui obiettivo è l’instaurazione di una nuova era (leggi multilateralismo). In effetti, la Cina ha bisogno della Russia per contenere l’ingerenza statunitense, rafforzatasi con la costituzione dell’Aukus (trattato per la sicurezza firmato nel 2021 da Australia, Regno unito e Stati Uniti), nella regione del Mar Cinese Meridionale, ribattezzata dagli strateghi yankee Indo-Pacifico, e per riconquistare Taiwan, considerata legittimamente parte integrante del paese.

La stessa lettura, che ci pare corretta dell’atteggiamento della Cina in questo complicato momento storico, la troviamo in un altro sito non allineato, nel quale Fabrizio Casari scrive che l’alleanza politica e militare tra le due potenze scaturisce dall’interpretazione condivisa della perigliosa fase che stiamo vivendo. Fase in cui in molti paesi, collocati fuori dal cosiddetto Occidente, è sorta la consapevolezza che è necessario ridimensionare il potere degli Stati Uniti sia sul piano politico che su quello economico, svincolandosi sempre più dal signoraggio del dollaro e dando vita a nuove forme di equilibrio internazionale. Chi non prende atto di questo profondo cambiamento assomiglia a un pazzo o a un imbecille che pensa di rompere un muro con la propria testa. Tuttavia, purtroppo questa pazzia o imbecillità, che ci coinvolge, potrà produrre conseguenze nefaste anche per noi.

25/03/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alessandra Ciattini

Alessandra Ciattini insegna Antropologia culturale alla Sapienza. Ha studiato la riflessione sulla religione e ha fatto ricerca sul campo in America Latina. Ha pubblicato vari libri e articoli e fa parte dell’Associazione nazionale docenti universitari sostenitrice del ruolo pubblico e democratico dell’università.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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