Resoconto e dichiarazioni dalla Cumbre de los Pueblos

L’11 e 12 giugno s’è tenuto a Bruxelles la Cumbre de los Pueblos, il Vertice dei Popoli di America Latina ed Europa. Negli stessi giorni si è svolto il Summit dei paesi dell’Unione Europea e della Comunità degli Stati Latino Americani e Caraibici (CELAC). Un resoconto per "la Città futura".


Resoconto e dichiarazioni dalla Cumbre de los Pueblos

L’11 e 12 giugno s’è tenuto a Bruxelles la Cumbre de los Pueblos, il Vertice dei Popoli di America Latina ed Europa. Negli stessi giorni si è svolto il Summit dei paesi dell’Unione Europea e della Comunità degli Stati Latino Americani e Caraibici (CELAC). Un resoconto per "la Città futura". 

di Paolo Rizzi

Los menos para escalar / a la cima se subieron / y su trono construyeron / sobre el mundo de los más.

Tony Avila – El Mundo de los Mas

Cos’è una Cumbre?

Le Cumbre de los pueblos sono ormai una tradizione delle sinistre sud americane, svolte spesso in coincidenza con i summit di capi di stato e di governo. Sono incontri in cui la società civile s’incontra per discutere le questioni trattate nei summit ufficiali ma dal punto di vista delle associazioni, dei movimenti e degli attivisti di base. Spesso queste Cumbre sono state particolarmente in polemica contro i summit ufficiali che sponsorizzavano il libero commercio o le “soluzioni” (le virgolette sono d’obbligo) dei paesi occidentali per quanto riguarda i cambiamenti climatici.

La Cumbre di Bruxelles ha radunato 346 organizzazioni da quarantatré paesi latino americani ed europei, per un totale di oltre 1500 delegati. La definizione di “società civile” della Cumbre è moto più ampia di quella che ci si potrebbe aspettare in Italia. Pochi professori universitari e molti attivisti di base in ogni campo, dalle associazioni di quartiere a quelle ecologiste, dai canali di informazione (tra cui La Città Futura) ai sindacati, dalle reti di solidarietà internazionale a quelle degli immigrati in Europa. Tra gli europei è notevole anche la presenza delle organizzazioni giovanili comuniste e di sinistra radicale.

Le due giornate della Cumbre sono state fitte d’incontri ed eventi. L’11 giugno si sono svolte le due grandi riunioni iniziali, da una parte l’incontro di intellettuali e parlamentari, dall’altra l’incontro delle associazioni e dei movimenti di base chiamati a raccolta dalla rete di solidarietà dell’ALBA (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America). Il 12 giugno i lavori si sono invece suddivisi in vari tavoli di lavori tematici che hanno mischiato le associazioni e i movimenti con le organizzazioni più prettamente politiche.

Tra gli argomenti ricorrenti e più enfatizzati durante le discussioni, c’è stato quello dell’integrazione continentale sud americana vista come un modello alternativo concreto a quello dell’Unione Europea. Come riportato in uno degli interventi dei militanti italiani dei Giovani Comuniste/i: ” Al fine di realizzare una reale integrazione dei popoli europei, dobbiamo necessariamente distruggere la NATO e l’Unione Europea dei capitalisti e mettere a punto un progetto alternativo fondato su principi di giustizia sociale, solidarietà internazionalista, uguaglianza e partecipazione, ispirato all’esempio dei processi iniziati dagli stati socialisti e progressisti dell’ALBA.”

Oltre agli argomenti tradizionali di questo tipo di incontri internazionali (opposizione all’imperialismo, cambiamento climatico, solidarietà alle cause di liberazione nazionale), il documento finale della Cumbre ha dedicato un punto all’importanza dei media e della necessità di organizzare dei media nazionali e internazionali “sulla base degli interessi sociali comuni”.

La dichiarazione si conclude così:

Noi, i popoli delle Americhe e dell’Europa intendiamo imparare gli uni dagli altri e costruire una potente rete di movimenti sociali per combattere il cambiamento climatico, opporsi a tutte le forme di discriminazione, oppressione, sfruttamento, razzismo, esclusione, neo liberismo e guerra imperialista. Intendiamo invece lottare per la pace, l’eguaglianza, la democrazia partecipativa, la giustizia sociale e l’economia sostenibile all’interno dei vincoli del pianeta. Cioè, continueremo a lottare per un mondo migliore”.

Il fantasma del libero commercio.

In parallelo alla Cumbre s’è svolto il Summit tra i rappresentanti degli stati e dei governi di Unione Europea e CELAC. Il CELAC include tutti paesi sovrani del continente americano, esclusi gli Stati Uniti e il Canada. Questo vuol comunque dire che all’interno del CELAC convivono paesi di orientamento molto diverso, dai paesi liberisti dell’Alleanza del Pacifico (Colombia, Perù, Messico e il Cile che vi aderì sotto la presidenza di destra di Piñera) a quelli dell’integrazione di marca socialista dell’ALBA (tra cui Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia).

Il vertice tra le autorità ufficiali s’è concluso con una generica Dichiarazione Politica in cui si dichiara di voler cooperare economicamente riconoscendo però i percorsi diversi dei due continenti e dei singoli paesi. La cooperazione economica non è invece presente tra i 10 punti del Piano di Lavoro licenziato dal Summit. Questo perché con il termine apparentemente neutro “cooperazione” l’Unione Europea intende i trattati di libero commercio che ha già concluso con l’Alleanza del Pacifico e che vorrebbe portare a termine con i paesi del MERCOSUR, il mercato comune che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, mentre Bolivia ed Ecuador stanno procedendo nelle trattative per l’adesione. Nato all’inizio degli anni ’90 come area di libero scambio, il MERCOSUR è diventato col tempo un blocco guidato da governi di sinistra. Al primo summit CELAC/UE, nel 2010, sembrò che fosse pronto un TLC tra MERCOSUR e UE, ma le trattative non si sono mai concretizzate. A questo secondo vertice le voci di una accelerazione si sono intensificate, dopo che il Ministro degli Esteri uruguayano ha annunciato che nel terzo trimestre del 2015 ripartiranno i negoziati per il TLC. L’annuncio è stato molto irrituale dato che le decisioni all’interno del MERCOSUR vanno assunte all’unanimità. Per quanto varie fonti giornalistiche abbiano riportato che anche brasiliani e argentini sarebbero disposti ad accelerare, al Vertice di Bruxelles non è stato deciso nulla se non uno scambio su un numero di prodotti che potrebbero essere commerciati tra i due blocchi con tariffe doganali.

Correa

Il protagonista politico del Vertice ufficiale e della Cumbre è stato il presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Come presidente di turno del CELAC l’ecuadoregno non ha cercato la sintesi, ha attaccato l’idea stessa di libero commercio, spalleggiato da dichiarazioni altrettanto forti del presidente boliviano Morales, e ha sottoposto a una dura critica i trattati commerciali esistenti chiamandoli “un attentato alla nostra sovranità” e definito i meccanismi di arbitrato tra stati e multinazionali “avvocati e consiglieri giuridici al soldo delle multinazionali”. Un attacco non solo al possibile TLC tra UE e MERCOSUR ma anche al TTIP tra USA e UE su cui il dibattito all’Europarlamento si arenava, negli stessi giorni della Cumbre, proprio sul meccanismo di arbitrato ISDS.

Se per ovvie questioni di diplomazia Correa si è poi espresso in maniera moderata e conciliante nelle dichiarazioni ufficiali, è tornato a vestire i panni del militante per il comizio finale della Cumbre. Quest’ultimo atto si è tenuto la sera del 12 giugno alla Basilica del Sacro Cuore di Bruxelles ed ha visto i delegati della Cumbre riunirsi per i comizi dei rappresentanti istituzionali dei paesi dell’ALBA.

L’evento è stato aperto da un discorso di Aleida Guevara, figlia del Che e presidente della Cumbre come rappresentante di varie associazioni cubane. L’unico intervento europeo è stato quello della rappresentante di SYRIZA Anastasia Gera che si è guadagnata un largo applauso sostenendo che la Grecia stia diventando la Venezuela dell’Europa. Per il resto la scena è stata tutta per i paesi dell’ALBA, con un breve discorso del vice presidente cubano Miguel Diaz-Canel e del lungo intervento conclusivo del vice presidente venezuelano Jorge Arreaza. Il piatto forte è stato però l’intervento-fiume di Correa, osannato dalla folta delegazione di ecuadoregni, che ha ripetuto senza diplomazie le conclusioni dei paesi latino americani contro il libero commercio e ha aggiunto una vibrante condanna dell’embargo statunitense a Cuba e dell’ordine esecutivo contro il Venezuela, definendo “ridicola” e “un insulto alla nostra intelligenza” l’idea che Caracas possa rappresentare un pericolo per la sicurezza di Washington. Posizioni, quest’ultime, non certo nuove per i paesi dell’ALBA, la parte più interessante è stata quella in cui Correa ha attaccato direttamente il modello d’integrazione europea basato sulla finanza e sulla repressione dei consumi. Correa ha portato a termine il suo discorso suggerendo ai leader europei di prendere ad esempio l’integrazionismo latino americano, basato sulla cooperazione tra i popoli e sulla riduzione delle disuguaglianze.

Per usare le parole del popolare cantautore cubano Tony Avila, che ha chiuso la Cumbre dopo i comizi dei politici, per due giorni a Bruxelles, nel tempio dell’Europa che costruisce il mondo dei pochi a spese dei molti, s’è riunito il mondo dei molti.

21/06/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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