Le elezioni regionali svoltesi l’8 marzo in Baden-Württemberg e il 22 marzo in Renania-Palatinato hanno avuto un valore che, per la politica tedesca, va ben oltre il ricambio dei parlamenti locali. Sono state il primo vero test politico del 2026 per il sistema dei partiti nazionali e, soprattutto, per il nuovo equilibrio emerso intorno al governo federale guidato da Friedrich Merz. Il quadro che ne esce è tutt’altro che rassicurante per chi guarda alla Germania da una prospettiva democratica e sociale: i partiti tradizionali restano formalmente centrali, ma perdono radicamento, la socialdemocrazia continua a sfarinarsi, la destra estrema si consolida come polo strutturale anche nell’Ovest del paese e la sinistra radicale, pur mostrando in alcuni casi una certa capacità di recupero, rimane ancora troppo debole per trasformare il malcontento in alternativa.
In Baden-Württemberg il dato più immediato è la vittoria di misura dei Verdi (Bündnis 90/Die Grünen), che con il 30,2% hanno preceduto la CDU (Christlich Demokratische Union Deutschlands), ferma al 29,7&. AfD (Alternative für Deutschland) è balzata al 18,8%, il Partito Socialdemocratico (Sozialdemokratische Partei Deutschlands, SPD) è sprofondato al 5,5%, mentre FDP (Freie Demokratische Partei) e Die Linke si sono entrambe fermate al 4,4%, restando fuori dal Landtag, vista la soglia di sbarramento fissata al 5%; infine, BSW (Bündnis Sahra Wagenknecht) ha raccolto l’1,4%. L’affluenza è salita al 69,6%, quasi sei punti in più rispetto al 2021. Nella distribuzione dei seggi, Verdi e CDU hanno ottenuto 56 seggi ciascuno, l’AfD 35 e la SPD 10. Si tratta di numeri che certificano una continuità di governo tra Verdi e democristiani, ma non una stabilità politica reale: quella coalizione sopravvive soprattutto perché il sistema non ha prodotto altro.
Confrontando i risultati con quelli del 2021, impressiona soprattutto il raddoppio della percentuale ottenuta dall’estrema destra di AfD, ma anche la CDU recupera consensi. I Verdi rimangono primi, seppur con un leggero calo di circa due punti percentuali; la SPD viene quasi dimezzata; la Linke cresce, ma non abbastanza da superare la soglia del 5%. Il risultato della sinistra radicale, quindi, non è del tutto negativo rispetto al 3,6% ottenuto cinque anni fa, ma resta insufficiente per rompere la marginalità parlamentare.
Secondo gli analisti, il successo verde in Baden-Württemberg è stato favorito anche dalla popolarità di Cem Özdemir, percepito come figura più solida e riconoscibile rispetto al candidato CDU Manuel Hagel. Il leader ecologista, di origini turche, dovrebbe dunque assumere l’incarico di Ministro-Presidente al posto di Winfried Kretschmann, che, dopo tre mandati, ha deciso di non ripresentarsi. Andando più in profondità, il voto segnala che in uno dei Land economicamente più forti della Germania, patria di colossi industriali come Mercedes-Benz e Porsche, il disagio sociale e la crisi del modello produttivo non si traducono in una svolta a sinistra, bensì in una polarizzazione tra centro conservatore e destra radicale. Quando la crisi dell’automotive, la concorrenza cinese, il rallentamento della crescita e la paura del declassamento sociale vengono filtrati da partiti che non mettono in discussione né il dogma dell’austerità né la militarizzazione dell’agenda pubblica, il risultato inevitabile è che la protesta si sposti verso destra.
In Renania-Palatinato il quadro è persino più duro. Qui la CDU è arrivata prima con il 31%, i socialdemocratici - il partito del Ministro-Presidente uscente Alexander Schweitzer - sono scesi al 25,9%, l’estrema destra è salita al 19,5% e i Verdi si sono fermati al 7,9%, mentre Die Linke manca ancora l’ingresso nel Landtag con il 4,4% e BSW si è fermato all’1,9%. Anche FDP, che sosteneva il governo Schweitzer, resta escluso dall’organo legislativo del Land, crollato al 2,1%. L’affluenza è stata del 68,4%, in crescita rispetto al 64,3% del 2021. La nuova assemblea regionale conta 105 membri: 39 seggi alla CDU, 32 al SPD, 24 ad AfD e 10 ai Verdi. La novità politica principale è che i socialdemocratici, al governo del Land da 35 anni, hanno subito una sconfitta pesantissima, mentre l’estrema destra ha ottenuto il suo miglior risultato di sempre in un Land dell’Ovest.
Facendo un confronto con i dati del 2021, emerge che, in soli cinque anni, la socialdemocrazia ha perso quasi dieci punti, la CDU ne ha guadagnati più di tre e AfD è cresciuta di oltre undici punti. La Linke ha fatto registrare un ottimo incremento, passando dal 2,5% al 4,4%, ma ancora una volta è rimasta sotto la soglia di sbarramento. Da un lato, si può dire che esista un piccolo spazio per una sinistra di opposizione coerente; dall’altro, quel miglioramento non è stato sufficiente a tradursi in rappresentanza parlamentare. Questo significa che la radicalizzazione sociale non trova ancora un veicolo adeguato sul terreno della sinistra anticapitalista, ma anche che, in entrambi i Länder analizzati, la soglia di sbarramento al 5% priva di rappresentanza ampie fasce della popolazione che vedono nella sinistra radicale la risposta alle proprie istanze.
Ma, mentre la sinistra radicale cresce di poco o rimane ai margini, l’estrema destra di AfD si consolida come forza sistemica: in Baden-Württemberg arriva al 18,8% e conquista anche un mandato diretto nel collegio di Mannheim I; in Renania-Palatinato tocca il 19,5% e si afferma come principale blocco di opposizione. È il segnale di una destra estrema che non vive più solo della protesta anti-establishment di alcuni gruppi estremisti marginali, ma si presenta ormai come pilastro stabile della rappresentanza reazionaria tedesca.
Il problema, però, non si risolve denunciando l’AfD come un’anomalia morale. La sua crescita è il prodotto delle scelte del cosiddetto centro democratico. In entrambi i Länder, i partiti tradizionali hanno fatto campagna in un contesto segnato da stagnazione economica, paura del declino industriale, crisi energetica, tensioni internazionali e normalizzazione del riarmo. In questo quadro, né CDU né SPD né Verdi hanno offerto una vera alternativa sociale. La CDU propone ordine, competitività e disciplina fiscale; i socialdemocratici continuano a presentarsi come amministratrice responsabile di un modello che ha logorato la propria base popolare; i Verdi combinano ambientalismo governista e piena integrazione nella logica atlantista e militarizzata. Se il conflitto sociale viene espulso dall’agenda e sostituito con la gestione tecnocratica della crisi, allora il terreno viene lasciato alla destra xenofoba, che sa sfruttare rabbia e paura in modo più efficace.
Le elezioni di marzo, dunque, mostrano due verità simultanee. La prima è che il blocco tradizionale di governo, pur mantenendo il controllo istituzionale, esce più fragile di quanto voglia ammettere. In Baden-Württemberg la CDU non riesce a superare i Verdi nonostante il recupero; in Renania-Palatinato vince, ma in un quadro generale di erosione del centro e di forte ascesa dell’estrema destra. La seconda è che la sinistra radicale fa registrare una certa crescita, ma non è ancora in grado di tradurre la crisi del modello tedesco in una controffensiva politica. Finché questa contraddizione resterà irrisolta, AfD continuerà a presentarsi come l’unica opposizione visibile, soprattutto nei territori colpiti dal declino industriale, dalla precarietà e dalla paura sociale.
Per queste ragioni, riteniamo che Baden-Württemberg e Renania-Palatinato abbiano fotografato con precisione il nuovo paesaggio politico tedesco. Il centro tiene, ma si svuota. La socialdemocrazia arretra in modo drammatico. La sinistra radicale recupera qualcosa, ma non sfonda. L’estrema destra avanza in modo minaccioso e ormai stabilmente anche nell’Ovest. La lezione più importante è che il “cordone sanitario” verbale non basta. Senza una rottura reale con le politiche di guerra, con il dogma neoliberale e con la gestione securitaria della crisi, la Germania continuerà a scivolare verso destra. E se la sinistra radicale non saprà colmare quel vuoto con una proposta più chiara, più sociale e più combattiva, la prossima ondata potrebbe essere ancora peggiore.
