Trump chiude la porta a Cuba aperta da Obama

Gli USA pronti a sacrificare sicurezza, legalità e posti di lavoro, pur di danneggiare Cuba.


Trump chiude la porta a Cuba aperta da Obama Credits: https://www.flickr.com/photos/maxxp

Il New York Times e altre fonti mediatiche stanno dando risalto ad un rapporto apparso sul sito di estrema destra, Daily Caller, secondo il quale: “il Presidente Trump è pronto per annunciare un retromarcia nella politica di apertura dell’ex Presidente Obama verso Cuba”. Il rapporto attribuisce questa informazione a John Kavulich, componente delConsiglio di Cooperazione USA-Cuba per il Commercio e l’Economia, il quale a sua volta avrebbe appreso del cambio di vento da un non meglio specificato “gruppo anti-embargo”.

I Daily Caller suggerisce che l’amministrazione Trump stia per rispondere alle pressioni dei senatori Marco Rubio, Bob Menedez, Mario Diaz-Balart, tutti cubano-americani.

Molti dei corrispondenti accreditati alla Casa Bianca concordano sul fatto che l’amministrazione probabilmente annuncerà la nuova linea politica verso Cuba durante il mese di giugno, sebbene non si escluda un rinvio.

In un articolo apparso il 1° giugno in prima pagina, il New York Times suggerisce che l’amministrazione Trump intenda denunciare gli abusi dei diritti umani a Cuba, come movente per giustificare questo ritorno alle politiche del passato. Pare che Trump voglia “onorare l’impegno, assunto durante un discorso pubblico a Miami lo scorso settembre, in una circoscrizione elettorale dove ha ottenuto un successo schiacciante”.

Citando fonti anonime all’interno dell’amministrazione, il New York Times sostiene che le misure esecutive attese prenderanno di mira “le imprese americane e le aziende che hanno legami con i militari cubani”. L’articolo cita Robert L. Muse, un avvocato esperto di affari cubani, che prevede un pesante impatto di queste misure, tenuto conto del peso che le forze armate di Cuba esercitano sull’intera economia cubana. Muse ritiene infatti che: “questo è un ritorno ai vecchi manuale di politica estera, che prevedono la creazione ad arte di una situazione di ambiguità ed incertezza così che nessuno sia in grado di sapere cosa è consentito e cosa è vietato, e questo determinerebbe come conseguenza maggiori rischi legali nel condurre affari con Cuba”.

L’amministrazione Trump potrebbe essere quindi sul punto di revocare l’allentamento delle restrizioni per i cittadini statunitensi che si recano in viaggio a Cuba. E, sempre secondo quanto riporta il New York Times: ”il presidente sta valutando un aumento di fondi per la USAID (Agenzia degli USA per lo sviluppo internazionale) con l’obiettivo di finanziare programmi per promuovere la democrazia a Cuba”. Cuba, da parte sua, considera naturalmente queste interferenze degli USA nei propri affari interni come intenzionalmente ostili.

È da notare tuttavia che: “i programmi di USAID a Cuba non sono stati finanziati dalla proposta di budget del Dipartimento di Stato per l’anno fiscale 2018”, secondo il Miami Herald: “fonti familiari con la discussione” (in corso nei circoli più vicini al presidente, ndr) che hanno informato il New York Times, riportano che si sarebbe determinata una spaccatura sulla futura direzione da imprimere alla politica dell’amministrazione Trump verso Cuba, tra alti funzionari dell’amministrazione ed i consiglieri di Trump per gli affari legislativi. Tale divisione è emersa in occasione di una riunione a maggio del National Security Council. Durante la riunione il primo gruppo avrebbe evidenziato i vantaggi che le attuali misure vigenti stanno portando alla “cooperazione intergovernativa in materia di intelligence, lotta al traffico di droga, ricerca scientifica ed altre aree”.

In risposta alla prospettiva di ripristino delle barriere e delle restrizioni, Engage Cuba, un’organizzazione che rappresenta imprese e altri soggetti che hanno relazioni d’affari con Cuba, ha pubblicato un ampio rapporto che evidenzia gli effetti economici negativi che potrebbero derivare da una ripresa della precedente politica di ostilità degli USA. In sintesi, nel rapporto si sostiene che “un dietrofront nelle politiche verso Cuba costerebbe all’economia USA circa 6,6 miliardi di dollari e colpirebbe circa oltre 13.000 posti di lavoro”. E gli interessi di sicurezza nazionale ne sarebbero minacciati.

In un editoriale del 5 giugno, altamente critico verso i cambiamenti che l’amministrazione Trump si accinge a realizzare, il New York Times fa riferimento alle preoccupanti previsioni di Engage Cuba, la cui analisi ipotizza un pieno reintegro delle precedenti restrizioni. Tuttavia l’amministrazione Trump non ha ancora fornito chiare indicazioni in tal senso.

Lo studioso William M. LeoGrande, un esperto della storia dei negoziati USA- Cuba, ha reso dei commenti, lo scorso gennaio, sulla possibilità di un ribaltamento delle politiche di Obama, ed ha evidenziato un paradosso: “l’amministrazione Trump sara’ acquiescente nei confronti delle istanze dei politici cubano-americani. Ma nelle recenti elezioni presidenziali, pochi cubano-americani hanno votato per Trump rispetto a quelli che votarono candidati Repubblicani prima del 2012. Curiosamente, i sondaggi di opinione mostrano invece che la maggior parte dei cubano-americani vorrebbero una normalizzazione delle relazioni tra USA e Cuba”.

Anticipando il rovesciamento di alcune o di tutte le riforme del Presidente Obama, il Senatore Patrick Leahy ha recentemente notato che: “sarebbe ironico e miope se, subito dopo aver elogiato i leader autoritari di Russia, Egitto, Turchia e Arabia Saudita, il Presidente Trump continuasse nel solco dei 55 anni di politiche fallimentari fatte di sanzioni e ultimatum contro Cuba”.

Il Gruppo di Lavoro Latino-Americano (LAWG), organizzazione con sede a Washington e dedita alla sensibilizzazione sulla difesa dei diritti umani in America Latina nei confronti del Congresso e della Casa Bianca, lo scorso 30 maggio ha indetto una mobilitazione per impedire all’amministrazione Trump di ripristinare le politiche anti-Cuba dell’era Bush.

Versione originale apparsa su http://www.peoplesworld.org/article/trump-likely-to-close-cuba-doors-that-obama-opened/

Traduzione in italiano di Zosimo

10/06/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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W.T. Witney

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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