Venezuela, la sconfitta. Per ora

In Venezuela la Rivoluzione Bolivariana affronta la prima sconfitta elettorale dai tempi del referendum del 2007.


Venezuela, la sconfitta. Per ora

In Venezuela la Rivoluzione Bolivariana affronta la prima sconfitta elettorale dai tempi del referendum del 2007. La crisi economica mette in luce le difficoltà dei successori di Chavez. La rivoluzione non è ancora finita.

di Paolo Rizzi

Sconfitta, la prima volta

Dalla prima elezione di Hugo Chavez nel 1998, il progetto rivoluzionario in Venezuela si è affermato attraverso una sequenza ininterrotta di vittorie elettorali. Unica eccezione: il referendum del 2007 che rigettò il primo tentativo di riforma della Costituzione.

Le elezioni del 6 dicembre scorso sono quindi «una prima volta» per la sinistra venezuelana che era stata abituata, fin dal 1999, a detenere sia il potere legislativo che quello esecutivo. Queste elezioni parlamentari hanno invece dato la maggioranza dell'Assemblea Nazionale alla Tavola di Unità Democratica (MUD), la coalizione degli anti-chavisti che con il 56,2% dei voti ha conquistato 109 seggi su 167, fermandosi a un passo dai 112 necessari per poter cambiare la Costituzione.

Rassicurazioni e violenza

L'opposizione venezuelana è riuscita a trovare, dopo 15 anni, una formula capace di contendere la vittoria al Partito Socialista Unito di Venezuela (PSUV) e ai suoi alleati. Negli anni hanno provato in tutte le maniere: con il colpo di stato diretto, con il boicottaggio delle elezioni, con candidature multiple. Alla fine, la formula vincente è stata trovata in un listone unitario che raccoglie 21 organizzazioni politiche. Oltre alla tattica elettorale, l'opposizione ha mutato la sua azione nella società, da un lato la MUD sostiene di non voler abolire le conquiste sociali del chavismo e di voler solo aggiungere «razionalità» alla gestione dello stato, dall'altro lato da mesi continuano le proteste violente contro il governo che hanno lasciato danni economici non indifferenti e, soprattutto, decine di morti.

La tattica dell'opposizione è stata quindi quella di esasperare il clima di tensione del paese (la violenza è un male endemico che il governo chavista non è mai riuscito a intaccare) e contemporaneamente mostrare una «faccia buona» per rassicurare gli strati popolari. In questo senso ha assunto un ruolo importantissimo la «socialdemocrazia»: della MUD, infatti, fanno parte diverse formazioni appartenenti all'Internazionale Socialista: Nuova Era, Azione Democratica, Movimento per il Socialismo, Volontà Popolare. Come i loro colleghi europei, si tratta di partiti che di socialista hanno solo il nome e qualche simbolo, di fatto si tratta di formazioni liberiste che si assumono il compito di dare un «volto umano» al progetto di ritorno al neoliberismo.

La crisi economica

Ovviamente non si può spiegare la sconfitta elettorale solo con la formula di «rassicurazione e violenza» da parte degli anti-chavisti. Non è mai stato un segreto per nessuno che per mantenere i programmi sociali il governo venezuelano è sempre stato dipendente dalla vendita del petrolio. Da quando è iniziata la grande crisi economica internazionale, la diminuzione della domanda di energia ha messo in difficoltà il governo di Caracas. La decisione dei produttori arabi di abbassare drasticamente il prezzo del greggio ha avuto ripercussioni pesantissime sull'economia del Venezuela e sulla sua popolazione.

Molti critici di sinistra hanno, nel corso degli anni, incalzato il governo a costruire un apparato industriale diversificato, in grado di fornire beni e servizi a un paese che sta passando dal «sottosviluppo» alla creazione di una «classe media».

Rimane però ingeneroso accusare i governi di Chavez e Maduro di aver proseguito sulla via dell'estrazione selvaggia delle risorse. Su questo basta un solo dato: da quando l'industria petrolifera è stata nazionalizzata, il Venezuela è passato da una produzione di tre milioni e mezzo di barili al giorno a due milioni e mezzo.

Sconfitta, per ora

I giornali della borghesia hanno salutato in maniera euforica la vittoria della MUD all'Assemblea Nazionale. Dopo aver partecipato per anni alla guerra mediatica contro Chavez e Maduro, sono impegnati a suonare le campane a morto per la Rivoluzione Bolivariana.

Il loro entusiasmo potrebbe essere, però, un po' prematuro. La prima doccia fredda per chi sperava di archiviare rapidamente il periodo socialista è arrivata con i risultati definitivi: la MUD non ha i numeri per cambiare la Costituzione, a differenza di quanto si era erroneamente creduto appena dopo la chiusura delle urne.

Secondo punto: il governo resta guidato dal chavista Maduro, fino al 2018. Rimane la possibilità per la destra del referendum confermativo di metà mandato. Non è detto però che la maggioranza in parlamento diventi facilmente una maggioranza che voglia mandare via Maduro in anticipo. Uno dei punti di forza, e insieme anche una debolezza, del processo bolivariano è che le consultazioni sulla figura del leader sono sempre andate meglio delle elezioni parlamentari.

Inoltre, la MUD non è una forza monolitica. Che sia in grado di usare la sua maggioranza parlamentare senza sfaldarsi è da vedere nei prossimi mesi. Un conto è cercare di mantenere il paese in una situazione di caos permanente quando si è all'opposizione, un altro conto è farlo quando si ha la maggioranza del parlamento.

Quel che è sicuro, è che la Rivoluzione Venezuelana si trova oggi di fronte alla sfida più grande. Ora bisognerà capire quanto il governo saprà reagire per arginare la crisi economica. Ora bisognerà capire quanto le forze sociali chaviste sapranno reagire per dimostrare di essere vitali ed efficaci anche senza la maggioranza in parlamento.

11/12/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Rizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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