Xi presidente a vita?

Qualche chiarimento dopo le notizie in arrivo dalla Cina.


Xi presidente a vita? Credits: https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/34/Greathallceiling.jpg

In Cina si sono concluse le “due sessioni” del 2018, ovvero le riunioni plenarie dell’Assemblea Nazionale del Popolo (il parlamento di 2980 membri) e della Conferenza Politica Consultiva del Popolo Cinese (un organo di 2200 membri in cui, oltre ai legislatori, siedono anche rappresentanti di settori sociali e invitati di Macao e Hong Kong). I due organi funzionano tutto l’anno tramite dei comitati permanenti e delle commissioni settoriali, si riuniscono una volta l’anno per sessioni parallele in cui vengono approvati, spesso su proposta del governo, i provvedimenti più importanti.

I provvedimenti che arrivano alla sessione annuale sono ovviamente passati attraverso un processo di costruzione del consenso negli organi del partito-stato, per questo le assemblee plenarie vengono spesso indicate come puramente cerimoniali. Questo non è però del tutto vero. Oltre a qualche sporadico voto contrario agli emendamenti costituzionali e alle massime cariche, si sono registrati alcuni casi in cui i voti contrari sono diventati centinaia. In particolare, durante le votazioni per la nomina degli appartenenti militari al comitato permanente, alcuni candidati hanno riportato dai 200 agli 800 voti contrari. Secondo il blog NPC Observer ci sarebbero stati anche tre casi in cui il parlamento avrebbe bocciato i candidati, ma questa notizia non trova altre fonti.

Gli emendamenti alla Costituzione

Il provvedimento che ha catturato l’attenzione internazionale non poteva essere altro che il cambiamento di vari passaggi della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese. Dopo che il Congresso del Partito Comunista Cinese aveva già inserito il “Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era” nella Costituzione del Partito, esso è stato inserito anche in quella dello stato.

Insieme all’aggiornamento ideologico, dalla Costituzione è stato rimosso il limite dei due mandati per la carica della Presidenza della Repubblica. Molto giornali, e anche qualche istituto di ricerca, hanno immediatamente titolato “Xi presidente a vita!”. Ovviamente questo non è vero. È chiaro che Xi progetta di restare a guida del partito-stato a lungo, ma non c’è nessun automatismo, tantomeno un incarico a vita. Come dopo l’ultimo congresso, sono stati riproposti paragoni poco sensati con Mao Zedong, indicando Xi come “l’uomo più potente dai tempi di Mao”. Come dopo il congresso, questi paragoni sono del tutto fuori luogo. Mao, e dopo di lui Deng Xiaoping, hanno avuto posizioni da cui potevano letteralmente rivoltare la Cina solo con la propria volontà. Xi Jinping, per quanto stia evidentemente concentrando molti poteri nelle sue mani, rimane all’interno di un sistema politico di cui rispetta le regole.

Le cariche e le consuetudini

Certamente la rimozione del limiti dei mandati cambia il processo di transizione da una generazione di leader alla successiva. Va notato che, in effetti il passaggio dalla seconda alla terza generazione fu tutt’altro che netto. Tanto che Deng Xiaoping rilanciò le riforme economiche nel 1992 quando come unico incarico ufficiale aveva la presidenza dell’associazione nazionale degli scacchisti.

Xi presidente a vita

Un’altra consuetudine che è stata infranta è quella dell’età pensionabile. Dopo il congresso del PCC avevo fatto notare che Xi non aveva, al contrario delle previsioni, mantenuto il suo stretto alleato Wang Qishan nei massimi organi del partito. Nonostante compia i 70 anni a Luglio, Wang è stato eletto vice-Presidente della Repubblica.

Li Keqiang – considerato come principale avversario del presidente Xi – ha mantenuto il ruolo di capo del governo. Tra i suoi quattro vice si segnalano Hu Chunhua – uno dei possibili alleati di Li, un anno fa considerato possibile successore di Xi – con la delega alla lotta alla povertà e Liu He. Quest’ultimo è invece considerato stretto alleato di Xi e capo della Commissione Sviluppo e Stabilità Finanziaria, ovvero al controllo sul settore bancario. Durante la terza e la quarta generazione il Presidente e il capo del governo avevano una tendenziale divisione del lavoro, rispettivamente, politico ed economico. Durante gli ultimi anni Xi Jinping ha prima assunto in prima persona la guida di organismi economici, poi ha dato deleghe economiche pesanti ai vice-premier, in quella che sembra una tattica per limitare il ruolo di Li Keqiang.

Anche in questo caso devo avvertire il lettore: la ricostruzione delle alleanze e delle divergenze interne ai massimi ranghi del Partito Comunista Cinese è spesso imperfetta e molte volte in passato gli osservatori esterni hanno scoperto, dopo qualche anno, di aver sbagliato i propri schemi interpretativi. A proposito di questo, basti ricordare che 5 anni fa Xi era considerato in maniera quasi unanime una figura grigia di compromesso che avrebbe mantenuto il basso profilo e avrebbe governato secondo le consuetudini.

Le conclusioni

Il discorso di Xi Jinping all’ANP ha avuto toni forti, ha ribadito la proiezione internazionale di una Cina determinata a porre fine ai secoli di umiliazione nazionali da parte delle potenze coloniali. Alcuni media internazionali hanno lanciato una pesante accusa: Xi avrebbe detto che la Cina sarebbe pronta a sanguinose battaglie per avere il suo posto nel mondo. Come segnala Wang Feng del Financial Times, l’espressione “sanguinosa battaglia” appare due volte nel discorso. La prima volta in senso letterale, descrivendo le guerra combattute contro le potenze coloniali, la seconda in senso figurato, a riguardo della lotta per far avverare il “sogno cinese di rinnovamento nazionale”. In entrambi i casi, Xi ha usato i verbi al passato. Secondo alcuni l’errore di traduzione verrebbe da un giornale minore da cui gli altri si sarebbero limitati a copiare. Se anche fosse vero, rimane una questione: ma davvero si può dare a cuor leggero, copiando da un giornale minore, la notizia che il Presidente della Cina si dichiara pronto a sanguinose battaglie?

24/03/2018 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Paolo Rizzi

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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