Esteri

Davvero emozionante, per me, partecipare qui in Vietnam al quarantennale della liberazione e riunificazione del Paese. Stamattina ho assistito, nella splendida cornice di Ho Chi Minh City (già Saigon), oggi una luminosa metropoli di oltre dieci milioni di abitanti, alla parata celebrativa. 

Negli ultimi giorni le celebrazioni per i cento anni del genocidio armeno hanno costretto analisti e governi a interrogarsi sul significato del concetto di genocidio e sulla sua applicabilità o meno ai tragici eventi che hanno colpito un secolo orsono gli armeni.

Non è la genialità di Iglesias che può spiegare il fenomeno Podemos, ma è l’impatto negativo delle politiche capitaliste nella perferia europea. Seppure è un fenomeno ancora pieno di incognite, Podemos è una buona notizia perché è un sintomo che anticipa la possibilità del cambiamento.

Una doppia illegalità. Nelle colonie israeliane costruite in Cisgiordania, occupata in violazione del diritto internazionale, si sfrutta anche il lavoro minorile palestinese. È quanto è emerso dal nuovo rapporto di Human Rights Watch, la nota organizzazione internazionale impegnata per i diritti umani.

Uno spettro si aggira per l'Europa, e non è il comunismo ma la Grexit: l'uscita della Grecia dall'Euro, il default. La notizia è sempre la stessa e - come è noto - viene rimessa in circolazione ogni volta che Atene prova a opporsi ai pressing tedeschi su riforme e misure di austerity, senza le quali i rubinetti del prestito vengono chiusi. 

Il partito socialista francese, analogamente alla maggioranza delle socialdemocrazie del continente, si è ormai assimilato al piano concettuale liberal ed ai valori economici e politici del liberismo, sostanzialmente affini a quelli dei conservatori. Il fatto di predicare le stesse politiche degli avversari, leggermente addolcite e riformulate (e nemmeno sempre), comporta delle pesanti conseguenze.

Lo scorso 19 Aprile ricorreva il 205esimo anniversario dell’Indipendenza venezuelana. Per celebrare questo importante avvenimento le delegazioni diplomatiche della Repubblica Bolivariana e di altri Paesi latinoamericani si sono date appuntamento al parco Simon Bolivar di Montesacro, a Roma, assieme a rappresentanti di movimenti sociali e partiti della sinistra progressista, venuti a portare il loro sostegno incondizionato alla Rivoluzione Bolivariana.

Giovedì 9 aprile scorso si è tenuta presso il centro culturale Concetto Marchesi di Milano un’assemblea organizzata dal Consolato Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela per promuovere la nascita del “Fronte intercontinentale antimperialista per la pace”.

Per Mr. Obama il Vertice panamense si è trasformato in un incubo. O in altre parole: i colpi sparati gli sono tornati contro. Con il suo abituale stile prepotente l’Impero pensava che minacciando il Venezuela, il resto dei paesi si sarebbe sottomesso ai suoi ordini e come è successo per decenni (quando si imponeva la dottrina del “patio trasero”) avrebbero sostenuto senza fiatare la riscossa di Washington.

Galeano trasformò la realtà dolente dei dannati della terra in poesia irriverente e in prosa semplice ma non meno affilata, ritagliando immagini e leggende di un territorio che si sforzava - nonostante tutto, come soleva dire - di consolidare la propria emancipazione.

Nelle dichiarazioni rilasciate martedì scorso ai mezzi di comunicazione, un’alta carica dell’ufficio politico di Hamas, Ezat al-Rashq, ha fatto appello alla comunità internazionale di mobilitarsi per fermare le atrocità commesse dai miliziani dell’ISIS (Daesh, in arabo) contro i rifugiati palestinesi del campo di Yarmouk.

Provenendo dalla regione nordestina del paese – quella più povera e diseguale – ed avendo fatto parte, come operaio metallurgico, di uno dei maggiori sindacati brasiliani, la popolarità di Lula nel 2002 era straordinariamente elevata in quella parte del proletariato e del sottoproletariato che normalmente veniva esclusa dalle istituzioni “democratiche”: in altri termini, si trattava di un esercito di 60 mln di brasiliani che vivevano ben al di sotto della soglia di povertà ed abitavano in case fatiscenti residenti in luoghi malsani, come le celeberrime e numerosissime favelas

 

Davanti al possibile accordo (da ratificare entro il 30 giugno) tra le potenze del G5+1 e la Repubblica Islamica dell’Iran, i “negoziati” come base per la risoluzione dei conflitti nel sistema di relazioni internazionale tornano al centro dell’azione politica.

La decisione, assunta concordemente dai governi cubano e statunitensi , di dar vita a una nuova fase di relazioni reciproche, costituisce evidentemente un fatto storico che va adeguatamente compreso in tutta la sua portata.  Essa costituisce peraltro, a oggi, uno dei pochi elementi positivi di una presidenza, quella di Obama, eletta con promesse di grandi cambiamenti sul piano internazionale che in realtà si sono realizzati solo in minima parte.

Dalle sponde del Mediterraneo sino a quelle del Mar Arabico, divampa la guerra civile nell'Islam. Siria, Iraq, ora lo Yemen e potenzialmente il Libano, il Bahrein o la stessa Arabia Saudita, sono attraversate da conflitti che si articolano anche lungo questa faglia religiosa ed ideologica.

La storia del presidente “impossibile”. Un mito nella storia dell’Uruguay. Terminato il primo marzo il suo mandato. Ora senatore. L’amore per la terra, per i fiori e per il ciclismo. Seguace del movimento studentesco anarchico. I Tupamaros e la repressione dopo il golpe militare. Pepe e gli anni di prigionia. Lucia Topolansky, la moglie, in corsa per il municipio di Montevideo. Il libro che meglio di tutti descrive il percorso di Mujica e la storia del piccolo stato: “Il presidente impossibile” di Nadia Angelucci e Gianni Tarquini.

All’indomani delle elezioni amministrative francesi e di quelle regionali tenutesi in Andalusia la scorsa domenica, risulta quanto mai necessario tentare di tracciare un bilancio che non tenga conto esclusivamente del singolo dato di questa tornata elettorale (numerose altre sono previste per quest’anno in Spagna) ma che cerchi di tenere in considerazione il quadro complessivo della situazione che ne fuoriesce e che, per la verità, non risulta affatto privo di elementi inquietanti.

In Siria, le forze saudite attaccano su due fronti: il Nord ed il Sud. Al Nord, la città “lealista” ed in maggioranza sunnita di Idlib è accerchiata dalle milizie legate ad Al Qaeda. Queste milizie utilizzano armi americane, in particolare dei missili TOW, per venire a capo della resistenza dell’esercito siriano e delle forze popolari che difendono la loro città e le loro terre. Uno dei comandanti di Al Qaeda nelle operazione ad Idlib è un sceicco saudita chiamato Abdallah al Mouhaisni. 

La Russia è al centro delle tensioni nel mondo. La constatazione potrebbe preoccupare molti cittadini di quel paese o potrebbe invece solleticare la “grandeur” del nazionalismo sempre viva (purtroppo) anche nella patria di Tolstoj e di Lenin. Ma così è.

L'attentato del 18 marzo al museo del Bardo a Tunisi evidenzia segnali di grave pericolo che incombono sulla Tunisia da differenti punti di vista.

Sarebbe ora che Marwan Barghouti, il “nuovo Mandela” palestinese, venisse liberato dopo 20 anni di detenzione nelle prigioni israeliane. Lo scorso 11 febbraio abbiamo commemorato la liberazione di Nelson Mandela che era stato scarcerato l’11 febbraio 1990 dopo venticinque lunghi anni.

 

I venti di guerra che nel corso delle settimane scorse avevano preso a soffiare impetuosi sulle nostre teste si sono apparentemente attenuati. La brace continua ad ardere sul fondo dei due più pericolosi focolai, ma l’incendio non è divampato. Sul fronte continentale c’è una fragile tregua, concordata con Putin nel summit di Minsk da Merkel e Hollande, in assenza di Obama

Si torna a parlare di Kosovo anche in Italia dopo che, dai Balcani, giungono notizie di “emergenza profughi”. Molti analisti, così come i giornalisti locali, parlano di “esodo” e “fuga”, ma i media nostrani non si sbilanciano troppo nonostante le parole chiave – profughi, albanesi, musulmani, allarme terrorismo, Isis ecc. - siano delle migliori per intossicare una narrazione. Il fatto è che il Kosovo è l'emblema più vicino a casa nostra del fallimento delle “missioni di pace” in cui l'Italia più si è spesa

Tutto il mondo sta parlando di noi, le donne curde. È abbastanza facile trovare notizie sulle donne combattenti in riviste, giornali ed agenzie. Sono sorpresi di queste donne che lottano contro uomini che vogliono dipingere di nero i colori del Medio oriente, e si domandano da dove tirano fuori il loro coraggio, come possano ridere con tanta sincerità. Ed io mi sorprendo della loro sorpresa.

Tutto è cominciato con alcuni abitanti riuniti per discutere di quello che avrebbe significato se la Monsanto si fosse installata nella loro città, poi sono diventati centinaia, migliaia ed in poche settimane decine di migliaia di residenti e simpatizzanti che organizzano regolarmente manifestazioni e costruiscono blocchi stradali permanenti contro un’opera in costruzione.

Tsipras un anno fa. Non c’era sentore di una vittoria elettorale così superba, nessuno poteva avere la certezza che ce l’avrebbe fatta a diventare primo ministro. Ma sul “Der Spiegel” il giovane greco veniva già definito “il nemico numero uno dell’Europa”. 

il Vice Ministro per gli Affari Esteri della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Calixto Ortega, in visita nella sede milanese del Consolato Generale del Venezuela in Italia con una delegazione diplomatica del suo Paese, ha desiderato  ricevere una delegazione formata da Giovani Comunisti di Milano, Giovani Comunisti di Monza Brianza e studenti del collettivo Dèmos S.C Alternativa Rossa

La necessità per un sindacato, un collettivo, un’associazione e qualsiasi altra forma organizzata di lavoratori di incardinare le cosiddette politiche di austerity nel proprio quadro analitico, è ormai questione fin troppo ovvia. Così come ovvia appare la necessità di liberare tali analisi dalla cappa economicistica che può strangolarla.

Quando scelsi la mia tesi di dottorato, nel 1982, scelsi di proposito un argomento fortemente matematico e un tema in cui il pensiero di Marx era irrilevante. Quando, in seguito, mi imbarcai nella carriera accademica, da lettore nelle facoltà di economia convenzionale, il contratto implicito tra me e le facoltà che mi offrivano il posto era che avrei insegnato il genere di teoria economica che non lasciava spazi a Marx.

 Tutti conosciamo la melodia dell'inno nazionale tedesco e non pochi italiani, chissà perché, ne conoscono le prime parole: "Deutschland, Deutschland über alles...". Quello che non si sa è il fatto che di questo bell'inno nazionale tedesco in Germania è vietato cantare le prime due strofe.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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