Esteri

Nonostante l'opposizione e le proteste di piazza, le leggi di guerra sono state approvate da entrambe le camere del parlamento giapponese.

Alle elezioni per il Parlamento della Catalogna crescono gli indipendentisti. La sinistra radicale aumenta i suoi consensi oltre il 17 per cento, ma va in direzioni diverse.

La sorpresa della grande affermazione di Corbyn e di Syriza offrono un terreno più avanzato alle forze comuniste. Quale ruolo può giocare la sinistra di classe in Italia?

Nonostante gli intenti dichiarati e le illusioni dei filoeuropeisti, grazie alla vicenda drammatica dei migranti cade definitivamente il velo di Maya di questa UE

Di fronte al prossimo appuntamento elettorale vengono al pettine i nodi della realtà sociale portoghese

La recente vittoria elettorale di Syriza non dà prospettive credibili al popolo greco ormai allo stremo delle forze. Ma l'alternativa c’è.

Gli Usa gridano all'escalation militare di Putin e al pericolo di destabilizzazione dell'area, ma nel corso di quattro anni di guerra civile hanno fatto poco o nulla contro il terrorismo islamista dell'Isis e di Al Nusra.

Un excursus nell’economia e nella società dei cinque paesi in via di sviluppo per ragionare sulle loro prospettive

Il settantesimo anniversario della liberazione della Cina e i centodieci anni dal sorgere del primo soviet dovrebbero essere al centro della riflessione di chi è ancora interessato a costruire un mondo diverso da quello dominato dal capitalismo e dalla teocrazia.

Il memorandum e la sinistra: praticare l’austerità a mo’ di sinistra è illusorio.

Ultima parte dell’analisi sulla situazione in Ucraina. In questo numero si analizzano le rivoluzioni colorate.

L’elezione alla testa del Labour Party di Jeremy Corbin può favorire il riavvicinamento dei movimenti di protesta a un partito di massa.

Il dramma dell'immigrazione diviene sempre più imponente e il Mediterraneo rischia di divenire la tomba dei dannati della terra.

Un excursus nell’economia e nella società dei cinque paesi in via di sviluppo per ragionare sulle loro prospettive. La cenerentola Sudafrica.

Continua l’analisi della situazione in Ucraina. In questo numero si analizzano le ragioni dell’aggressione all’Ucraina.

In Svezia si sperimenta la riduzione dell’orario di lavoro a 30 ore settimanali, a parità di salario. Quello che potrebbe sembrare una conquista nasconde invece l’insidia di una nuova strategia del capitale.

Il 5-6 settembre 2015. ha avuto luogo a Helsinki la Conferenza internazionale “Nato and Russia in the Baltic Sea Area”, promossa dal “Comitato Nowar-No Nato”. Le sezioni europee della WILPF (Women’s International League for Peace and Freedom) sono state tutte invitate a partecipare, cosa risultata purtroppo impossibile per la sezione italiana di questa associazione.

Un piccolo esempio di cattiva informazione della tv di Stato in occasione della visita del primo ministro israeliano e consorte a Firenze.

La guerra in Ucraina non si è fermata. Formalmente è ancora in vigore la tregua firmata lo scorso 12 febbraio 2015 a Minsk

Il maggiore partito della sinistra radicale SY.RIZ.A (Synaspismos Rizospastikìs Aristeras ovvero Coalizione della Sinistra Radicale) nasce come tentativo di riaggregare tutta la sinistra post- comunista greca che come in molti altri paesi dell’Europa è andata frammentandosi dopo la caduta del Muro di Berlino.

La guerra imperialista in Ucraina. Mistificazione della realtà e ribaltamento dei fatti. La guerra in Ucraina non si è fermata. Formalmente è ancora in vigore la tregua firmata lo scorso 12 febbraio 2015 a Minsk, ma di fatto i bombardamenti continuano ogni giorno.

Il terzo Memorandum di intesa firmato dal governo greco e dai rappresentanti della borghesia imperialista ha prodotto la spaccatura di Syriza, portato alle dimissioni del primo ministro Alexis Tsipras e alla convocazione di elezioni anticipate.  

In verità, il modello tedesco non funziona. Ed è logico: se abbassate i salari, se moltiplicate i lavori iper-precari (abbiamo in Germania anche lavori pagate un euro l'ora!), insomma se aumentate i profitti delle multinazionali portando alla rovina i lavoratori, con che cosa questi potranno comprare?  

Un excursus nell’economia e nella società dei cinque paesi in via di sviluppo per ragionare sulle loro prospettive.

Il 27 settembre si terranno le elezioni per il Parlamento della Comunità Autonoma della Catalogna. Si tratta di un appuntamento elettorale di prima importanza per la Spagna, dopo le elezioni amministrative e prima del voto politico che si terrà entro fine anno.

ll Parlamento greco ha approvato le nuove controriforme imposte dalla UE. Ma il primo ministro Alexis Tsipras si trova ad affrontare una vera e propria ribellione dentro Syriza. “Piattaforma di sinistra” ha annunciato, in un appello congiunto con rappresentanti di altre forze di sinistra (tra cui alcuni membri del KKE), che contribuirà alla creazione di un fronte del NO al nuovo memorandum.

Le recenti notizie provenienti dai mercati cinesi, azionario e monetario, stanno suscitando un certo clamore e riacceso il mai sopito dibattito sullo stato della seconda economia al mondo, sulla sua capacità di mantenere gli attuali tassi di crescita e sulla natura di classe del suo sviluppo.

La crisi di sistema non si risolve con il riformismo: le politiche neokeynesiane rilanciano marginalmente il ciclo economico e possono consentire un accumulo di forze anticapitaliste, ma non risolveranno mai la crisi del sistema capitalistico, che potrebbe scegliere soluzioni drastiche (la guerra).

La Cina che conosciamo oggi è frutto di 35 anni di riforme economiche di tipo capitalistico e hanno avuto inizio nel 1979, dopo che nel dicembre del 1978 si era tenuta la riunione del Comitato Centrale del partito, in cui Deng Xiaoping riuscì a primeggiare mettendo da parte Hua Guofeng che aveva esercitato il potere dopo la morte di Mao Zedong e Zhou Enlai.

La corsa agli armamenti nucleari in questi settant’anni non si è mai arrestata.

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La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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