A Prato cacciati i fascisti

Il Prefetto di Prato aveva autorizzato una manifestazione fascista, ma la risposta degli antifascisti è stata puntuale. Il fascismo è uno strumento del capitale per salvaguardare il proprio dominio.


A Prato cacciati i fascisti Credits: https://ilmanifesto.it/la-prato-antifascista-annulla-il-presidio-di-forza-nuova/

Sabato scorso 23 marzo, a Prato, si è tentato, da parte di manifestanti fascisti di Forza Nuova, nel centesimo anniversario della costituzione dei Fasci di combattimento, di provocare la città, medaglia d’argento della Resistenza, e la popolazione.

Nei giorni precedenti il Comitato provinciale per “l’ordine e la sicurezza” aveva acconsentito e il Prefetto aveva autorizzato l’iniziativa con la motivazione che “la Costituzione garantisce la libertà di espressione e manifestazione“, dimenticando che proprio la nostra Costituzione è dichiaratamente antifascista. Motivazione grave per un funzionario dello Stato che dovrebbe ubbidire, a maggior ragione di qualunque cittadino, ai suoi principi di fondo, ma tant’è, il vento del ministero e del Ministro dell’Interno spira forte travolgendo anche organi dello stato che dovrebbero ergersi a baluardo delle nostre Istituzioni democratiche, che costarono tante vite umane sacrificate per quegli obiettivi.

A nulla valsero le proteste di cittadini e di tante organizzazioni fra le quali l’Anpi e l’Amministrazione comunale. Ma l’indignazione e la reazione non si è fatta attendere: una grande e partecipata manifestazione antifascista di pratesi e di toscani ha fatto fronte e annichilito i nostalgici delle camicie nere riaffermando i valori irrinunciabili della democrazia e della libertà per la stragrande maggioranza della popolazione di Prato e dell’Italia. Poiché non c’è da sottovalutare la pericolosità di quelle gesta, come non furono sottovalutate nel luglio del ’60 del secolo scorso a Genova, Reggio Emilia e in tante città italiane dalle manifestazioni, che costarono molte vite umane, contro il Governo filofascista guidato da Fernando Tambroni.

Analoghe gesta, intimidazioni, aggressioni e uccisioni portarono progressivamente dal ’22 all’instaurazione della dittatura fascista. E se è pur vero che la storia non si ripete in fotocopia è però altrettanto temibile un’involuzione di destra e autoritaria. D'altronde non è pur vero che nel mondo a furia di tolleranza, o addirittura di acquiescenza e sostegno a movimenti fascisti e nazisti, siamo ad un grado di insopportabile risorgenza della destra reazionaria? Il caso più eclatante in questi giorni è rappresentato dall’uccisione di decine di persone in una Moschea in Nuova Zelanda da parte di un fanatico simpatizzante del nazismo, ma anche nella nostra Europa, dove fascisti e nazisti scorrazzano un po’ ovunque e addirittura siedono nelle stanze del potere, come in Ucraina, il cui governo è stato voluto e sostenuto dall’occidente “democratico“, mentre i comunisti, che furono determinanti nella vittoria della seconda guerra mondiale contro il nazifascismo, pagando un tributo enorme in vite umane, sono perseguitati, oltraggiati o aggrediti, con tentativi infami di messa al bando. A tanto siamo arrivati dopo aver dovuto subire e sopportare la ferocia dell’inumana e bestiale esperienza del fascismo e del nazismo.

Ma non c’è da meravigliarsi, anche se tutto ciò è doloroso e insopportabile, perché le dinamiche e gli interessi in campo e in gioco, come sempre, i marxisti ed i comunisti in particolare, conoscono bene. Non è forse vero che per il capitale e l’imperialismo, la destra più violenta ed i fascisti, non sono mai stati e non sono il loro avversario? Al contrario hanno spesso stretto alleanze giungendo perfino a imporre regimi reazionari a beneficio dei loro interessi economici e delle loro mire di dominio. Cosa è stato il fascismo in Italia se non il prodotto degli interessi capitalistici minacciati dal movimento socialista e comunista di emancipazione della società e della affermazione dei diritti dei lavoratori?

E cosa è stato il Patto di Monaco nel ’39 se non il tentativo dell’Occidente capitalistico di servirsi del nazismo per dirigerlo ad est contro l’Urss: la prima Rivoluzione socialista nel mondo?

Sono testimonianza della sintonia politica dei sistemi capitalistici dell’Occidente con regimi fascisti l’inclusione del Portogallo di Salazar nell’Alleanza atlantica e nella Nato o della Spagna franchista nell’Alleanza atlantica, con lo scopo di combattere, con lo strumento di quelle due istituzioni famigerate, il comunismo “antidemocratico”.

E cosa non sono state le dittature sudamericane compresa quella imposta di Pinochet, nonché le guerre ovunque nel mondo, ad iniziare da quella più violenta del Vietnam, se non la sete del dominio economico imperiale degli Stati Uniti per abbattere quei Governi che non si prostravano e non si prostrano volontariamente alle ferree leggi del capitale?

Per il capitalismo la destra reazionaria e fascista sono una risorsa da servirsene quando non sono vinte le elezioni da parte di partiti al loro servizio, gettando la maschera dei paladini della democrazia: il loro vero nemico, per il suo egoistico interesse, sono coloro che ne contestano il potere economico e politico, sono coloro che dalla Rivoluzione d’Ottobre in poi, da quella Cinese a quella Cubana ed oggi dal processo bolivariano in Venezuela hanno contestato e lottato per il superamento di quel sistema inumano di produzione.

Non c’è da meravigliarsi, quindi, di ciò che avviene oggi, ma essere vigili e consapevoli della posta in campo. Sì, con la consapevolezza che occorre tutta la determinazione e l’intelligenza per contrastare ogni mossa che possa far regredire in Italia e nel mondo il moto di emancipazione della società verso obiettivi di giustizia sociale, di uguaglianza, progresso, di umanità, in una parola verso una società socialista.

È bene che il popolo pratese e toscano sabato scorso sia sceso in massa in piazza per dimostrare che la memoria e il sacrificio per conquistare un’Italia democratica e antifascista sono ancora vivi e più forti di qualche pattuglia di fascisti e di qualche smemorato funzionario dello Stato.

30/03/2019 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Omero Fontana

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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