A scuola ora si gioca la partita « gender sì, gender no».

C’è un nuovo terreno di scontro nelle scuole italiane. Si sta giocando una partita ad armi pari fra vecchio e nuovo ordinamento, fra tradizione e innovazione. Questa volta il premier e la sua ministra sono fuori dalla partita, stanno in panchina a guardare.


A scuola ora si gioca la partita « gender sì, gender no». Credits: da www.barinedita.it

L’origine dell’ideologia gender del dottor John Money. E' scontro fra scuola e istituzioni sulla proposta di inserire nel Pof la teoria del genere. Opposizione soprattutto dalle scuole cattoliche. Le famiglie protestano per mancanza di suf icienti informazioni sul progetto e per l’impossibilità di scegliere in merito all'adesione all’iniziativa. Nel frattempo gli omosessuali vengono ghettizzati già fra i banchi di scuola, suscitando l'allarme dell’associazione “Arcigay”. La campagna “Le cose cambiano a Roma” e il caso del III municipio della Capitale.

di Alba Vastano

C’è un nuovo terreno di scontro nelle scuole italiane. Si sta giocando una partita ad armi pari fra vecchio e nuovo ordinamento, fra tradizione e innovazione. Questa volta il premier e la sua ministra sono fuori dalla partita, stanno in panchina a guardare. Il “J’accuse” che si può rivolgere loro é quello di non aver ancora fatto nulla d’incisivo per promuovere le leggi contro l’omofobia. Infatti la disputa in corso nelle scuole, che sta allarmando le famiglie degli studenti, riguarda l’etica del genere della persona e la formazione dei giovani tramite un percorso didattico educativo finalizzato a combattere l’omofobia e la trans­fobia. Il progetto é incentrato sulla teoria del gender da includere nel Pof d’istituto, da proporre agli studenti nell’ambito dell’educazione alla cittadinanza e all’affettività. Lo scontro é aperto fra rigorosa morale tradizionalista, quella dei cosiddetti benpensanti, ed un’apertura maggiore all’accettazione del diverso che include anche la sfera della sessualità. L’ideologia gender da trattare a scuola arriva d’Oltralpe, dalla Commissione Scuola Europea, e turba le obsolete ma ben radicate tradizioni cattoliche, conservatrici di una morale gretta e bigotta. Ma anche quella politica leghista e di estrema destra che recita “non passi lo straniero: i genitori sono solo etero e l’omosessualità é una patologia”. 

Guerra agli omosessuali fra i banchi di scuola 

In molte organizzazioni religiose e nelle scuole cattoliche, soprattutto, si sta ingenerando una strenua lotta contro l’ideologia gender. La motivazione é la difesa dei valori della famiglia tradizionale e l’effetto é che assistiamo all' aumentare di episodi di omofobia. In molte scuole c’é il veto sulla parola sessualità. La cronaca ci parla di episodi tristissimi di giovani “mobbizzati” dai compagni per il fatto di avere comportamenti diversi dal sesso cui appartengono, poiché gay. Giovani che arrivano al suicidio perché si sentono troppo diversi, relegati in un corpo che detestano e non accettati da nessuno, forse nemmeno dalle loro famiglie. Qualcuno ha il coraggio di fare coming ­out ma a volte neanche questo é sufficiente per non essere messi al bando nel gruppo dei bulli. È a scuola che, spesso, studenti e docenti si scontrano con la falsa morale e con un sistema medievale da tribunale dell’inquisizione. E comincia la caccia alle streghe quando l’omosessualità viene avvistata. È accaduto recentemente anche ad un giovane docente gay, Daniele Baldoni, un insegnante di danza in un istituto nei pressi di Perugia. È stato talmente vessato per il suo “comportamento anomalo, poco compatibile con l’insegnamento ed uno stile di vita non adatto alla scuola”, come da ingiunzioni espresse da parte delle famiglie durante una riunione, che ha dovuto dimettersi. “Tolgo il disturbo”­ così, il docente ­ dimostrando grande dignità, ma perdendo il lavoro. 

In un liceo della capitale, il “Giulio Cesare”, storicamente frequentato dalla destra romana, si é scatenato il putiferio contro un docente che ha fatto leggere ai suoi studenti passi di un romanzo di Melania Mazzucco, che descrivevano scene omosessuali. Il docente é finito in Tribunale, denunciato dalle famiglie dei suoi allievi. E ancora, il paradossale comportamento di un’insegnante di religione dell’istituto “Pininfarina” di Moncalieri che, durante una sua lezione sui presunti effetti benefici della spiritualità , ha asserito che “comunque dall’omosessualità si puó guarire con la psicanalisi; perché é un problema psicologico”. L’inchiesta sulla docente e sulla sua infelice e sconnessa dichiarazione é in corso. 

L’associazione “Arcigay”, a seguito delle innumerevoli denunce da parte di tutte le componenti laiche delle scuole, lancia l’allarme per il clima di odio che si sta radicando negli luoghi d’istruzione. Specie dopo i fatti che hanno avuto inizio in provincia di Perugia dove molte famiglie hanno ricevuto un “manuale di autodifesa dalla teoria del gender”, redatto dall’organizzazione religiosa “Le manif pour tous Italia”. Questo vademecum contiene tutte le modalità per attuare un maxi boicottaggio contro l’ideologia gender e contro qualsiasi informativa in proposito che sia proposta dalla scuola. “Controllate i quaderni dei vostri figli e date l’allarme se vi rendete conto che i vostri figli possano essere stati indottrinati sul gender”.

Come nasce l’ideologia gender 

Gender (genere) é ormai una parola simbolica perché é la negazione di ciò che é un fatto naturale, cioè il sesso. Si nasce maschi o femmine ma chi può affermare che questo sia l’unico ed insostituibile genere con il quale ci accompagneremo per tutta la nostra esistenza? È stato il dottor John Money, negli anni ’70, il primo a sollevare la questione e ad affermare che una cosa é il sesso e altra é il genere a cui ci si sente di appartenere e che può prendere, nel corso della nostra vita, deviazioni a cui non ci si può opporre. “Noi nasciamo con un corpo sessuato ma possiamo poi camminare in una direzione diversa, maschile o femminile. È la natura che lo decide ma anche la cultura e l’educazione”. Secondo le teorie del dottor Money, l’unica cosa intollerabile é l’incoerenza biografica, ovvero che una qualsiasi persona deve comunque possedere un’identità sessuale: o maschio o femmina, non può essere ondivaga fra i due sessi senza avere disturbi profondi della personalità. Il sesso, quindi, é un dato naturale, il genere é ciò che si sceglie. 

“Le cose cambiano a Roma” 

E' con questo nome che l’Assessorato alla Scuola del comune di Roma, in collaborazione con l’Università ''la Sapienza'', ha lanciato una campagna con la finalità di «sensibilizzare la popolazione scolastica capitolina delle scuole secondarie di II grado al rispetto e alla valorizzazione delle differenze, contribuendo così a contrastare il bullismo omofobico». La circolare à arrivata in tutte le scuole della città e viene evidenziata la responsabilità che ha l’Istituzione nella formazione degli studenti per debellare comportamenti omofobici e nel promuovere il rispetto dei diversi orientamenti sessuali. Sono previsti anche una serie d'incontri con i rappresentanti delle associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisex, trans).
Molti i testimonial della campagna scelti dalla giunta Marino. Una squadra anti- omofobia ricca di nomi popolari , come il cantautore Roberto Vecchioni e Maria Sole Tognazzi, Serena Dandini e la scrittrice Dacia Maraini. Ma, anche qui, piovono contestazioni: sia da parte dell’ex assessore della giunta Alemanno, Gianluigi Di Palo, che da parte delle famiglie di molte scuole romane che non si sentono coinvolte dall' informazione e dal progetto stesso, sostenendo che é la famiglia in primis la depositaria dell’educazione dei propri figli e non la scuola, che detiene esclusivamente il compito di gestire la didattica. 

Il caso nel terzo municipio della Capitale 

Così é accaduto anche nel terzo municipio di Roma, grande come Bologna per numero di abitanti. La signora Silvia de Rosa, genitore di allievi che frequentano una scuola del territorio, aveva raccolto più di mille firme da presentare in municipio come mozione popolare, affinché il progetto di educazione sessuale nelle scuole venisse sottoposto a condivisione con le famiglie nonché ad una dettagliata informativa. C’é stata una bagarre nella seduta fra consiglieri e assessori di maggioranza e opposizione in cui tutta la maggioranza ha votato contro la mozione della De Rosa, mentre l’opposizione avrebbe voluto farla passare. La mozione é stata respinta, con grande delusione della signora De Rosa che, in realtà, desiderava semplicemente essere preventivamente informata delle iniziative proposte dal Comune di Roma sull’educazione all’affettività. 

“La nostra richiesta ­ afferma la De Rosa ­ aveva come scopo il coinvolgimento delle famiglie (e, perché no, delle associazioni genitoriali) nella promozione e costituzione di progetti didattici ed educativi condivisi, inerenti l’educazione affettivo­sentimentale nell’ambito delle scuole d’infanzia, primarie e secondarie di I° e II° grado ed in particolare negli asili nido, in tutti quei programmi integrativi dell’offerta formativa, che vanno cioè al di là della semplice offerta didattica del POF. In questo modo si sarebbe garantito il rispetto primariamente dei valori ed assunti etici del contesto sociale di provenienza di ogni bambino, cioè la famiglia. Tutto ciò per garantire il rispetto delle tradizioni politiche, filosofiche, religiose e culturali della famiglia che ha scelto di educare il proprio figlio in un certo modo, come sancisce anche l’art. 14 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, l’art.25 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e, non da ultimo, l’art.30 della Costituzione Italiana.”

Da sondaggi recenti, l’Italia risulta essere il paese europeo con la più alta percentuale di episodi di omofobia. La scuola è spesso il vivaio di questi accadimenti ed é da lì che dovrebbe partire una corretta educazione all’accettazione del diverso...gender o non, che sia. 

28/03/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: da www.barinedita.it

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