Addio a Maurizio Musolino, voce libera e giusta per la Palestina

Bassam Saleh ricorda Maurizio Musolino, compagno e amico giornalista, “cuore pulsante” del comitato “Per non dimenticare Sabra e Chatila”


Addio a Maurizio Musolino, voce libera e giusta per la Palestina

Dopo una lunga lotta contro una terribile malattia, un tumore, ci ha lasciati il compagno Maurizio Musolino, con la dignità di un uomo che ha fatto la sua battaglia contro questo male.

Una perdita insostituibile, di un uomo, compagno, amico e fratello, che ha speso la sua vita per le giuste cause dei popoli che lottano per la libertà e la giustizia. Lotta comune contro lo stesso nemico: l’ingiustizia e lo sfruttamento prodotti dall’uomo contro l’uomo.

Maurizio non è stato solo un militante e dirigente comunista, ma un uomo nel vero senso della parola. Non ha tradito le sue idee, né le lotte sociali, tantomeno le battaglie per la libertà degli altri popoli. Un militante unitario, non sopportava il settarismo di certe gruppi, e ancora, un ricercatore dell’unità d'azione sia nella politica italiana che nella politica di solidarietà internazionalista.

Un militante, deciso e coraggioso a portare avanti tante battaglie contemporaneamente.

Ricordo due eventi, giusto per dare un esempio: nel 2013 si è deciso di organizzare un viaggio di solidarietà con i palestinesi di Gaza, conoscendo bene la situazione e le mille difficoltà che si potevano trovare davanti, un lavoro pieno di ostacoli, imposti ingiustamente nei confronti di un milione e ottocentomila persone solo perché vivono in quella striscia di terra, e a chi prova a dare una mano per sollevare il problema. Le condizioni per fare un viaggio non erano a portata di mano, mesi di organizzazione e mesi di attesa per i permessi. Alla fine decidemmo di partire per il Cairo e attendere il visto per lasciare l’Egitto per Gaza. Dopo una settimana ottenemmo il permesso. Partimmo all’alba del primo giorno dell’anno 2014. Un viaggio pieno di problemi a causa della presenza dell’esercito egiziano impegnato nella battaglia contro le bande terroristiche. Con coraggio attraversammo il Sinai e dopo essere stati costretti dalla sicurezza egiziana a tornare indietro raggiungemmo il valico di Rafah.

Ci aspettavano i nostri riferenti delle organizzazioni non governative palestinesi e tanti altri amici e compagni. Maurizio davanti alle telecamere con calma e forza, raccontò gli obiettivi del nostro viaggio senza urtare la diverse sensibilità politiche presenti nella Striscia. Ribadì che la delegazione era a Gaza per esprimere la solidarietà alla popolazione, per affermare il diritto al ritorno e per denunciare l’embargo illegale imposto a quasi due milione di palestinesi.

A Gaza, Maurizio, maturò l’idea di organizzare quattro missioni in contemporanea, nei campi profughi palestinesi in Libano, Giordania, Cisgiordania e Gaza, escludemmo la Siria per la situazione che stava e sta attraversando questo martoriato paese.

Scelse, quindi, di tornare nuovamente in Libano. Penso, con rammarico, che il mancato viaggio in Palestina è rimasto un sogno purtroppo irrealizzato.

Alla fine riuscimmo a organizzare tre missioni focalizzando la centralità del diritto al ritorno come punto fondamentale per una soluzione politica del conflitto israelo-palestinese.

Nonostante la malattia ha continuato nel suo impegno mettendosi al lavoro per organizzare l’appuntamento annuale in Libano in occasione della commemorazione della strage di Sabra e Chatila fino all’ultimo ha sperato di essere con noi in mezzo ai suoi amati profughi palestinesi.

Ha mancato questo appuntamento perché la terribile malattia, purtroppo, ha avuto il sopravvento. Ma qui in Libano Maurizio, come Stefano Chiarini, è presente nel cuore di tantissimi palestinesi e libanesi che lo hanno conosciuto e stimato per il lavoro che ha svolto per i diritti dei profughi palestinesi, e per il loro diritto al ritorno.

Ciao Maurizio, compagno, fratello e amico indimenticabile, giornalista e voce libera e giusta per la verità.

17/09/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Bassam Saleh

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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