Babbino caro...

Una serie infinita di menzogne avviluppano le vicende della Consip e della banca Etruria, facendo emergere corruzione e mala politica.


Babbino caro... Credits: http://www.ilfattoquotidiano.it

Una legislatura fatale la loro. Un binomio politico che li accomuna, superando persino la caduta dopo il fallimento della loro mega riforma, quella costituzionale. Un attacco troppo maldestro per andare in porto. Ma il binomio governativo Renzi/Boschi non finisce in quella storica data. Prosegue, accomunandoli anche nella dimensione privata, laddove sconfina nella cosa pubblica di cui sono goffi artigiani. E si ritrovano entrambi figli pubblici di cotanti padri, pubblici anch’essi. E non solo perché sono genitori esposti dalla fama dei figli, ma per altro. Essi stessi, i babbini, acquisiscono autonoma notorietà disonorevole per se stessi e per gli onorevoli figlioli. Gliela fanno grossa e nel momento peggiore, quando i loro figli tentano di risalire la china e di ritrovare la faccia dopo la disfatta.

Una storia che si potrebbe raccontare anche in letteratura, trasferendola e adattandola ad un romanzo ottocentesco, con quelle retrovie infinite sui fatti e misfatti di ogni componente. Personaggi potenti come quelli descritti dal Manzoni che agiscono nelle retroguardie delle officine dei mandati sanguinari, le cui malefatte vengono tenute oscure al popolo. Manca la penna del Manzoni a riportare chiarezza sui fatti. I mandati non sono sanguinari, ma restano empi e macchinosi. Sono quelli di Banca Etruria, in cui è coinvolto babbino Boschi, e quelli ancor più complessi da verificare della Consip che vedono babbino Renzi alla ribalta dei media e sottoposto persino al severo bacchettare del figliolo che lo obbliga a sputare la verità ai giudici “Stai distruggendo un’esperienza. E’ vero che hai fatto una cena con Romeo? Devi dire la verità ai giudici

Una richiesta che non sembra dettata dal desiderio di trasparenza e giustizia. Più da un rapporto filiale opportunista e ricattatore, come quello di alcuni adolescenti che chiedono al babbo la paghetta, altrimenti non studiano. O che accusano il babbo di rovinargli la festa di compleanno con la sua presenza in casa e gli chiedono di ammetterlo: Dillo, dillo che stai sbagliando. Più propensa ad un babbino non si tocca, la Boschi. Lo difende con le unghie perfette e con i denti bianchissimi. Amore di papà.

Passare dal faceto al serio delle faccende menzionate non è semplice. In realtà, la questione padri- figli /Renzi-Boschi, isolata, anche se imbrigliata nelle oscure camere del potere, meriterebbe di restare così com’è. Una boutade. Se non fosse che i fatti non si fermano ai rapporti di parentela, ma vanno ben oltre coinvolgendo persone ignare che ne sono rimaste vittime, come nel caso di Banca Etruria. E in quest’ottica la cronaca giornalistica è sempre necessaria, specie quando è veritiera e tende a denunciare le malefatte di chi del potere del capitale e dell’imbroglio ne fa il pane quotidiano

Inchiesta Consip. Perché.

Si tratta di assegnazione di appalti da parte della pubblica Amministrazione. La vicenda, alquanto complessa che vede implicati molti personaggi dell’imprenditoria e della politica, i quali in questa rete di corruzioni a catena e di mala politica sono finiti, ha inizio nel 2014. La Facility management, cioè la fornitura pluriennale dei servizi gestionali di uffici pubblici, università e centri di ricerca, del valore di due miliardi e 700 milioni di euro, bandita dalla Consip (Concessionaria servizi informativi pubblici) che è la centrale acquisti della pubblica amministrazione italiana e il cui unico azionario è il Mef.

Per presunte irregolarità sugli appalti per i servizi alla struttura ospedaliera Cardarelli di Napoli, la Procura attiva le indagini che vengono affidate ai pm John Woodcock e Celeste Carrano Scoppia il bubbone e il caso Consip si allarga a macchia d’olio, coinvolgendo ad anelli concentrici diversi personaggi che hanno le mani in pasta nella vicenda delle assegnazioni.

Il personaggio più coinvolto nelle indagini è l’imprenditore Alfredo Romeo, imputato di corruzione per aver versato 100 mila euro al dirigente Consip Marco Gasparri per facilitare l’assegnazione dei lotti d’appalto. Quest’ultimo, indagato, ha ammesso di aver ricevuto da Romeo l’ingente somma, che gli è stata sequestrata. Negli anelli dell’inchiesta finiscono anche l’imprenditore Carlo Russo, amico di Tiziano Renzi, imputato di traffico di influenze. L’ad Consip, Luigi Ma rr oni, sentito dai pm come testimone, ma imputato per aver rimosso le cimici disposte dai pm Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua, uomo di Renzi e Luca Lotti, che ha rivelato ai pm di esser venuto a conoscenza delle cimici dallo stesso Lotti (ndr, attuale ministro per lo sport). Italo Bocchino (An), indagato per associazione a delinquere. Tullio Del Sette, comandante dei Carabinieri, indagato per aver svelato l’inchiesta Consip, coperta dal segreto d’ufficio. Giampaolo Scafarto, capitano dei Carabinieri del Noe (nucleo operativo ecologico).

Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, è anch’esso nell’occhio del ciclone dell’inchiesta, indagato per traffico di influenze. Avrebbero, lui e Carlo Russo, convinto Romeo a consegnare una somma di denaro per istigare un pubblico ufficiale “a compiere un atto contrario ai doveri d'ufficio (o all'omissione o al ritardo di un atto del suo ufficio), in favore del privato da cui ha ricevuto denaro”. Tiziano Renzi avrebbe rassicurato il Romeo del suo intervento personale presso il dirigente Consip, forte del potere del nome, per favorire l’assegnazione nella gara d’appalto. Nega tutto e respinge le accuse.

Se i pm accertano le sue responsabilità sul capo d’accusa dovrebbe finire per circa 3 anni nelle patrie galere. E questa è la cronaca di uno squallido giro di corruttele. In tutta la vicenda emerge sovrana l’inquietudine del figlio, Matteo. Ma forse più di quell’uomo politico, presidente del Consiglio della Repubblica italiana che fino al 4 dicembre aveva intenzione di cambiare la Costituzione italiana, facendone sparire i principi fondamentali come se stesse giocando alla sparizione delle 2 carte. C’è, non c’è, è sparita la Costituzione. Gli è andata male. È sparito lui dalla scena. Ma non demorde. Vince le primarie del suo partito.

Resta così a galla e prossimo a ricandidarsi nella corsa alle politiche. Perché il rottamatore deve ancora terminare la strage dei diritti e manca qualche riforma per farlo. Jobs act e Buona scuola sono solo l’inizio. Ci si mette pure Tiziano, il babbino imprudente e ingenuo a far da bastian contrario ai progetti del figlio. “I miei genitori fanno i pensionati e stanno da parte” dice Salvini, criticando il nemico nell’arena. No, i genitori pensionati facessero ciò che desiderano, è un loro diritto. Anche i militanti, ma devono farlo con onestà. Nella stirpe Renzi forse c’è qualcosa che non quadra in proposito.

In quest’ottica la vicenda dell’intercettazione svelata dal giornalista de “Il fatto quotidiano”, Marco Lillo, assume per il duo padre figlio aspetti anche pietosi “Babbo dì la verità, sei stato a pranzo con Romeo?

Al telefono? Ma un uomo politico che è stato Premier e che sa di essere nel mirino dei media ogni passo che fa, che ha un padre indagato in un’inchiesta di cui tutti i media parlano, come mai non pensa che la telefonata possa essere intercettata? Perché non ha avviato la stessa intima e accorata conversazione, nel salotto della casa paterna, magari davanti a una rilassante tisana, di cui, immagino, abbiano bisogno entrambi?

Banca Etruria, la vicenda

Ben diversa nelle modalità, ma cruda e soprattutto “ladra” è la vicenda della Banca Etruria.

Anche qui la questione vede padre e figlia coinvolti in vicende pubbliche sciagurate. Lei è Maria Elena Boschi, ex ministro del governo Renzi. Non ha perso la poltrona dopo la debacle del 4 dicembre, ma è rimasta nelle quinte del Palazzo, nominata da Gentiloni, l’uomo di mezzo, a tenere le fila e le redini del governo. Anche qui, come nel caso Renzi, c’è un padre di una figlia famosa, coinvolto in una vicenda di corruttele che ha trascinato con sé la vita di tante persone che hanno visto dissolti i risparmi di una vita.. Con il bail –in, la direttiva europea per salvare gli istituti di credito, sono stati utilizzati tutti i capitali degli azionisti. Tutti i risparmiatori della banca aretina, più di 35 mila azionisti e obbligazionisti, hanno perso tutto, mentre l’Europa salvava la banca con i loro risparmi.

Un furto in piena regola. Pierluigi Boschi, è in full immersion nella questione del decreto Salvabanche che in una notte ha visto “volatilizzati 300 milioni di azioni e obbligazioni”. Ed è abbastanza inverosimile che non potesse non sapere, nella sua funzione all’interno della Banca, cosa sarebbe accaduto, di lì a breve. Fino al 2015, infatti, è stato membro del Cda della banca, poi copre il ruolo di vicedirettore. Nello stesso periodo, la figlia diventa ministro. Lei, Maria Elena, è una delle azioniste della banca. Anche il fratello vi ha a che fare, perché ci lavora. Potevano non sapere, coprendo quelle funzioni, lei ministro, il padre vicedirettore, quindi così direttamente coinvolti, della direttiva europea applicata in una notte?

Una serie infinita di menzogne avviluppano le vicende della Consip e della banca Etruria, facendo emergere corruzione e mala politica. Sarebbe molto più dignitoso che i figlioli coinvolti dicessero ai padri in una conversazione, questa volta, più umile, ma perentoria “Babbino caro, torniamocene a casa, una volta per tutte, ed espiamo le nostre colpe. Finiamola di comportarci da Pinocchio e di fare danni al Paese e agli Italiani”.


Note:

Per la redazione di questo articolo sono state consultate le seguenti fonti:

20/05/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

Alba Vastano

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