Legge elettorale e rappresentanza: intervista a Gianni Ferrara

La “governabilità” è un'invenzione della Commissione Trilaterale per distruggere la rappresentanza e restringere la partecipazione popolare.


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Il Comitato per il NO e il Comitato contro l’Italicum giovedì 27 Aprile hanno consegnato al Presidente del Senato Piero Grasso e alla Presidente della Camera Laura Boldrini la petizione popolare per una legge elettorale costituzionale. A seguire, il 4 Maggio a Roma, si è avviato il percorso di fusione dei due Comitati che hanno dato vita al Coordinamento per la Democrazia Costituzionale. Nel corso della stessa giornata, in un apposito convegno, sono stati approfonditi i temi sollevati dalla petizione popolare. Si tratta di scadenze importanti con cui si è inteso recepire la volontà popolare, che si è espressa inequivocabilmente il 4 Dicembre 2016, respingendo il disegno autoritario ed accentratore del Governo Renzi e di tutti poteri forti che a livello italiano ed europeo lo hanno sostenuto.

Sembrerebbe che la rappresentanza e la sovranità popolare siano al centro dell’attenzione.

In realtà in Parlamento partiti sempre meno rappresentativi del Paese reale, si accapigliano sulla scadenza elettorale sulla base di calcoli elettoralistici di piccolo cabotaggio.

Sul tema della legge elettorale e, in generale, della rappresentanza incontriamo Gianni Ferrara, professore emerito di Diritto Costituzionale dell’Università “La Sapienza”, uno dei “professoroni” , secondo l’infelice espressione della Sig.ra Boschi, che si è battuto in prima linea contro la “deforma” costituzionale del Governo Renzi.

Professore, partiamo dai temi generali: “rappresentanza” e “governabilità”. Quest’ultimo viene agitato costantemente dalle classi dirigenti. L’opinione pubblica è bombardata da circa 30 anni sul tema della “governabilità” come se dalle elezioni dovesse scaturire immediatamente la compagine governativa. Ci può tracciare brevemente il confine tra questi due concetti ?

Il termine “governabilità” fu usato nel rapporto sulla crisi della democrazia pubblicato nel 1975 da tre esponenti della ideologia liberista per conto della “Commissione trilaterale” che, com’è noto, raccoglieva e raccoglie il fior fiore degli esponenti mondiali del capitalismo. Il rapporto fu scritto per sostenere la necessità che i sistemi politici si “riformassero” e diventassero sostenibili per il sistema economico. Come? Tagliando, amputando, respingendo le domande della democrazia che riducevano, contraevano, limitavano i profitti a favore dei salari. Non doveva la democrazia pretendere che il sistema economico rispondesse e si adeguasse alle esigenze dei cittadini, ma doveva il sistema economico ottenere che la democrazia corrispondesse alle sue esigenze. Oggetto, contenuto della questione erano i diritti sociali. Chiederli, ottenerne il riconoscimento, implicando la riduzione dei profitti, doveva essere impedito. L’impedimento più sicuro appariva e appare la riduzione o addirittura l’esclusione di chi, di quanti potrebbero rappresentare gli interessi ai diritti sociali nell’organo centrale dello stato, nel Parlamento.

Ora, professore, partiamo dal secondo comma dell’art. 48 della nostra Costituzione: “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. Qual è, secondo lei, il sistema elettorale più idoneo a garantire le caratteristiche elencate dai padri costituenti?

Non ho dubbi. Sostengo da sempre che solo la rappresentanza proporzionale assicura l’eguaglianza del voto. Perché la garantisce in “entrata” ed in “uscita”. Il voto degli elettori nei collegi uninominali ha effetti diversificati. Se l’elettore non indovina il candidato che ottiene un solo voto in più di ciascuno degli altri candidati non è rappresentato. Non è rappresentato come non lo saranno tutti gli altri elettori che non hanno indovinato e che potrebbero anche costituire la maggioranza effettiva dei votanti e spessissimo la costituiscono. Costituiscono comunque l’insieme delle minoranze che non si sente rappresentata proprio da chi ottiene il seggio. L’elezione della rappresentanza non è trasformabile in una gara podistica, ciclistica e via gareggiando …

Uno degli aspetti più odiosi dell’Italicum, il ballottaggio, è stato eliminato il 25 Gennaio dalla Corte Costituzionale. Restano però inevasi altri aspetti altrettanto pericolosi dell’Italicum: i capilista bloccati e il premio di maggioranza con la soglia del 40% con cui comunque il partito che dovesse raggiungere quella soglia, potrebbe accaparrarsi 90 seggi in più rispetto ai voti ricevuti. Quale sarebbe, secondo lei, il sistema elettorale che meglio potrebbe garantire la rappresentanza reale degli elettori ?

Il cosi detto “premio di maggioranza” è un falso previsto in …. atto legislativo che per di più obbliga a perpetrarlo se ne sussistono le condizioni. Lo è nel nome e negli effetti. Perché costituisce un’appropriazione indebita di seggi da parte di una minoranza a danno di tutte le altre messe insieme. Perché distorce la volontà del corpo elettorale, cioè del titolare della sovranità, perché determina la formazione di un potere assoluto a favore di una minoranza e del suo capo. Che la Corte costituzionale non ne abbia rilevata l’incostituzionalità è, a mio giudizio, gravissimo .

Una domanda a bruciapelo, professore: “un‘eventuale legge elettorale proporzionale basterebbe a colmare il gap tra istituzioni e cittadini”? Oltre i tecnicismi della legge elettorale occorrerebbe qualcos’altro ?

Credo che ci siano integrazioni da apportare al sistema parlamentare italiano. Ne cito due: quella dell’iniziativa legislativa rafforzata perché sottoscritta da 500 o 300 mila elettori di una proposta di legge che dovrebbe imporre alle Camere di deliberare entro un anno dalla presentazione. Quella del referendum da poter richiedere sui trattati internazionali e prima tra essi quelli europei.


Note:

[1] Comitato romano per la Costituzione

20/05/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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L'Autore

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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