Contro la guerra dei padroni, ribellarsi è giusto

“Ribellarsi è giusto”, diceva Mao, soprattutto se il nostro popolo non intende essere risucchiato nel vortice globale determinato dall’ineluttabile fine dell’Occidente che ci trascina in un drammatico contesto di aumento della miseria, devastazione ambientale e guerra totale


Contro la guerra dei padroni, ribellarsi è giusto

Per un doloroso e crudele paradosso, proprio mentre si stanno avverando le previsioni formulate dai più attenti studiosi del capitalismo relativamente all’aumento della miseria, alla devastazione ambientale e alla tendenza apparentemente irreversibile verso una guerra totale e catastrofica, si registra al tempo stesso l’assenza di soggetti capaci di proporre e imporre un’alternativa.

Il contesto in cui si verificano i disastrosi fenomeni accennati è quello di una crisi definitiva e terminale del sistema capitalistico. Il suo centro direzionale, situato nel quadrante Nord-Ovest del pianeta, sta vivendo un declino inarrestabile, che è stato evidenziato dal precipitoso ritiro delle truppe di occupazione dall’Afghanistan nell’agosto dello scorso anno. Ma la crisi di egemonia della Superpotenza statunitense, dopo quarantacinque anni di dominio incontrastato sull’emisfero occidentale del pianeta (1945-1990) e altri venti circa di apparente monopolarismo (il cosiddetto nuovo ordine internazionale di bushiana memoria - 1990-2010) emerge anche dall’esame varie altre circostanze, riconducibili principalmente alla sfera economica, finanziaria e valutaria. 

L’emergere della Cina come potenza principale su tale piano si è accompagnato a varie altri trasformazioni che hanno determinato la formazione dell’Alleanza dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) , che è divenuta punto di riferimento per una serie folta e crescente di classi dirigenti dei Paesi della cosiddetta periferia.

L’inizio della guerra in Ucraina ha impresso una forte accelerazione al quadro complessivo. La decisione di invadere l’Ucraina è stata adottata dal presidente russo Putin il 24 febbraio 2022, ma le radici di tale scelta, in sé da condannare perché costituisce una violazione del diritto internazionale, vanno individuate nel golpe di Maidan del febbraio 2014, nel conseguente conflitto in atto nel Donbass da oltre otto anni con decine di migliaia di vittime, e dalla sconsiderata politica di espansione della NATO verso Est, in flagrante violazione degli impegni assunti dai leader dell’Occidente nel momento della riunificazione della Germania (1989).

Può quindi sostenersi che l’opzione militare sia stata adottata in piena consapevolezza da parte delle élite occidentali, specie statunitensi e britanniche, sulla base del fatto che è in tale settore che l’Occidente continua a mantenere una superiorità rispetto ai suoi rivali, anche se, in tempo di guerra nucleare, tale superiorità si rivela in gran parte teorica. Enorme peraltro l’investimento sui media, mezzi di comunicazione di massa e di mistificazione. Come affermato dall’ex vice segretario statunitense alla Difesa Chris Freeman, “questa è la guerra d’informazione più massiccia della storia dell’umanità”. Affiora sempre più nettamente, fra i ranghi più serrati del talebanismo occidentale, la voglia di censura. Colpendo per il momento le fonti di informazione nettamente schierate da parte della Russia, tale censura impedisce al pubblico di capire ciò che sta effettivamente succedendo dato che, come osservato giustamente da Freeman, “chi è esposto solo alle bugie occidentali, e non anche a quelle russe, non ha modo di capire la realtà”.

Ne consegue che l’opinione pubblica appare disorientata e intimorita. Nel frattempo, i circoli dirigenti della NATO, impersonati da leader di dubbia lucidità e alle prese con vicende personali di screditamento e declino psicofisico, come Biden e Johnson, stanno imboccando la via dell’avventura senza ritorno, annunciando apertamente il loro intento di portare l’Ucraina alla vittoria, illudendosi in tal modo di liberarsi di Putin e della Russia. Sullo sfondo, ovviamente, il tema determinante dell’accesso alle risorse naturali, dopo che la farsa delle sanzioni occidentali ha evidenziato come, più che un indebolimento della Russia, esse stanno determinando una sorta di harakiri dell’Occidente, anche e soprattutto degli Stati del continente europeo.

Questi ultimi appaiono sempre più le vittime predestinate della situazione che si sta determinando. E’ chiaro che saranno pesantissime le conseguenze della guerra economica sui ceti popolari dell’Occidente e che una guerra totale tra Occidente e Russia sarà combattuta principalmente sul suolo europeo, così come lo furono del resto le prime due guerre mondiali. 

La tragedia dell’Europa sta tutta nell’infinita pochezza della sua attuale crisi dirigente. Se in Germania Scholz è succeduto indegnamente a Frau Merkel e in Francia Macron ha iniziato a fatica il suo secondo mandato principalmente a causa dell’impresentabilità della sua antagonista diretta e dell’imperdonabile follia settaria della sinistra, l’Italia svolge più che mai il ruolo di fanalino di coda, e abbiamo il privilegio di esibire sullo scenario internazionale il nulla cosmico che alberga nei cervelli di Draghi, Di Maio e compagnia. 

Situazione insomma davvero sconfortante. Ma che deve spingersi a riesumare con forza il detto di Mao “ribellarsi è giusto”, se non vogliamo essere risucchiati nel vortice globale determinato dall’ineluttabile fine dell’Occidente, sganciandone il nostro Paese e il nostro popolo, per renderli invece protagonisti dell’unico futuro possibile, quello della pace e della cooperazione internazionale nel quadro della nuova realtà multipolare che sta nonostante tutto emergendo.

06/05/2022 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Fabio Marcelli

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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