La democrazia è in pericolo, in Francia, in Italia e in Europa

L'urgenza di dire basta al neoliberismo diventa un impegno alla lotta popolare in tutto il “Vecchio Continente”.


La democrazia è in pericolo, in Francia, in Italia e in Europa

L'urgenza di dire basta diventa un impegno alla lotta popolare in tutto il “Vecchio Continente” contro il neoliberismo e i suoi prodotti: disoccupazione, razzismo, autoritarismo e lotta tra poveri. Significativo da questo punto di vista è il folle dibattito che si sta sviluppando in Francia sulla “privazione della cittadinanza”.

di Guido Capizzi

PARIGI. Sento e leggo una consapevolezza diffusa nei compagni comunisti francesi, mentre è in corso un dibattito folle sulla “privazione della cittadinanza" per i migranti. La società è indubbiamente malata,  ha smesso di riflettere sul grave problema della disoccupazione e sulla crisi economica in particolare delle periferie. 

Quando si avviò il 2015  molti economisti sostenevano l’"allineamento planetario favorevole": bassi tassi d'interesse, euro più debole, calo del prezzo del petrolio. Un anno dopo gli stessi maestri del pensiero economico liberista sostengono l’"emergenza economica e sociale", quella che ha determinato un ulteriore aumento di disoccupati nel corso dell'anno trascorso, qui in Francia come in Italia e in altri Paesi dell’UE. 

C’è, in Francia come in Italia, anzi soprattutto in Italia, una sfida lanciata dalla disoccupazione.

La stampa allineata anche in Francia, come i grandi quotidiani italiani filo-governativi, scrive che il 2016 sarà un anno positivo per i mercati azionari, sebbene “in prospettiva". Si punta sul liberismo finanziario “sporco”.

I più deboli nella società, invece e sempre più numerosi, sappiamo che hanno la prospettiva di un potere d'acquisto stagnante, per il loro reddito salariale: manca, insomma, una positiva "spinta". 

In uno studio viene evidenziato che trent’anni fa di 100 euro di ricchezza prodotta, 5 erano redditi da capitale. Nel 2015 sono 23 euro. I predatori della finanza capitalista e liberista come pensano di ridurre la disoccupazione?

Ne parlo in Francia per la vergogna della risposta che ha dato il governo italiano, Presidente del Consiglio e Ministro dell’Economia in testa.

Mi accorgo che anche qui per quanto riguarda l'impostazione della formazione dei disoccupati, oltre la questione del finanziamento (un miliardo di euro), è la natura della formazione per l’occupazione il tema su cui riflettere. Si giocherella e si truccano le statistiche per ottenere l’"inversione della curva della disoccupazione" si rimuovono, ancora una volta, centinaia di migliaia di disoccupati.  

Il potere di chi, in Europa, sta nella loggia PPE-PSE e destre xenofobe e nazionaliste, aggrava la crisi della società che non riesce a combattere contro gli istigatori della crisi economica, i creatori di odio, il razzismo e la discriminazione. In Francia un governo socialista legittima il tema della  "privazione della cittadinanza". 

Qui, come in Italia, il dibattito costituzionale ha un ritmo folle anche in spregio del diritto internazionale, vengono moltiplicate situazioni nell'ombra di questo dibattito come lo “Stato di emergenza”. Nel contempo si banalizzano misure eccezionali e viene incrementa la spesa strutturale del sistema giudiziario. 

Qui, come in Italia e nel resto dell’UE liberista e capitalista, si indebolisce la società stessa in nome della sua “protezione”.

I compagni francesi non vogliono più proteggere una democrazia sociale traballante. 

Questa impasse economica e sociale e lo scivolamento accentuato sul potere di Valls rappresentano un’indegnità democratica, quindi un pressante invito a dire "basta ", avviando e incoraggiando la lotta per un mondo solidale, popolare e democratico. Sarà anche in Francia un anno di lotta, un nuovo debutto per la sinistra comunista.

15/01/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Guido Capizzi

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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