La lupa perde il pelo ma non il vizio

Mentre ancora imperversa la baraonda di “Mafia Capitale” e dell’inchiesta “Mondo di mezzo” e, in quest’ambito, nonostante gli avvertimenti dell’Autorità Anticorruzione sulle pericolosità connaturate alle privatizzazioni, dalla Giunta di Ignazio Marino v’è tutta l’intenzione di proseguire nella svendita dei beni cittadini.


La lupa perde il pelo ma non il vizio

Mentre ancora imperversa la baraonda di “Mafia Capitale” e dell’inchiesta “Mondo di mezzo” e, in quest’ambito, nonostante gli avvertimenti dell’Autorità Anticorruzione sulle pericolosità connaturate alle privatizzazioni, dalla Giunta di Ignazio Marino v’è tutta l’intenzione di proseguire nella svendita dei beni cittadini. Analisi della razionalizzazione delle partecipazioni di Roma Capitale contenute nella Propedeutica n.11 al bilancio di previsione 2015.

di Claudio Ortale

La proposta n. 11 della Giunta Capitolina, propedeutica al Bilancio di previsione 2015, presenta, come sempre in casi come questi, un titolo double-face: “Indirizzi per la razionalizzazione delle partecipazioni di Roma Capitale di primo e secondo livello nonché in ordine a enti e organismi non societari. Modifiche agli Statuti tipo approvati con deliberazione Assemblea Capitolina n. 77/2011”. Un titolo rovesciabile, appunto, posto che, anche stavolta, dietro alla razionalizzazione del Gruppo Roma Capitale si trovano tutti gli elementi per la svendita dei beni e patrimoni comuni appartenenti a tutti i cittadini. Infatti, già in apertura della proposta di G.C., viene messa immediatamente sul patibolo la Mutua Assicuratrice Roma, cioè Le Assicurazioni di Roma, della quale è detentrice del 74,35 % del fondo di garanzia direttamente la stessa Amministrazione e, per le parti percentuali rimanenti, ATAC S.p.A., AMA S.p.A. e Cotral Patrimonio S.p.a.. Una Mutua Assicuratrice che, in data 30 settembre 2014 - non dieci anni fa - ha riportato un risultato di esercizio attivo pari a quasi 19 milioni e che, invece, nella “razionalizzazione” deve essere sciolta e messa in liquidazione come Compagnia, pienamente in attivo, con tanto di deliberazione dell’Amministrazione Capitolina. Al tempo stesso si decide di partecipare all’aumento di capitale di C.A.R. S.p.a. con ben 20 milioni, ma già mettendo in previsione di chiudere con l’attività del Centro Carni, a partire dall’impianto sito in via Palmiro Togliatti. Viceversa, la stessa operazione di aumento di capitale non viene effettuata sul deliberato dell’Assemblea dei Soci del C.I.F. S.p.a. (Centro Ingrosso Fiori), rinunciando così al relativo diritto di opzione sulle scelte future: prima fra tutte il progetto di trasferimento dentro alla Nuova Fiera di Roma. Si stacca, poi, la spina delle partecipazioni dalle seguenti società: ACEA ATO 2 S.p.a. (quella che, nel percorso di De-Liberiamo, si chiedeva, al contrario, di ri-pubblicizzare interamente), Aeroporti di Roma S.p.a., C.A.R. S.p.a., Investimenti S.p.a., C.I.F. S.p.a., BCC e EUR S.p.a. (società nelle quali Roma Capitale detiene il 10% delle azioni). Viene indicata la fusione, tramite incorporazione, di AMA soluzioni integrate S.r.l. in AMA S.p.a..
Ma la cosiddetta razionalizzazione dispone anche “la dismissione dell’Azienda Farmasociosanitaria Capitolina Farmacap attraverso l’adozione di tutte le misure che assicurino nel contempo la massimizzazione del valore dell’Azienda”;  ciò dopo un periodo di Commissariamento andato ben oltre il tempo consentito dalla normativa vigente e che, invece di predisporre un percorso di rilancio dell’Azienda Speciale, ne ha decretato la morte.

Sembra chiaro che il tutto dovrà essere condito da un piano operativo che, oltre all’ attuazione del piano stesso, preveda la valorizzazione delle partecipazioni messe in vendita. E, visti i tempi di ristrettezze finanziarie per le casse del Comune di Roma, gli organi competenti potranno anche permettersi il lusso di avvalersi di “advisors” (consulenti), da reperire con procedure di evidenza pubblica, così da evitare di favorire… qualcuno. Come già accadde nel naufragato tentativo precedente a firma dell’ex sindaco Alemanno (con la delibera che avrebbe dovuto creare la famosa Holding Campidoglio), si prevede ora che gli Statuti delle società in house di Roma Capitale autorizzino anticipatamente, previo assenso dell’Assemblea dei Soci, le decisioni del C.d.A. per la stipulazione di contratti di finanziamento ai fini del cosiddetto “controllo analogo”.

Ma la cosa più spassosa consiste nella finta reinternalizzazione (tramite la stesura di un piano economico-gestionale da parte del Dipartimento Cultura ed entro tre mesi dall’approvazione del Bilancio di previsione), del “Sistema delle Biblioteche Centri Culturali” e, conseguentemente, dello scioglimento dell’Istituzione stessa.
Si parla di affidare al Dipartimento Cultura ovvero “ad uno specifico Dipartimento”, supportato da un Comitato Scientifico, le attività fino ad ora svolte dall’Istituzione che si vuol chiudere, con il rientro del personale capitolino sinora assegnato alle Biblioteche. Tralasciando il fatto che, se v’è necessità di re-internalizzare il servizio culturale delle Biblioteche a Roma, sarebbe logico, oltre che naturale, non estrarre dal cilindro un “nuovo Dipartimento”, posto che ne esisteva già uno all’epoca dell’esternalizzazione del servizio (ed esiste ancora). Ma forse ciò che sfugge a molti difensori del testo è che, così come nel caso del personale dell’ Azienda Speciale Farmacap, nell’Istituzione “Sistema delle Biblioteche Centri Culturali” non sono regolarmente in servizio (e oramai da decenni) solamente i dipendenti capitolini: esistono tanti lavoratori e lavoratrici assunti direttamente anche dall’Istituzione.
Cosa ne sarebbe di costoro?
Andrebbero forse anche loro gettati al tritacarne del salvifico Jobs Act, così come già la stragrande maggioranza dei precari e neo disoccupati? Oppure potremmo decisamente cambiare rotta, proponendo un percorso di lotta volto alla loro assunzione e rompendo, in tal modo, i vincoli di quelle camicie di forza chiamate Patto di Stabilità, Pareggio di Bilancio e Spending Review.
La Grecia è vicina.

 

14/02/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Claudio Ortale

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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