La Nuit Debout dalla Francia all’Europa. Anche in Italia le prove generali

15 maggio ore 17,30. Piazza del Pantheon è affollata.


La Nuit Debout dalla Francia all’Europa. Anche in Italia le prove generali

15 maggio ore 17,30. Piazza del Pantheon è affollata, ci sono i turisti, una lunghissima fila che aspetta di entrare a visitare il monumento, ci sono già i due gazebo e i gruppi di persone che stanno organizzando l’evento della Nuit Debout romana.

di Laura Nanni

Incontro Alvise e Michele che mentre sistemano le cose mi raccontano, loro sono stati a Parigi dove, il 7 e l’8 maggio, da tutta l’Europa, il popolo che vuole alzarsi in piedi e restare a discutere nelle piazze si è ritrovato.

A Parigi già l’organizzazione è avanzata, ci sono le commissioni per i vari campi di interesse e d’intervento, ma tutto è nato dal basso. Certamente non sarà la stessa cosa qui, in Italia, ma noi cominciamo, per costruire insieme e capire insieme in che modo declineremo questa lotta, questa volontà di partecipare, coinvolgere e sensibilizzare. Si tratta di far acquisire consapevolezza. Alvise e Michele fanno parte del centro sociale Astra, III municipio.. Bisogna promuovere la partecipazione alla vita di comunità, facendo esperienza di politica attiva.

Questo è l’inizio, ma si deve allargare e diffondere ad altre città e località. Già oggi le città in movimento sono tante in Italia e in Europa.

Girando per la piazza mi rendo conto che la maggioranza dei ragazzi e ragazze, vengono da centri sociali. C’è un bel gruppo di Communia, il centro sociale di via dello Scalo di San Lorenzo; ci sono giovani che hanno fatto parte di collettivi studenteschi, ci sono donne e uomini che provengono da altre lotte, altre storie.

L’atmosfera che respiro è quella della dell’attesa, del tenersi uniti e del capire cosa succede, ma anche il bisogno di agorà: il bisogno di ritornare a incontrarsi in piazza senza timore, tornare a guardarsi per riconoscersi e per discutere di questioni che riguardano tutti e tutte.

Più in là faccio qualche domanda a Marie che con un’amica vuole preparare un cartellone su cui scrivere uno degli slogan della manifestazione contro la Loi travail in Francia: Loro hanno i miliardi, noi siamo milioni. Loro sono francesi e vivono qui per motivi di studio.

Diluvia, mi rifugio nel portico del Pantheon e tra le tante persone, provo a fare domande a due ragazzi, uno è Emiliano di Communia e l’altro è Nicolas, francese, che da due anni vive a Roma.

Emiliano parla delle altre iniziative che a Roma si sono svolte, dell’assemblea “Decide Roma”, del bisogno di coinvolgimento e sensibilizzazione, della partecipazione che la Francia ha dimostrato possibile e che può essere costruita anche qui.

Allora chiedo: ma come è iniziato in Francia? Perché sembra che tutto sia accaduto in modo spontaneo, i liceali si sono organizzati, hanno preso l’iniziativa, hanno occupato le scuole, manifestato, non appena il governo ha aggredito il diritti dei lavoratori, una cosa che in Italia non è accaduta.

Nicolas dice che sì, c’è stata la spontaneità, ma le cose sono state anche costruite, organizzate.

Mi parla di Fakir, il giornale di François Ruffin e del suo docu-film Merci patron! Diffusosi rapidamente, è stato un collante per il movimento che è nato a marzo.

E poi c’è stato Frédéric Lordon, uno dei promotori del movimento, filosofo economista. Di lui abbiamo già parlato nei precedenti numeri di La città futura, da quando abbiamo cominciato a seguire il movimento francese.

Nel frattempo tutti si sono spostati sotto il portico del Pantheon, si è pensato che con il diluvio in corso, qui sotto possiamo riunirci in assemblea. Si forma un grande cerchio, ci si siede in modo che tutti possono vedere e ascoltare, girano pennarelli e grandi fogli su cui scrivere, raccogliere suggestioni e proposte. C’è un megafono che girerà a disposizione di chi vorrà intervenire.

Simone con il megafono introduce, spiegando qual è il motivo per cui ci troviamo qui.

Abbiamo voluto iniziare anche qui, c’è bisogno di aprire uno spazio per esprimersi e riflettere insieme, non stiamo facendo il tifo per ciò che sta accadendo fuori.

A place de la République, il movimento che è nato è formato da studenti, lavoratori, precari, si sono ritrovati per parlarsi e riconoscersi. In Italia abbiamo sofferto di immobilismo, soprattutto i sindacati hanno delle colpe. Faremo anche musica dopo e ci racconteremo.

Antonioricorda la questione greca, un solo paese non può farcela, se ci fosse stata una rete europea la situazione sarebbe stata diversa. Ora si sta costituendo una rete europea. Bisogna essere presenti, ogni volta che c’è un problema. Ci sono stati imposti i voucher, che non sono altro che lavoro a cottimo, senza garanzie.

Non basta FB, lo abbiamo capito finalmente, la forza sta nell’incontrarsi, nell’essere in presenza.

Intervengo anche io parlando dell’esperienza del movimento della scuola, che ha avuto una grande partecipazione, anche se la grande mobilitazione che ha coinvolto docenti e studenti, è stata ignorata, non stiamo stati ascoltati; non ci è stata data la possibilità di discutere, intervenire con le ragioni che avevamo elaborato. Proprio per questo è importante che questo movimento nasca, cresca e si sviluppi.

Irene, è spagnola e in Spagna ha partecipato alle attività di Podemos. Siamo in un mondo in cui tutti siamo in competizione e parliamo, ma stiamo dentro un sistema sbagliato. Ci vorrà tempo, ma ce la faremo. Certo ad Atene è diverso, la situazione è diversa, ma anche qui…ci hanno detto che noi siamo la generazione senza futuro, ma io adesso ce l’ho fatta a trovare un lavoro regolare qui. Ma non esistono più luoghi dove si può prendere la parola.

Matteo, le cose di cui parliamo, quello che diciamo può essere utile, riprendiamoci la parola, non la deleghiamo! Per questo dobbiamo pensare anche ai modi per restare in contatto.

Interviene un rappresentante del sindacato USB che chiede in che modo e se questo movimento vorrà partecipare ad azioni concrete.

Tiziano riprende la parola per ribadire alcuni punti chiave del movimento che è nato e che vuole essere costituente per uscire insieme dalla crisi, da un governo che dal 2008 fa proposte irricevibili, per costruire insieme un nuovo percorso.

Marco è un universitario che riflette sul guardare bene in faccia la realtà, per vedere l’attacco al Welfare, le proposte di forme di sfruttamento che fanno pensare ad un futuro in cui il solo lavoro possibile sarà quello gratuito. Bisogna ricreare luoghi collettivi, coinvolgere, non siamo più disposti ad accettare sprechi di risorse. La connessione delle lotte però deve essere a livello europeo.

Le persone sono attente, vogliono ascoltare e vogliono capire. Si sente, finalmente, che siamo in un luogo in cui ogni persona può intervenire perché sarà ascoltata. Ecco, questa è una cosa importante una bella sensazione che si prova stando seduti qui, mentre fuori piove e, a poco a poco, il megafono gira facendo sentire la voce di chi sente di poter dire qualcosa. Qualcuno scrive coi pennarelli alcuni spunti che vengono dagli interventi dell’assemblea sui grandi fogli.

Natascia, di Communia, ma faceva parte di collettivi universitari. ”Ho visto cosa accade in Francia, ci sono stata, e non credo che non sia possibile che questo accada anche in Italia. In tante occasioni questo paese si è attivato. Dobbiamo trovare altre soluzioni, costruire le basi del ragionamento per fare proposte. Se non c’è un diritto per uno di noi, non c’è per nessuno! Se non c'è diritto per i migranti, non c’è per nessuno! In questo momento in tutto il mondo sta nascendo il Global Debout. Quando e come decidiamolo e contagiamo con la voglia di partecipare.”

Milos è stato a Parigi, nella piazza della Nuit Debout, cercando di capire quali fossero i concetti di base, pensa di aver capito che uno di questi è importante: bisogna fargli paura. “Dobbiamo colpire quelli che fanno i soldi sui soldi, dobbiamo colpire il Capitale. Bisogna riappropriarsi della potenza del NOI, della democrazia.”

Irene interviene di nuovo, dicendo che bisogna come definire l’azione, violenza o no. Quello che può fare paura è l’UNIONE! Con Podemos abbiamo parlato insieme, dei problemi di ognuno, tutte e tutti partecipavano, senza differenze di età o di altro tipo…collegarci tra noi, per fare proposte e per cambiare il sistema. Cominciamo dalle cose più semplici: dove lavoro vedo tanto cibo che il ristorante butta, perché? Come possiamo fare qualcosa. Dobbiamo capire chi organizza. Decidiamo insieme, dobbiamo imparare a stare insieme.

Tiziano riprende la parola per dire che ci hanno parlato del futuro, della preoccupazione per il futuro, ma non ci hanno fatto vivere il presente, che è quello che ci vogliamo prendere. “E dobbiamo dirlo che la democrazia è inconciliabile con il capitalismo!”

Domenico dice di essere un non-violento e che bisogna superare le differenze per combattere il sistema e Ilaria parla della necessità dello scambio interculturale, su tutti i piani.

A questo punto prendo il megafono per dire che quello che stiamo facendo e che sta emergendo, è che in questo modo possiamo dare visibilità a chi è invisibile, a chi non viene ascoltato. Questo mi sembra molto importante come compito.

Luciano dice che siamo in uno scenario politico in cui ci hanno abituati alle sconfitte. Che bisogna rompere le abitudini di tutte le forme rituali… perché non è cambiato nulla nonostante le proteste. “Non è normale che non cambi nulla, e non si può diventare succubi. Bisogna discutere ed incontrarsi e nessuno deve essere lasciato solo. Ritroviamo le forme di mutualismo, di mutuo soccorso, precari, lavoratori…le lotte si uniscono. La piazza deve mettere insieme tutte le lotte! Elenchiamole…come sostenerle? Ad esempio, la questione canili”

Simonetta pone la questione dei luoghi, delle piazze che devono essere itineranti. Perché se vogliamo coinvolgere, bisogna che si vada nelle periferie, in altre piazze, dove ci sono le persone che non sanno neppure che noi siamo qui, non sanno di cosa sta accadendo.

Qualcuna ricorda che in passato ci sono stati altri tentativi di partecipazione, si è avuta l’esperienza di raccogliersi in strada… che bisogna prendere la parola perché coloro che dovrebbero rappresentarci, non ci rappresentano “perché io non mi sento rappresentata, me e la mia vita, da chi pensa solo all’economia”.

Chiara, che coglie le suggestioni degli interventi e prova a riportarle su dei grandi fogli, parla di un NOI e un VOI, una separazioni che non dovrebbe esserci quando parliamo di migranti o dei lavoratori e degli altri, Noi siamo qui per la difesa dei nostri diritti.

Si è fatto buio, tra un po’ si farà musica, continua la pioggia, una pioggia leggera e persistente. Io mi sono quasi congelata e a malincuore me ne vado perché il viaggio per casa è lungo e domani si lavora. Ma già qui mi sentivo a casa, con la possibilità di tessere relazioni, una rete di relazioni che ci consentiranno di far nascere qualcosa di nuovo, un movimento che attivi la partecipazione.

21/05/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Laura Nanni

Roma, docente di Storia e Filosofia nel liceo. Fondatrice, progetta nell’ A.P.S. Art'Incantiere. Specializzata in politica internazionale e filosofia del Novecento, è impegnata nel campo della migrazione e dell’integrazione sociale. Artista performer. Commissione PPOO a Cori‐LT; Forum delle donne del PRC; Stati Generali delle Donne.

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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