Parola d’ordine: unità e lotta per il ritiro integrale della riforma

Con otto deleghe la nuova ministra dell’istruzione riprende l’attuazione della legge 107; il movimento della scuola risponde riorganizzandosi.


Parola d’ordine: unità e lotta per il ritiro integrale della riforma Credits: mauropresini.wordpress.com

Dopo un breve periodo di inattività, dovuto probabilmente alla paura per la recente batosta incassata dal PD col referendum costituzionale e nonostante l’invito a cambiar rotta rivoltole da diverse associazioni della scuola, la nuova ministra dell'istruzione Valeria Fedeli ha ripreso con vigore il percorso di attuazione della legge 107 fortemente voluta da Renzi, Giannini, Treelle e Confindustria.

Molti infatti, ben otto, sono i decreti attuativi lanciati pochi giorni fa dal governo, che completano e definiscono la riforma di una “buona scuola” che tanti danni sta già facendo all’istruzione pubblica, con falle enormi nel nuovo sistema di assunzione “a chiamata diretta” e con un imbarbarimento dei rapporti tra i lavoratori a favore di un inutile ed irrazionale spirito competitivo e di subalternità nei confronti dei dirigenti scolastici.

Con le nuove deleghe proposte dal governo verranno normati e definiti unilateralmente i nuovi percorsi per il reclutamento, l’istruzione professionale, il diritto allo studio, gli esami di stato ed i test invalsi, la “cultura umanistica”, le scuole italiane all’estero, la fascia di istruzione “0-6” e le future modalità di gestione dell'inclusione, con un intervento pesantissimo che in sostanza farà sparire o per lo meno taglierà vigorosamente il sostegno agli alunni diversamente abili come l'abbiamo inteso fino ad oggi.

Ciò che è palese è la presunzione da parte di un governo che non ha più la fiducia degli italiani e, meno che meno, dei lavoratori e degli studenti della scuola, di continuare a portare avanti l'attuazione di una riforma aziendalista, finto-meritocratica, confusa ed irrazionale, che non piace e fa acqua da tutte le parti; e tutto questo senza alcun vero confronto con i lavoratori, i movimenti della scuola, i sindacati, le forze politiche, con proroghe dei termini di scadenza ed accelerazioni delle procedure che di fatto impediranno qualsiasi reale discussione.

Evidentemente a nulla è servito il già citato risultato del referendum costituzionale… in quell’occasione il peso del malcontento creato tra chi negli istituti scolastici vive e ci lavora era stato percepito dallo stesso governo, che in occasione dell’operazione di “riciclaggio” per l’insediamento del governo Gentiloni (o Renzi bis) ha poi sacrificato la sola ex ministra della scuola Giannini.

Oggi però l’attuazione di una legge che più di altre ha caratterizzato, assieme al jobs act, le politiche renziane è evidentemente considerata troppo importante per un PD che facendo marcia indietro rischierebbe di mostrare al paese, in modo ancora più evidente, il proprio fallimento.

E’ proprio di fronte ad un quadro tanto chiaro quanto desolante, aggravato dalla passività di alcune sigle sindacali troppo impegnate a difendere se stesse ed i propri spazi di contrattazione, che le organizzazioni, i collettivi, i comitati, i sindacati non concertativi ed i gruppi di lavoratori che non si piegano all'attuazione della “buona scuola” si sono dati appuntamento a Roma il 21 Gennaio (una data “storica” per tutti i lavoratori italiani) per discutere insieme sul come far ripartire la lotta contro la legge 107, lotta che se ben organizzata ed unitaria, in un momento di debolezza del governo come quello attuale, avrebbe buone chances di portare a casa risultati importanti.
L'obiettivo dichiarato degli aderenti all’assemblea è stato in sostanza quello della ricostruzione di quel movimento conflittuale ed unitario di tutte le sigle sindacali che nel 2015 ha fatto preoccupare non poco il governo, portando Renzi ad un passo dal ritiro della riforma.

In questa riunione nazionale dei movimenti, sindacati, studenti e lavoratori contro la buona scuola, si è parlato quindi del necessario rilancio di un coordinamento nazionale contro la L.107, dell’organizzazione di incontri di approfondimento sugli otto emendamenti, della pianificazione di assemblee da fare in tutte le scuole per informare e mobilitare, ma anche e soprattutto della necessità di un nuovo ed unitario appuntamento di piazza.

Un obiettivo quest’ultimo che certamente oggi è particolarmente difficile da attuare date le attuali divisioni sindacali, con i confederali seduti al tavolo delle trattative ed i sindacati di base che pochi giorni prima dell’assemblea nazionale unitaria avevano già lanciato una data di sciopero, certamente necessaria ma inutile in assenza di quell’unità, richiesta a gran voce dai lavoratori, che garantisce la massa critica necessaria a spostare gli equilibri dando una vera spallata a governo e ministra…

L'assemblea, che ha ribadito unitariamente l’inemendabilità della L.107 per la quale si richiede null’altro che il ritiro, ha comunque deciso di fare un appello agli organizzatori degli scioperi attualmente in programma per porre su basi il più condivise e unitarie possibili le future mobilitazioni della scuola.
Le parole d’ordine sono quindi state sostanzialmente quelle dell’unità e del conflitto per il ritiro integrale della legge.

Ma un altro importante appuntamento del movimento della scuola pubblica è stato ospitato a Roma il giorno successivo… Domenica 22 gennaio infatti, negli stessi locali in cui si è svolta l’assemblea contro la 107, è stata discussa e varata la nuova LIP, legge di iniziativa popolare “per la scuola della Costituzione”.
Il testo definitivo di questa legge, scritta dai docenti, dai genitori e dagli studenti, oltre a contrastare il concetto di scuola-azienda insita nella proposta di Renzi, ha definito un superamento di quella riforma dell’autonomia, che è stato il primo passo che ha portato all’attuale gestione privatistica delle scuole pubbliche.
Un passo importante dunque ed uno strumento eccellente da contrapporre a coloro che accusano i lavoratori delle scuole impegnati contro la riforma di Renzi di “criticare senza proporre”.
Beh, la proposta del movimento della scuola oggi c’è e si chiama LIP.
La costruzione di un percorso di mobilitazione unitaria è dunque ancor più necessario!

Roberto Villani
Lavoratori Autoconvocati delle Scuole di Roma e Lazio

28/01/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: mauropresini.wordpress.com

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L'Autore

Roberto Villani

Lavoratori autoconvocati della scuola

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“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

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