Ricordo di Renzo Scorzoni

Renzo Scorzoni è morto giovane, con l’entusiasmo e la voglia di fare e cambiare che lo ha accompagnato fino all’ultimo. Il ricordo di Fabio Testasecca, già segretario del Circolo 1° Maggio di Roma del PRC.
Renzo ci ha lasciati il 9 gennaio 2015. 


Ricordo di Renzo Scorzoni

Renzo Scorzoni è morto giovane, con l’entusiasmo e la voglia di fare e cambiare che lo ha accompagnato fino all’ultimo. Il ricordo di Fabio Testasecca, già segretario del Circolo 1° Maggio di Roma del PRC.
Renzo ci ha lasciati il 9 gennaio 2015. 

di Fabio Testasecca 

Renzo è morto giovane. La frase è di Claudio ma credo che sia forse la frase più adatta per descrivere il compagno Renzo Scorzoni. Io la completerei: Renzo non è solo morto giovane ma è vissuto da giovane, Renzo in tutta la sua vita è stato un giovane.

Sembra passato un secolo e forse è veramente passato un secolo dal G8 di Genova, dalle calde e drammatiche giornate del Luglio 2001 che segnarono, in maniera indelebile, la mia generazione, quella che nel 2001 voleva creare “Un altro mondo possibile” e si ritrovò con le spalle al muro in una “Macelleria messicana”. Quelle giornate tracciarono un solco indelebile tra società civile ed istituzioni tra la nostra comunità e lo Stato. Furono giornate che furono per molti il momento di fare un esame ed una presa di coscienza. Quelle giornate ci dissero che, no, restarne fuori non era più possibile. Questo credo che allora pensò Renzo che proprio a seguito di quelle giornate decise di iscriversi a Rifondazione Comunista.

Renzo da subito si mostrò un compagno attivo, un compagno che fece dell’attivismo la sua caratteristica principale e la sua più grande qualità. Era sempre disponibile per un attacchinaggio, per un volantinaggio, amava stare in piazza, in strada, parlare con la gente, sentirne i problemi perché Renzo non ascoltava ma sentiva, sentiva come proprie le ingiustizie, le prepotenze, le difficoltà che i cittadini coi quali venivamo in contato vivevano quotidianamente. 

Renzo viveva il territorio, era sempre in prima fila in ogni incontro coi Centri sociali del quartiere, col Macchia Rossa, col Ricomincio dal Faro. Parlava coi compagni giovani del centro sociale e ne vinceva le diffidenze che loro nutrivano nei nostri confronti. Nei confronti del Partito, in qualche modo dell’Istituzione.

Renzo era un compagno generoso. Aveva fatto del Circolo una comunità. Era il primo ad aiutare i compagni e le compagne più anziani, quelli e quelle più in difficoltà per diversi motivi. Portava a casa, per esempio, le tessere a coloro che erano anche solo iscritti al Circolo senza svolgere alcuna attività vera e propria. Renzo apprezzava anche questo gesto di appartenenza e lo rispettava. Noi siamo stati sempre un Circolo un po’ fuori luogo. Un Circolo che delle divisioni correntizie se ne è sempre fregato. Un Circolo che esprimeva una maggioranza ma che eleggeva un Segretario, Renzo, della minoranza. Una comunità appunto, una comunità che lavorava, che sul lavoro misurava lo spessore politico dei suoi militanti, non certo sulle percentuali congressuali. Io credo che avevamo ragione anche se all’epoca eravamo visti dall’alto in basso…

Renzo era un internazionalista. Fece anche sua la causa del popolo kurdo che era soprattutto la mia. Venne spesso con me al Centro kurdo Ararat a Testaccio. Parlava coi giovani profughi kurdi e pagava di tasca propria le quote tessere a quelli che, da comunisti, si volevano iscrivere ma non avevano la disponibilità necessaria. 

Renzo era un uomo dei movimenti. Renzo era in Val di Susa, se ne comprò un pezzo per impedire la costruzione della TAV. Renzo era a Vicenza per protestare contro l’ampliamento della base Nato. Renzo era credo ovunque ci fosse una lotta, una battaglia sociale, una speranza.

La fine della politica parlamentare non segnò affatto la fine della nostra attività politica. Ci buttammo tutti con passione nella battaglia per il Partito Sociale, per le Brigate di solidarietà attiva, per i Gruppi d’acquisto. Renzo era sempre il fulcro, il perno, di questo lavoro politico. Promosse i GAP a Corviale ed il fatto che, fino ancora a Settembre al Circolo, in carrozzina, abbia ricevuto la visita degli abitanti del Serpentone che chiedevano come stava sia la testimonianza più lampante di quanto fosse apprezzato. Andavamo il Sabato alle 7 a ritirare il pane, a volte Renzo andava da solo fino a Genzano e il pane ce lo portava direttamente in piazza. Facemmo con passione la battaglia per l’acqua pubblica. 

Renzo era comunista. Era contro le scissioni. Non era affatto un diplomatico e diceva a tutti, ed in faccia, quello che pensava. Criticò aspramente i compagni di SEL per la loro decisione di spaccare Rifondazione. Non nascondeva la cosa. Per lui l’unità della sinistra era l’unità sotto la falce e martello.

Questo era Renzo o meglio, questo era quello che io mi ricordo di Renzo…

E’ morto male, tra terribili sofferenze, non se lo meritava ma è vissuto splendidamente e tutto quello che ha fatto rimane per me un insegnamento che m’accompagna quotidianamente. 

Grazie Re’…senza di te abbiamo un problema.      

16/01/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Fabio Testasecca

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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