Sui macchinisti... e su Atac

Dietro l’assurda criminalizzazione dei lavoratori come responsabili dei debiti e delle disfunzioni dell’ATAC, si nascondono le colpe di politici e amministratori delegati dell’ultimo quindicennio. Dal circolo vizioso dei prestiti bancari al clientelismo con cui è stata inzeppata l’azienda con centinaia di persone inutili, per di più appaltando le lavorazioni a costi esorbitanti. Ecco come si distrugge la più grande azienda di trasporto pubblico locale in Italia.


Sui macchinisti... e su Atac Credits: CC i lavoratori dell'ATAC, mentre i cori sono per Alemanno e parentopoli by Eugenio su www.flickr.com

Dietro l’assurda criminalizzazione dei lavoratori come responsabili dei debiti e delle disfunzioni dell’ATAC, si nascondono le colpe di politici e amministratori delegati dell’ultimo quindicennio. Dal circolo vizioso dei prestiti bancari al clientelismo con cui è stata inzeppata l’azienda con centinaia di persone inutili, per di più appaltando le lavorazioni a costi esorbitanti. Ecco come si distrugge la più grande azienda di trasporto pubblico locale in Italia.

di Leone Lazzara*

Da settimane, ormai, il sindaco si è messo in combutta con i vertici di Atac per additare i colleghi macchinisti ai romani che prendono i mezzi pubblici per muoversi. In precedenza, sotto accusa siamo finiti noi autisti, nel mezzo hanno trovato il modo di parlar male dei meccanici e prima ancora degli impiegati, tutto sempre fatto con il supporto dei maggiori organi d’informazione, anche nazionali, e con una precisione d’intenti che non esito a definire maniacale. Il tono della voce, le espressioni dei volti, il ritmo del dire e il linguaggio tecnocratico che nessuno in realtà capisce, sono stati utilizzati dagli attori in campo per presentare i lavoratori come gli unici e veri responsabili dello sfascio della più grande azienda di trasporto pubblico italiana.

Personalmente, sono convinto che se vivessimo una vita meno vorticosa e incalzata dai problemi, avremmo più tempo per riflettere sulle notizie e quindi nessuna difficoltà ad accorgerci che in questo caso le cose non stanno così; anzi, che gli unici e veri responsabili del suddetto sfascio sono proprio i politici e i tecnocrati da loro scelti per governare l’azienda. Proverò a spiegare il perché di tale affermazione confidando che chi legge arrivi fino in fondo prendendosi le dovute pause per verificare mentalmente quanto scrivo; da parte mia prometto di ricorrere solo alle cifre e alle parti tecniche essenziali per avere un quadro generale sufficientemente preciso.

L’Atac ha un debito di circa un miliardo e settecento milioni di euro accumulato in parte negli ultimi quindici anni e in parte nei cinque dell’era Alemanno. La prima parte di questo debito, circa un miliardo e trecento milioni, è costituita da soldi che Atac ha chiesto alle banche man mano che i governi centrali tagliavano le risorse per il Trasporto pubblico locale agli enti preposti all’erogazione (Regioni, Provincie e Comuni) o che sono dovuti dagli enti stessi. I restanti quattrocento milioni circa, sono frutto della grande abbuffata di Parentopoli di cui tutti conosciamo le vicende, la più clamorosa delle quali si riferisce all’assunzione di 854 impiegati quando mancavano quasi 1000 autisti in pianta organica.

Anche se mi limitassi a non dire altro, voi che leggete capireste al volo che la situazione attuale non può essere imputata a chi ci lavora, in Atac, ma soltanto a chi la gestisce. Eppure, l’immaginario collettivo riferito al mondo del trasporto pubblico romano ha introiettato la figura del lavoratore fannullone e profittatore; il tipo che ferma l’autobus per andare a fare un prelievo al bancomat o per comprarsi un pezzo di pizza, quello che parla al cellulare o si scaccola il naso mentre guida, colui che tratta male i passeggeri, quello che si da malato ad ogni piè sospinto e…. Ripeto: anche se non esponessi altri dati, non dessi altre informazioni e prendessimo per buona la propaganda di Marino e i suoi uomini, potremmo veramente credere che sono i lavoratori ad aver fatto accumulare un miliardo e settecento milioni di debito all’Atac?

Ma c’è di più, purtroppo. I politici e i tecnocrati affermano che i lavoratori, con il loro comportamento da scansafatiche, minano anche il servizio inficiandone la regolarità e l’efficienza. In realtà, la qualità molto ma molto scadente del servizio di trasporto pubblico offerto a Roma dipende anch’essa dalle scelte di chi comanda, sia in Atac sia in Campidoglio. Vado a spiegarmi. Da ormai un quindicennio, tutti gli amministratori delegati che si sono succeduti non hanno rimpiazzato tutti gli autisti, i macchinisti e i meccanici che andavano in pensione trasformando una parte delle relative ore di lavoro in straordinari e rinunciando alla restante parte. Anno dopo anno, le ore di lavoro straordinario sono perciò aumentate fino a coprire ormai il 30% del servizio. Ora, come voi ben capite, il termine straordinario non ammette dubbi e, infatti, nelle aziende che producono beni viene utilizzato solo ogni qual volta la domanda aumenta temporaneamente, e in quelle che producono servizi solo ogni qual volta si presentano eventi inusuali, come per esempio l’Anno santo che comincerà fra qualche mese. Di conseguenza, lo straordinario non è obbligatorio semplicemente perché non serve che tutti lo facciano bensì basta che alcuni si offrano quando diviene necessario. In Atac, invece, s’è dilatata a dismisura la parte straordinaria del servizio approfittando dello stato di bisogno creato assumendo con paghe più basse. Ciò nonostante, anche se spinti a farli per recuperare salario, i lavoratori non riescono a coprire gli straordinari tutti i giorni, così il suddetto 30% di servizio non arriva mai a essere effettivamente 30%. E’ pacifico che in questo modo non si effettuano ogni giorno all’incirca il 10% di chilometri che andrebbero percorsi perché in realtà non sono opzionali come si vuole far credere. In questo quadro, i macchinisti hanno smesso di farli, gli straordinari, perché sono ormai troppi e vogliono le corrispondenti assunzioni!

C’è poi il problema dei guasti. Atac dispone di un parco autobus di poco superiore alle 2000 unità, 500 delle quali si fermano ogni giorno per strada a causa di qualche problema meccanico e\o elettronico. Anche questi sono evidentemente chilometri non effettuati; per la precisione quasi il 15% del totale. In questo quadro, i macchinisti si rifiutano di fare servizio con un certo numero di treni che si pretende di far circolare anche senza la dovuta manutenzione, con tutti i potenziali rischi che possiamo immaginare! Infine, dovete sapere che dal 2000, quando il comune ha cominciato a pagare il servizio un tot al chilometro e non più secondo necessità, è invalsa l’insana abitudine di riempire le tabelle di marcia degli autobus di chilometri impossibili da fare, che vengono pagati lo stesso dal comune in quanto persi per traffico. Il valore di questo abuso è difficile da quantificare perché il traffico brucia certamente una parte del servizio programmato, ma non è azzardato quantificarlo in circa il 5%. Sommando, otteniamo che ogni giorno Atac non effettua circa il 30% del servizio promesso poiché si rifiuta di assumere gli autisti e macchinisti necessari, non fa manutenzione agli autobus e ai treni perché le aziende fornitrici dei ricambi non consegnano in attesa degli arretrati e non effettua chilometri che sa di aver solamente scritto sulla carta ma, peraltro, si fa pagare.

Sperando di non avervi annoiato, ricapitolo il ragionamento affermando che il mastodontico debito di Atac e il pessimo servizio da essa offerto hanno per responsabili tutti i politici e gli amministratori delegati che si sono succeduti nell’ultimo quindicennio: i primi perché, da un lato, non hanno preteso i giusti finanziamenti dal governo innescando il circolo vizioso dei prestiti bancari e perché, dall’altro, hanno inzeppato in Atac centinaia di persone inutili per di più appaltando lavorazioni a costi esorbitanti; i secondi perché hanno spremuto sempre di più i lavoratori sapendo benissimo che, nelle condizioni sopra descritte, non sarebbe servito né a diminuire il debito né a recuperare tutto il servizio perso a causa degli straordinari scoperti, dei guasti e dei chilometri falsi. In conclusione, pongo altre due domande a chi ha avuto la pazienza di seguirmi fino ad ora: c’è o no da sospettare che Marino e i suoi vertici aziendali, nel solco di chi li ha preceduti, non abbiano mosso un dito per pretendere i finanziamenti adeguati dal governo, e abbiano criminalizzato noi lavoratori per farci lavorare di più e guadagnare di meno, allo scopo di rendere prima o poi Atac comprabile dai privati? E se si, poiché ci sono già i privati della Roma tpl a gestire 65 linee da quindici anni, risulta a qualcuno che il servizio da loro offerto sia migliore e più a buon mercato?

*Segretario del Circolo Atac del Prc e membro del Direttivo regionale della Filt\Cgil per l’area di minoranza Il sindacato è un’altra cosa.

CC i lavoratori dell'ATAC, mentre i cori sono per Alemanno e parentopoli

by Eugenio su www.flickr.com https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/

26/07/2015 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
Credits: CC i lavoratori dell'ATAC, mentre i cori sono per Alemanno e parentopoli by Eugenio su www.flickr.com

Condividi

Tags:

L'Autore

Leone Lazzara

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

APPUNTAMENTI

Newsletter

Iscrivi alla nostra newsletter per essere sempre aggiornato sulle notizie.

Contattaci: