Svolta classista nella scuola sottomessa al capitale

Il capitalismo in crisi nel XXI secolo abbandona il pensiero liberaldemocratico, che aveva costituito l’ideologia prevalente nei paesi capitalistici più avanzati, per volgersi verso una ideologia elitaria in cui la vita di ciascuno è tenuta sempre più sotto controllo.


Svolta classista nella scuola sottomessa al capitale

Nella mediocrità conformista dei nostri giornali, risalta un ottimo articolo di fondo sul “Corriere della Sera” del 4 maggio 2021 dal titolo Scuola: la nuova maturità con il curriculum sarà un po’ classista di Ernesto Galli della Loggia, stimato politologo e storico, di buon livello, ma da sempre considerato un conservatore, anzi, per l’esattezza, un liberale vicino alla destra economica.

Nonostante la distanza ideologica con l’autore, questo articolo, che critica radicalmente l’introduzione del curriculum vitae dello studente come elemento di valutazione del diploma di maturità, si può profondamente condividere quasi in toto dal punto di vista culturale e della visione del mondo.

Pur concernendo un tema particolare, che può apparire minore, lo scrittore tratta in realtà una questione centrale e rappresentativa della visione della nostra società e del futuro che si prospetta. Insomma, ci si deve interrogare, come mai, leggendo l’articolo, ci si trovi sulla stessa lunghezza d’onda di un editorialista fondamentalmente di orientamento di destra.

È plausibile che l’ideologia egemone nella nostra società si sia completamente plasmata sugli interessi del sistema capitalistico, al punto tale che persino un pensatore qualche decennio fa considerato reazionario, pur moderato, oggi, senza che questi abbia mutato il proprio pensiero politico, sia stato ampiamente scavalcato a destra dall’ideologia dominante della nostra società e pertanto possa produrre un’analisi critica utile e condivisibile.

Certo oggi di fronte all’emergenza dell’ennesimo massacro del popolo palestinese da parte dello Stato israeliano, alla vergognosa equidistanza (nel migliore dei casi) dei media, alla nauseante manifestazione pro-Israele con la presenza dei rappresentanti più o meno di tutti i nostri partiti, la questione del curriculum dei maturandi a prima vista può apparire secondaria. Eppure ciò è ben più che un esemplare episodio secondario, in quanto incide sui nostri giovani e quindi riguarda il controllo sociale di ciascuno, la libertà, la visione classista, e, in una parola, il nostro futuro. Si vuol costruire infatti un’ideologia di una barbarie senza precedenti perseguendo il massimo grado di individualismo competitivo (il curriculum personale anziché il sapere e il saper ragionare), il conformismo di vita (si valuta anche l’attività extrascolastica), l’adesione senza alternative al modello imposto dagli interessi del mercato capitalistico, l’inibizione dello sviluppo della personalità, al cui posto si costruisce l’uomo totalmente asservito agli interessi del profitto, e non ultimo l’irrigidimento, o l’accentuazione, delle differenze di classe (il curriculum extrascolastico nel giovane è ovviamente legato alle disponibilità economiche della famiglia). La scuola diventa un’“azienda”, così come è avvenuto per gli ospedali, le Asl, la cui conseguenza è stata tragicamente messa in luce dallo scoppio della pandemia del Covid-19. Allo stesso tempo si sta pensando di abolire i titoli legali di studio, di fatto privatizzando così l’intero processo di istruzione e formazione per finalizzarli unicamente all’immediato bisogno degli imprenditori.

Quindi, invece di supportare le opportunità di ciascuno come dovrebbe essere in uno Stato democratico, si introduce nei fatti una vera selezione di classe nel percorso dell’istruzione e della formazione dello studente! Ci si chiede a questo punto se i ragazzi di Scampia o di Tor Bella Monaca potranno davvero avere le stesse opportunità rispetto a quelle dei “quartieri bene”, che trascorreranno l’estate a Cambridge, parteciperanno a corsi di informatica e robotica, di vela e viaggi in città d’arte, per poi laurearsi alla Bocconi o alla Luiss, se non a Harvard o a Oxford. Poi non ci si lamenti se chi nasce nei sopracitati quartieri periferici sceglierà la migliore opportunità, tra quelle oggettivamente possibili, ovvero lo spaccio della droga, la prostituzione, il furto o le rapine: davvero, potrebbe essere per loro la strada più pragmatica.

Ci si deve perciò augurare che almeno i giovani e gli studenti diano vita a una ribellione di massa, se non altro contro l’invadenza del sistema nella vita privata (il curriculum extrascolastico), ma anche contro il conformismo imposto, la limitazione della libertà, l’irrigidimento della società classista e il blocco della mobilità sociale (che pur non costituendo la prospettiva dei comunisti, è un’istanza ideologica progressista del pensiero politico socialdemocratico) e contro una cultura dominante di sottomissione di una intera generazione imposta attraverso provvedimenti legislativi e tramite i media a la pubblicità.

Quindi, il paradosso di questa analisi critica su questioni non certo marginali da parte di uno storico liberale quale Ernesto Galli della Loggia, evidenzia la spaventosa piega reazionaria che sta assumendo la nostra società capitalistica nell’ultimo decennio. Qui infatti non ci si propone di lodare un autore che ha sempre combattuto il pensiero comunista e favorito l’ideologia neoliberista (e che quindi ha contribuito proprio a quello strapotere del capitale che ora stigmatizza, come se le conseguenze del potere capitalistico non fossero immaginabili), ma si vuole far riflettere sulla deriva ideologica della attuale fase che pone, come non mai, il profitto al centro assoluto della prassi sociale. Al punto che persino il pensiero liberale, che generalmente ha accompagnato l’ideologia del mercato capitalista per tutto il ’900, sta diventando inadeguato in questa nuova fase.

Si può ipotizzare che la ragione principale dell’involuzione del pensiero politico borghese sia legata alla scomparsa della controparte comunista dall’orizzonte mondiale, politico e culturale, con la quale il capitalismo doveva confrontarsi, costringendo quest’ultimo a prospettare una ideologia all’altezza dell’avversario, quella democratica, appunto; un’altra plausibile spiegazione di ciò è in rapporto alla sempre maggiore difficoltà del capitalismo a generare profitti, avverandosi la marxiana caduta tendenziale del saggio di profitto, in un mondo sempre più competitivo, in cui la fetta di torta da dividersi non può più crescere, anche per il drammatico approssimarsi dei limiti nel sistema ecologico.

Questa situazione dovrebbe consentire una presa di coscienza sulla necessità di opporsi al capitalismo e alla sua ideologia, ormai chiaramente fallimentari su scala universale, negli interessi materiali e spirituali degli uomini e delle donne del pianeta Terra.

21/05/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Paolo Massucci

Collettivo di formazione marxista Stefano Garroni

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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