Unioni civili in Italia. È legge, ma monca

Le adozioni in Italia sono un tabù che non supera la soglia dell’establishment ecclesiastico.


Unioni civili in Italia. È legge, ma monca

Stralciato l’art. 5 del dl Cirinnà. Le adozioni in Italia sono un tabù che non supera la soglia dell’establishment ecclesiastico. Diverbio alla Camera, durante l’approvazione della legge, fra Bonafede dei 5stelle e la Cirinnà. La legge elimina l’obbligo di fedeltà, ma prevede l’assistenza morale e materiale e la coabitazione. Un legge poco evoluta e confusa che limita i diritti civili e impone dei doveri, diversifica le relazioni e non garantisce i diritti e l’uguaglianza.

di Alba Vastano

Ci siamo. L’Italia, collocandosi al ventisettesimo posto in Europa per quanto riguarda il riconoscimento delle Unioni civili, si è conformata agli altri Paesi che già usufruiscono del provvedimento. Adeguata…o quasi.

La legge approvata l’11 maggio dalla Camera risulta monca, rispetto all’iniziale disegno di legge Cirinnà che contemplava anche la tanto contestata stepchild adoption. Le adozioni nel nostro Paese sono evidentemente un tabù che non riesce a superare la soglia dei preconcetti, tanto meno gli out out e le ipocrisie dell’establishment ecclesiastico. Prova ne sono stati i Family day, le meschine manifestazioni di piazza del popolo cattolico, che hanno demonizzato il concetto di adozione esteso anche alle coppie gay.

Ce l’hanno fatta però le Unioni ad essere definite “civili”, a superare lo step delle controversie in Parlamento. La Camera le ha approvate in via definitiva. Su 522 deputati presenti 372 favorevoli al dl, 51 contrari e 99 astenuti. Lega, Fi e Fdl contrari. M5s astensione totale. “Una legge che non ci è stato permesso di migliorare” dicono i pentastellati. Ai grillini risulta inaccettabile anche l’introduzione degli alimenti per le coppie di fatto. “La norma sui conviventi avrebbe dovuto riconoscere solo i diritti e non stabilire anche dei doveri, come quello al mantenimento. Viene così precompilato, di fatto, il contratto che i conviventi possono comunque decidere di sottoscrivere sulle materie economiche” contesta Alfonso Bonafede, capolista in Toscana, parlamentare alla Camera dei Deputati per il Movimento 5 Stelle. Sottolineando anche che “La norma sui conviventi avrebbe dovuto riconoscere solo i diritti e non stabilire anche dei doveri. Perché non dovrebbe esser possibile andare a convivere senza vincolarsi economicamente?”.

Dichiarazioni che hanno irritato la titolare del dl che ritiene meschino quanto affermato dal deputato grillino. “Mi sembra un principio di assoluta civiltà - afferma la Cirinnà - il fatto che se due si lasciano dopo tanti anni di convivenza, anni in cui si sono divisi i compiti come in tutte la famiglie, questi abbiano sviluppato un vincolo alla mutua assistenza”. Battibecchi e tiri mancini fra parlamentari, mentre Renzi esulta invitando tutti a festeggiare per il risultato raggiunto, sul cinguettio della ministra Boschi “Una bellissima giornata per tutti gli Italiani”.

Sì, un passo avanti si è fatto, ma a leggere il testo e interpretarlo è come risolvere un rompicapo. Una legge confusa e pasticciata che regola in modo minimalista i diritti per le coppie di fatto e mozza la chance delle coppie omosessuali per essere equiparate nei diritti alle unioni etero, soprattutto nella questione delle adozioni da cui sono emarginati. Una legge articolata e diversificata a secondo dei casi che limita qua, estende là, toglie diritti più che concederli, ampliando i doveri. In realtà si è fatto il possibile per creare un netto divario fra il contratto matrimoniale classico e l’unione civile, e fra l’unione etero e le coppie omosessuali, contravvenendo in toto al principio di uguaglianza che accomuna nei diritti ogni persona, a prescindere dalle diversità e dalle scelte personali.

Ma cosa cambia in realtà con la legge approvata l’11 maggio in Parlamento? Quali le modifiche giuridiche del maxi-emendamento che regolerà i rapporti fra le unione gay e quelle etero? Quali i diritti civili che ne conseguiranno. La “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”, così il titolo del dl, approva l’unione civile fra coppie omosessuali denominandola “specifica formazione sociale” e pone le norme per la convivenza di fatto, anche per le coppie etero.

Stralciato definitivamente l’articolo 5 della legge che, per le coppie gay, si riferiva alla possibile adozione del figlio del partner. Eliminato l’obbligo di fedeltà, come nel matrimonio. E qui un inciso è obbligo a rimarcare come la fedeltà sia sicuramente un’utopia nelle coppie legalmente sposate. Perché quindi porre la differenza sull’applicazione di un concetto che è quanto mai inappropriato definire e diversificare e oltretutto mendace, menzognero e obsoleto. Nel testo di legge resta però un caposaldo: l’obbligo di assistenza morale e materiale e la coabitazione.

L’unione civile delle specifiche formazioni sociali con la nuova legge ha un istituto giuridico di diritto pubblico. Deve essere convalidata da un ufficiale di Stato, alla presenza di due testimoni e registrata nell’archivio di stato civile. Ovvio che i due partner debbano essere maggiorenni. Gli impedimenti alla formalizzazione dell’atto sono quattro: la riconosciuta infermità mentale di uno dei due componenti la formazione, rapporti di parentela, la condanna per omicidio, anche tentato, di un partner precedente, un vincolo matrimoniale non risolto.

Nelle convivenze di fatto, denominazione giuridica che si riferisce anche alle coppie etero, la nuova legge prevede: l’assistenza ospedaliera, penitenziaria e gli alimenti al partner più debole economicamente, il diritto di abitare nella casa di proprietà di uno dei due per due anni o cinque anni in base agli anni di convivenza, il subentro nel contratto di affitto.

La legge sulle Unioni civili, appena nata dopo innumerevoli controversie e dibattiti in Parlamento, rappresenta sicuramente un traguardo importante nella questione dei diritti civili, in un Paese che l’aspettava da decenni, ma non è sicuramente evoluta, né garantista ed egualitaria per tutti i cittadini. Pone un out al matrimonio e all’adozione per le coppie gay. Il legislatore ha sicuramente voluto rimarcare le differenze fra le convivenze di fatto e il matrimonio che rimarrà un’istituzione per la famiglia tradizionale alla Gandolfini, portavoce e leader del Family day 2016.

La legge, così com’è formulata, attenua il valore delle convivenze relegandole in una relazione di carattere marginale e facilmente risolutoria. Evidenzia anche la diversità delle formazioni sociali specifiche costrette in un ruolo secondario al principio di genitorialità, che le depriva del diritto di educare e amare un bambino. Con il principio di eguaglianza dei diritti umani quindi non ci siamo ancora in Italia. Renzi che invita a festeggiare per il successo della sua legge monca, oltre ad avere gli occhi bendati sui diritti sociali azzerati, mostra di essere anche fortemente miope su quelli civili e umani.

 

Riferimenti:

Unioni Civili: cosa dice la legge Cirinnà? Testo completo e novità

Unioni civili, la legge spiegata in 20 punti - l'Espresso

Unioni civili, perché ai 5 Stelle non piacciono gli alimenti per - l'Espresso

20/05/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Alba Vastano

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