“Su la testa, gente. Riprendetevi la vita”

Dall’assemblea nazionale di Potere al Popolo nasce ufficialmente la candidatura alle elezioni politiche 2018.


“Su la testa, gente. Riprendetevi la vita” Credits: poterealpopolo.org

Roma, 17 dicembre. Ѐ un giorno importante per il Popolo, per quella parte del popolo che ritiene che questa volta è diverso, sarà diverso. Siamo all’Ambra Jovinelli, teatro storico della Capitale (primi anni del Novecento), per l’assemblea nazionale di Potere al Popolo e siamo in tanti, oltre mille. Si arriva alla spicciolata e l’aria che tira è frizzante, positiva. Aleggia il buonumore allo Jovinelli e una palese voglia di cambiamento. Ecco questo si respira. Sintomi di un desiderio di cambiamento forte, impegnativo, che sta trasformando il sogno napoletano, in realtà nazionale. Questa volta il cambiamento potrebbe davvero realizzarsi.

Ora sta ai militanti dei Movimenti, delle Associazioni, dei Partiti che hanno aderito alla sfida, ma anche alle singole persone fuori dal circuito della politica da anni, dare fiducia ai folli promotori, abbattendo le remore che vengono da chi vuole sminuire questo progetto, dagli eterni indecisi, dai troppo prudenti, da chi, inconsapevolmente, opta per una certa fittizia sinistra.

Ѐ necessario demolire preconcetti sulle opinioni populiste che viaggiano sui network. “Gli organizzatori sono giovani e inesperti e chi li conosce” e su radicamenti ideologici sulla scelta del simbolo che non piace perché c’è la mitica stellina rossa (ndr, è il simbolo dal 1917 del comunismo, rappresenta simbolicamente le cinque dita della mano del lavoratore e dei cinque continenti, quindi è anche il simbolo dell’internazionalismo al grido “proletari di tutto il mondo unitevi”) e non c’è falce e martello. Infine, è o sarà davvero un simbolo a fare la differenza?

Ѐ necessario argomentare vis à vis sul percorso e sulle finalità del programma, creando incontri sui territori, parlando alla gente, casa per casa, via per via. Perché questa realtà genuina e appassionata a favore di una società diversa che è emersa allo Jovinelli è davvero una novità bella, buona, da accogliere e non va dispersa. Non si può e non si devono voltare le spalle a chi ci tende la mano per tirarci fuori dal baratro sociale e affidarsi ancora all’indifferenza di chi da anni, incollato ai seggi del potere, non fa altro che stritolare le nostre vite.

Soprattutto non ci si può astenere, per principio, pensando che nessuno ci rappresenti. Ora chi ci rappresenta esiste ed è una realtà da caldeggiare. Ci dobbiamo provare, accettando la sfida. Non penso di essere stata la sola, in quel teatro d’epoca, a vivere tre ore di assoluto incantamento, come non mi accadeva da tanto partecipando ad assemblee politiche, ove perlopiù mi annoio nel seguire enunciati tecnici, teorici e retorici, senza che scatti mai la scintilla per agire. Ogni intervento è stato un tornado di passione, di convinzioni che suonavano giuste, che suonavano vere.

Non un attimo di perplessità sulle opinioni di chi è intervenuto e si è espresso per il progetto Potere al Popolo o per denunciare corruzione e malefatte dei governi. Un grido unanime “Palestina libera” a favore di questa Terra massacrata e di Gerusalemme espropriata e snaturalizzata dalla sua identità storica…parte da Bassam Saleh che apre l’assemblea. Ogni intervento è carico di senso umano e sociale, impossibile non approvare.

Da quell’assemblea nasce ufficialmente la candidatura di Potere al Popolo, il definitivo nome della lista, alle elezioni politiche 2018. Coraggio o follia? Ci sono entrambi e sono entrambi necessari. La linea della prudenza e della rassegnazione, dettata dalla paura del cambiamento, dell’adeguarsi alla linea del più politicamente gettonato solo perché cavalca sempre l’onda dei mainstream, perché “tanto le cose non cambiano”, perché “tanto sono quelli che comunque dettano le leggi essendo la maggioranza, nulla cambierà”, perché “tanto senza euro e Europa dei Trattati ci impoveriremmo ancora di più”, perché “tanto lavoro non ce n’è”, va interrotta.

Bisogna andare controcorrente, e per farlo occorre un po’ di sensata follia, quella che questi giovani con l’animo guevarista e grinta da vendere nell’argomentare, ma anche competenze e determinazione nel tracciare il pur spinoso difficile percorso che si va ad intraprendere, fra boicottaggi, avversità e simbolici, ma radicati, fili spinati nella “testa dei più”, ci propongono. Certo è che qui non ci si batte per avere un posto al sole nei palazzi dei poteri. Ci si batte per costruire una società diversa, in cui la democrazia sia diretta e la sovranità venga restituita al Popolo.

Il manifesto di “Potere al Popolo”

Chi sono i promotori di questo nuovo soggetto politico, chi i simpatizzanti e i possibili elettori? I promotori sono i giovani del collettivo Je so pazzo, che per anni a Napoli nella sede dell’ex Opg, supportati dalla giunta comunale, hanno svolto un servizio di mutualismo aperto a tutti, rivolto ovviamente alle fasce più deboli della città.

Simpatizzanti e possibili elettori sono lo stesso popolo, quelle persone che non trovano un lavoro degno e necessario alla sussistenza. E se lo trovano vengono sfruttati, umiliati, controllati a distanza, precarizzati senza via d’uscita, retribuiti con bonus che permettono al limite una colazione o una pizza con gli amici, ma non la sussistenza e l’autonomia. Moltissimi fra questi sono giovani, la nostra gioventù, costretta spesso ad andarsene da questo Paese, a rinunciare a lottare per i loro diritti. E sono le donne offese, violentate nella dignità di genere da una società ancora sessista e discriminante.

Sono i pendolari che vivono metà della giornata on the road per raggiungere il posto di lavoro, in attesa di mezzi pubblici che non rispettano orari, fra corse soppresse, macchine malandate e autisti stanchi e anch’essi sfruttati e sviliti. Persone che non hanno più una vita privata, un po’ di tempo libero per vivere una vita fatta anche di relazioni affettive e sociali. Che tornano a casa con il buio, si alzano con il buio, bestemmiano il governo e qualcos’altro, ma non hanno l’energia, né gli strumenti, né il tempo per capire da che parte devono stare per tentare di cambiarla la propria vita, per riprendersela.

Sono i nostri anziani, i nostri vecchi che vivono l’età più critica dell’esistenza, quando il coraggio di lottare spesso viene meno e la pensione è anche la minima; 400 euro per curarsi, per sopravvivere e si è costretti a scegliere fra un piatto caldo o un farmaco. Sono le persone malate che non possono curarsi quando è necessario, se non pagando onorari salatissimi al barone di turno nella sua struttura privata, perché la sanità pubblica, per una ecografia o una visita specialistica, prenota con l’attesa di almeno un anno. Nel frattempo si muore perché non ci si può curare a pagamento.

Sono gli studenti della scuola pubblica smantellata in tutto, nell’edilizia, nei programmi, nella continuità d’insegnamento e apprendimento che inevitabilmente viene meno, a causa dell’alternanza scuola lavoro che vorrebbe abituarli e indurli al lavoro gratis e alla schiavitù permanente. Bypassando quello che è il principio base della scuola pubblica; il diritto all’istruzione. Sono i senza tetto, perché le case (apparentemente?) non ci sono, perché dietro le assegnazioni o le disperate occupazioni ci sono le mafie e gli inquietanti militanti di Casapound che manovrano per scatenare la guerra fra poveri, alfine di ottenere consensi dai disperati.

Sono quei migranti vittime sacrificali dell’ignoranza e della xenofobia dilagante. Loro, il capro espiatorio di tutto il marcio sociale che ha generato il neoliberismo. Gli stessi sfruttati, oppressi, esodati, repressi da questa macelleria sociale, canalizzano la loro rabbia contro i migranti che hanno la sola colpa di esser a loro volta, nel loro Paese d’origine, violati in tutti i diritti umani. Sfidano la morte in mare, sperando in una vita migliore, ma qui trovano il nemico sotto le spoglie dell’indifferenza e dell’odio xenofobo.

Bisogna cambiare il bersaglio da colpire. Bisogna aprire il conflitto sociale canalizzandolo contro quei politici che non ci rappresentano, che i diritti ce li hanno tolti e hanno massacrato il welfare, riducendo al lumicino tutti i servizi sociali. Che hanno massacrato l’economia nazionale assoggettandosi ai diktat dei Trattati europei, nel piegarsi alla modifica dell’art.81 della Costituzione

Dall’assemblea nazionale

Travolgenti, assolutamente travolgenti la maggioranza degli interventi. La giovane e squillante voce di apertura di una “folle” di Je so pazzo” apre e scatena una standing ovation. “Noi siamo la parte migliore del Paese, non solo quelli che stanno qua dentro, ma il Popolo che noi rappresentiamo. Dobbiamo continuare con le assemblee territoriali che sono la nostra forza perché siamo operativi in tante città e lasciamo libere le persone di partecipare e di parlare. Si è parlato delle candidature, di come andare avanti. Ѐ la cosa più semplice, non abbiamo bisogno di metterci d’accordo, saranno le assemblee territoriali a decidere. Per noi la cosa più importante è che ci sia la discontinuità che non significa necessariamente persone giovani, perché ci sono giovani che ragionano da vecchi e non più giovani che hanno una forte carica rivoluzionaria. Vogliamo che siano le donne, perché noi le lotte le facciamo, sui territori ci siamo. Deve diventare una realtà visibile il fatto che le donne ci sono, che i giovani ci sono, che non sono rassegnati. Dobbiamo raccogliere le firme, non sarà facile, ma è quello che noi facciamo tutti i giorni ... stare in mezzo alla strada, stare in mezzo alla gente. Quello che dobbiamo dire alla gente è tanto facile, è talmente giusto che non abbiamo il problema di spiegarlo, perché la gente lo sa già. Vogliamo lavorare senza essere sfruttati, vogliamo non essere discriminati. Io credo che questa fase sia la parte più entusiasmante, più bella…”. Una compagna pasionaria che ci rappresenta pienamente e ci trasmette la forza e l’entusiasmo di proseguirla con convinzione questa sfida che abbiamo accettato.

Forse il brivido di commozione e condivisione più intenso arriva da Haidi Giuliani, madre di Carlo. Qui le lacrime sono inarrestabili e scrosciano applausi infiniti. Doppia standing ovation per Haidi. Tutti in piedi. “Su la testa donne, - dice Heidi - riprendetevi la vita. Su la testa gente”.

#Potere al Popolo

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23/12/2017 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.
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