Film discreti del 2020

Proseguendo nelle consuete classifiche dei film del 2020, affrontiamo le pellicole che meritano di essere viste. Al solito i link rinviano alle recensioni dei film già recensiti in questo giornale.


Film discreti del 2020

Jojo Rabbit di Taika Waititi, Nuova Zelanda 2019, voto: 6+; buon film per bambini, divertente e istruttivo. Non male anche per adulti, in particolare per la significativa descrizione della controversa psicologia di un bambino, pesantemente plagiata e deformata dall’ideologia dominante, ma al contempo ingenua e pronta a scoprire e apprendere da concezioni più ampie del mondo. Il film scade nel rovescismo finendo per spacciare come quasi eroi i nazisti nell’ultima disperata lotta contro la “mostruosa” Armata rossa.

Che fare quando il mondo è in fiamme di Roberto Minervini, documentario Italia, Francia, Usa 2019, voto: 6+; documentario postmoderno sulle tragiche condizioni di vita degli afroamericani e sulla loro volontà di lotta e riscatto non solo a livello individuale, ma anche collettivo. D’altra parte il naturalismo non consente di andare a fondo sui problemi affrontati. 

Roubaix, une lumière di Arnaud Desplechin, drammatico, Francia 2019, voto: 6+; un film che aspirerebbe a denunciare realisticamente la società capitalista in crisi, che spinge a compiere terribili delitti per i più futili motivi, a causa della povertà, dell’individualismo e della perdita della coscienza di classe. Dinanzi a un proletariato sempre più ridotto a plebe, il film finisce, in modo del tutto inverosimile, di fare degli apparati repressivi dello Stato le forze che consentano di salvare la civiltà. In tal modo il socialdemocratico si rivela questurino.

Richard Jewell di Clint Eastwood, biografico, Usa 2019, voto: 6+; film ben fatto dal punto di vista formale, ma pessimo dal punto di vista del contenuto. Il tipico ignorante di estrema destra diviene l’eroe del film che si batte, da destra, contro il sistema statunitense. Tanto che le posizioni dell’eroe non sono lontane dal reale attentatore, che afferma di aver di mira “il socialismo globale”. Anche se questo aspetto è omesso tanto dal regista quanto da quasi tutta la critica. D’altra parte l’esigenza del sistema di sbattere subito il mostro in prima pagina, dà la possibilità, come di consueto, al reale stragista, di compiere indisturbato altri quattro attentati.

Queen & Slim di Melina Matsoukas, drammatico, Usa 2019, voto 6+; valido film di denuncia del profondo razzismo degli apparati repressivi statunitensi che tendono a considerare un afroamericano come un potenziale pericolo sociale e, quindi, nel dubbio sparano. Così il solito banale fermo di un’automobile con due afroamericani si risolve, a causa dei pregiudizi, in una tragedia. D’altra parte, al contrario di quanto succede normalmente, nel conflitto a fuoco finisce male il poliziotto e i due iniziano una fuga in auto alla ricerca di un aereo che li porti a Cuba. Interessante la grande solidarietà che incontrano nella maggior parte degli afroamericani. D’altra parte proprio nel momento in cui, uscendo dalla logica della vendetta individuale, si passa alla protesta collettiva, subito si scade nell’avventurismo. Questo è certamente l’aspetto negativo del film. 

The Social Dilemma di Jeff Orlowski, documentario, Usa 2020, voto 6+; documentario didattico di denuncia del nuovo oppio del popolo: i social media. Purtroppo a denunciarlo sono gli stessi esperti del settore, che riescono sola a intuire che il problema non è la tecnologica, ma il suo uso capitalistico.

Effetto domino di Alessandro Rossetto, Italia 2019, voto 6+; film che vorrebbe essere realista e mostrare la ferrea spietatezza del modo di produzione capitalistico, in cui i pesci grandi finiscono, necessariamente, per divorare i pesci piccoli.

L’anno che verrà di Mehdi Idir e Grand Corps Malade, commedia, drammatico, Francia 2019, voto: 6+; ennesimo film significativo francese che, con piglio realista, si interroga sulle problematiche della banlieue francese a partire dal contesto scolastico. Il film mira un po’ troppo a rispecchiare fedelmente un contesto così problematico, finendo con il rimanere un po’ alla superficie delle problematiche affrontate.

Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli, documentario, Italia 2020, voto: 6+; per quanto possa apparire un documentario senza pretese, narrato in prima persona da un giocatore noto per il livello culturale particolarmente basso, il documentario risulta riuscito. Riesce ad appassionare anche il non tifoso, ma lascia davvero poco su cui riflettere.

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione di Domenico Ciolfi, drammatico, Italia 2020, voto: 6+; il titolo è decisamente fuorviante. Dal film emerge come il sistema abbia deciso di far fuori un campione scomodo, anticonformista e di sinistra, che, per la sua ingenua purezza non riesce più a riprendersi dalle vergognose menzogne che lo avevano ingiustamente costretto a fare da capro espiatorio di un sistema del doping molto più esteso. Le vicende, peraltro oscure, della sua morte, sono in ultima istanza una conseguenza del vile attacco che ha subito e da cui Pantani non si è più ripreso, finendo per precipitare nell’abisso della droga e della prostituzione. Purtroppo il film riconduce l’orchestrata caduta del mito del pirata alla sola questione, pur importante, delle scommesse gestite dalla camorra e finisce per concentrarsi sulle circostanze piuttosto oscure della morte, senza indagare a fondo i motivi politico-ideologici che avevano portato Pantani, all’apice della sua carriera, a essere ingiustamente accusato di doping.

Judy di Rupert Goold, Gran Bretagna 2019, voto: 6+; il film fa emergere degli aspetti inaspettati della società capitalistica, ovvero come tenda a sfruttare senza pietà, dalla più tenera alla più veneranda età, persino le stelle dell’industria culturale, che sono considerate a tutti gli effetti come delle merci, per quanto di lusso.

Apocalypse Now Final Cut di Francis Ford Coppola, Usa 1979, voto: 6+; come spesso accade i final cut non aggiungono niente di sostanziale a quanto già si era visto. Apocalypse Now è interessante in quanto mostra quanto l’intellighenzia di sinistra fosse egemonizzata dalla destra, tanto da riconoscersi in questo film dal contenuto reazionario. Un film che porta a immedesimarsi in un pluriomicida agente della Cia e a idealizzare il militare che porta avanti la guerra più efferata, al punto da divenire un problema per lo stesso imperialismo. Peraltro non c’è nessun riconoscimento per il nemico, rappresentato come un barbaro selvaggio privo di ideali. Restano diverse trovate formali, dal montaggio alle inquadrature notevoli, ma al contempo particolarmente insidiose, in quanto accrescono il fascino di questa apologia del cuore di tenebra.

Paradise Hills di Alice Waddington, fantasy, fantascienza, thriller, Usa 2019, voto: 6+; film pieno di spunti significativi e di promesse di sviscerare tematiche sostanziali. Tuttavia, nonostante le buone intenzioni, le soluzioni individuate sono inconsistenti credendo di poter superare le clausole di esclusione della società borghese, ovvero lo sfruttamento e la schiavitù domestica della donna, in modo individualistico.

Vulnerabili di Gilles Bourdos, drammatico, Francia e Belgio 2017, voto 6+; ben costruito film sulle crescenti difficoltà che l’individualismo dominante nella società capitalista provoca nei rapporti familiari e di coppia. Peccato che non emergano praticamente mai i motivi sociali ed economici di tali drammi familiari.

Se c'è un aldilà sono fottuto – Vita e cinema di Claudio Caligari di Simone Isola e Fausto Trombetta, voto: 6+; documentario ottimamente confezionato, sebben l’oggetto scelto abbia un interesse relativo. Si tratta di un film per cinefili e, tuttavia, riesce a superare questi suoi limiti, per l’interesse mostrato per il mondo dei subalterni. Peccato che lo sguardo resti naturalistico e non si individui nessuna reale via di uscita.

Picciridda con i piedi nella sabbia di Paolo Licata Drammatico, Italia 2019, voto 6+; film intenso costruito intorno a una tragedia sostanziale, la violenza sulle donne nella sua forma più insidiosa e diffusa, ovvero quella che ha luogo in ambito familiare. Il tutto all’interno di una comunità tradizionalista in cui la donna che denuncia una violenza rischia di essere fatta passare come una femmina di facili costumi. Il film ha il limite di presentare gli eventi come una tragedia al di fuori del contesto storico e sociale.

#Anne Frank. Vite parallele di Sabina Fedeli e Anna Migotto, docu-fiction, Italia 2019, voto: 6+; toccante documento sulla strage degli ebrei a opera dei nazi-fascisti. Il film oltre a coinvolgere positivamente lo spettatore in questi tragici eventi, lascia non poco su cui riflettere. Il principale limite del documentario è che il tentativo di attualizzare le tragiche vicende del passato fallisce, in quanto gli autori non hanno il coraggio di mettere in discussione l’attuale ideologia dominante.

L’amica geniale 2, di Saverio Costanzo con la collaborazione di Alice Rohrwacher, serie tv 2x8, Rai Italia 2020, voto: 6+; come già la prima serie, anche la seconda oscilla fra realismo e naturalismo. Significativa la denuncia dell’oppressione della donna. Valida anche la contrapposizione fra i rappresentanti delle classi sociali dominanti e i rappresentanti delle classi subalterne, anche se questi ultimi sono presentati con un certo paternalismo. Interessanti anche le due protagoniste, che rappresentano il tipico oscillare delle classi medie. Resta un po’ debole una delle protagoniste, che fa da narratrice, in quanto, anche se è l’unica che gode del privilegio di poter studiare, è generalmente succube degli altri personaggi che non hanno avuto questa opportunità. Le vicende, per quanto attraversate dal conflitto sociale, restano troppo estranee alla storia universale

Queen Sono, serie in 6 episodi – disponibile su Netflix – creata, scritta e diretta principalmente da Kagiso Lediga, Sud Africa 2020, voto: 6+; prima serie tv africana su Netflix, è un esemplare prodotto di quella parte minoritaria dell’industria culturale controllata dall’ala sinistra della borghesia. A dimostrazione che anche in Sud Africa intellettuali che pretendono di essere di sinistra, sono sulle questioni fondamentali egemonizzati dal pensiero unico imperante. La protagonista, rappresentante esemplare della giovane generazione, non avendo vissuto gli anni gloriosi della lotta rivoluzionaria contro l’apartheid, la ritiene un’utopia anacronistica e tende a naturalizzare lo sporco compromesso della “democrazia” borghese, per cui non segue il compagno nel suo avventurismo attivista, ma rimane – al contrario – a fare la punta di lancia dei servizi segreti deviati, che nascono proprio dal tragico compromesso di Mandela che, in nome della coesistenza pacifica, invece di sciogliere i servizi dell’apartheid vuole illudersi che sia possibile democratizzarli. In tale estremamente contraddittorio apparato, la protagonista intende giocare la sua personale partita, credendo di attualizzare la lotta contro le forze della de-emancipazione, senza sapere che priva com’è di teoria rivoluzionaria, non può che essere egemonizzata dalle forze nemiche.

Diavoli, serie tv sky in 10 episodi, Italia, Francia e Gran Bretagna, regia: Nick Hurran e Jan Maria Michelini, voto: 6+; la serie vorrebbe essere una denuncia del mondo della finanza e delle sue responsabilità nelle crisi sociali, a partire da quella patita dal popolo greco. Inoltre mostra, a ragione, che si tratta di un mondo dove conta unicamente il profitto e i colpi bassi per affermarsi sono la regola e non l’eccezione. La serie ha un buon ritmo, è intrigante e fino troppo convincente. In tal modo, non conoscendo l’effetto di straniamento, si finisce con l’immedesimarsi acriticamente nei lupi di borsa, scoprendo che hanno anche lati umani e, persino, autocritici. In tal modo si finisce, irrazionalmente, per sperare che vadano in porto i loro loschi intrighi. Tanto più che il protagonista incarna in pieno il presunto sogno americano, del povero immigrato, che si è riuscito a fare largo, superando i pregiudizi, grazie alle sue miopi e ultra individualiste piccole ambizioni e alla sua spietatezza.

The New Pope serie televisiva creata e diretta da Paolo Sorrentino per Sky, Usa e Italia 2019, voto: 6+; nonostante il cambio del titolo la serie è sostanzialmente il sequel di The Young Pope. Anche in questa nuova serie troviamo elementi significativi nella denuncia dei vertici e anche della base della chiesa cattolica e aspetti deteriori come il secentismo programmatico, il formalismo esasperato del regista, che in tal modo dilapida il suo talento e finisce con l’annoiare lo spettatore.

In viaggio verso un sogno – The peanut butter falcon di Tyler Nilson e Michael Schwartz, Usa 2019, voto 6+; edificante e godibile storia di un ragazzo down deciso ad abbandonare il centro in cui è stato recluso. Nella fuga, incrocia un altro umiliato e offeso. Fra i due si stabilisce un rapporto di reciproco riconoscimento che si cementa quando vengono raggiunti dall’assistente sociale. In tal modo si ricostruisce quella famiglia che al ragazzo down era mancata. Certo il tutto è poco realistico, ma vi è per lo meno lo sforzo di raccontare una storia che abbia un senso, conosca uno sviluppo e si concluda con un superamento, per quanto poco verosimile, della situazione di partenza.

Il buco di Galder Gaztelu-Urrutia, Spagna 2019, distribuito da Netflix, voto: 6+; film interessante sulla necessità della solidarietà sociale e contro l’individualismo che porta gli uomini a comportarsi come lupi verso i propri simili. Interessante la riflessione sulla necessità o meno di utilizzare una violenza seconda nei riguardi di chi non accetta il piano del dialogo. Peccato che non vi siano riferimenti ai conflitti sociali, né accenni all’importanza dello spirito di utopia.

Figli di Giuseppe Bonito, Italia 2020, voto: 6+; film godibile, per quanto sempre incentrato sulla sfera etica immediata della famiglia, indaga in maniera intelligente le problematiche delle giovani coppie delle classi subalterne, per le quali un secondo figlio rischia di divenire una tragedia.

12/02/2021 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte.

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L'Autore

Renato Caputo

La città futura

“Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.”

Antonio Gramsci

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